Non ero mai vissuto in un paese straniero, mai ero stato tanto distante da casa, mai tanto a lungo. Poco meno di 5 mesi in una delle grandi città della Francia, tanto bastava a farne una sorta di “spedizione personale” sulla Luna, con l’entusiasmo e la trepidazione che proprio un simile evento, mutatis mutandis comporta.

Partito col treno, il distacco “dalla patria natìa” si è fatto più lungo. Quando si varca per la prima volta il confine alpino italiano, tutto sembra cambiare inopinatamente e sono solo piccole cose che causano un improvviso scuotimento: le auto diventano tutte di marca francese, le targhe gialle, le case con i tetti grigi, il cellulare ha cambiato la bella “I” con una strana “F” ed una voce ti ricorda in francese che non sei ancora abilitato ad usarlo. Da una parte il mare al sole del primo mattino, dall’altra selve di pini e arbusti. Il biglietto da visita della Francia, appena dopo il monotono parco automobilistico, diventano i boschi e i prati di un verde intenso.

E’ quando si parla con un capostazione che ci si accorge di quanto si è impacciati nella lingua scolastica. Il berretto del ferroviere è anche il primo incontro con lo Stato che in questo Paese si avverte in modo robusto. Il Treno della SNCF si mostra così lindo che per un attimo temo di aver sbagliato classe. Il tragitto è lento e regolare, il convoglio avanza doucement sui binari, senza correre, poche fermate fino a Tolosa, l’agognata città. Siamo in febbraio, le giornate sono brevi, ma grazie ad un gioco di coordinate terrestri che sarà divertente scoprire, dopo venti ore di viaggio, prima che il sole tramonti sono già nella mia stanza, in uno dei tanti palazzi di residenza universitaria sparsi tra altissimi platani, su un’isola di terra tra due bracci del fiume Garonna.

In un paio di giorni ci si mette in regola “burocraticamente”. Il CRUSS (l’Adisu francese) consente l’alloggio nella residenza prevista. Il docente responsabile della permanenza mette immediatamente in condizione di conoscere date e orario delle lezioni da seguire. Il Bureau international iscrive ufficialmente ai corsi, così da poter usufruire della preziosa “tessera studente” che permette, oltre alle riduzioni economiche in varie circostanze, di abbonarsi al trasporto urbano. Le tariffe degli autobus, così come quelle di altri mezzi pubblici, sono piuttosto care in Francia. In compenso si gode di un servizio ben programmato ed efficente, almeno fino alle 20. Dopo, la città finora ben collegata, diventa all’improvviso grandissima, con chilometri da fare a piedi. Un paio di giorni è anche il tempo sufficiente per prendere le redini della nuova situazione: comprare pentole, cibo, detersivi… ovvero divenire autosufficienti.

Toulouse, la ville rose, città rinomata in Francia per il suo abitato in mattoni che, soprattutto a sera, colora il cielo e l’aria di un lieve rosa. Tra i fabbricati storici, la torre di S.Sernin ci ricorda che siamo molto vicini alla Spagna. Ma è la grande Basilica di S.Etienne, interamente in mattoni, che probabilmente sorprende i più. Nel centro cittadino c’è un’amplissima piazza dove troneggia il palazzo municipale. E’ l’unico posto privo di alberi giacché Toulouse, molto pulita e ordinata, è ricchissima di piante e di giardini. Per il verde urbano sembra ci sia una cura quasi maniacale. La città è attraversata dalla Garonna, un fiume possente e dalla portata irregolare. Cinque ponti collegano le due rive, oltre la metropolitana. Tolosa è anche un fiorente centro industriale. Rimarchevole la presenza dell’ Airbus, una multinazionale che costruisce aereoplani è che insieme ad altri enti di ricerca e alla stessa università, ne fà la capitale europea del settore aereospaziale.

Lo studente italiano scopre molte diversità, perlopiù piacevoli, rispetto al sistema universitario nostrano. Le scuole sono molto specialistiche. I programmi sono ristretti e frazionati, gli insegnanti in genere più chiari e precisi, (ho “scoperto” tra l’altro l’uso dei gessetti colorati alla lavagna, sic). Scarso l’ affidamento sui libri rispetto invece agli appunti presi a lezione e al materiale consegnato (non di rado) dai docenti stessi. Notevole peso è dato agli esercizi e alla pratica, anche con i computer: i laboratori sono attrezzati espressamente per l’uso didattico, pure il più banale. Gli orari della didattica vengono definiti settimana per settimana, in base ad un preciso calendario. Gli studenti francesi passano moltissimo tempo ad esaminarli! Niente è lasciato al caso. Alla base dell’insegnamento c’è una pianificazione complicata ma intelligente. Tra i professori mi piace ricordarmi qui dei signori Sudre e Ferrero. Li ho definiti – non senza ironia- “i migliori insegnanti dell’Unione Europea”.

Toulouse, dopo Parigi, è la seconda città universitaria di Francia. Circa 1/4 dei suoi abitanti sono studenti. L’università Paul Sabatier, di ambito scientifico, si trova in un campus appena fuori la ville. Nella grandissima biblioteca può essere ameno e piacevole studiare promiscuamente a studenti delle materie più diverse: medicina, biologia, chimica, fisica, tecnologia… Piuttosto agevole è anche l’accesso a internet, caro agli stranieri. Per la biblioteca ho richiesto formalmente l’acquisto di un moderno vocabolario italiano-francese di cui, pur così ricca, era sprovvista. Il testo è stato messo in ordine appena dopo qualche settimana!

Gli studenti francesi sembrano avere tra loro, se non proprio una diffusa amicizia, certo un forte spirito “cameratistico”, e può essere difficile, almeno sulle prime, entrare a farne parte. In compenso si fa presto conoscenza con altri stranieri. Tra gli “erasmus” facilmente ci si ritrova a rappresentare, sia il caso di una festa o di una gita, gran parte degli stati Europei. Nelle residenze poi, grazie anche alla forte multietnìa francese, capita di conversare con studenti di ogni continente.
Un proverbio dice che “viaggiando e leggendo si impara a vivere”. La borsa di studio Erasmus consente in un certo senso le due cose assieme. Inoltre per favorire l’integrazione dei cittadini europei, difficilmente si può escogitare un sistema migliore di questo, che è allo stesso tempo così utile alla formazione didattica e all’apertura mentale. Per gli studenti è anche un’occasione di studiare senza “affannarsi” perché durante questo periodo la performance accademica diviene meno importante. Ma anche per il nostro continente europeo ci sono indubbi vantaggi, sia pure sul lungo periodo, sul sistema economico e sociale.

Se è vero che “qualsiasi tempo, passa”, vieppiù è vero che passano pochi mesi. Quando si sta avvicinando il giorno del ritorno, probabilmente già si sono visti partire molti dei compagni di questa avventura. Riprendendo la metafora con cui si è iniziato questo scritto, dalla “Luna” si torna ora a casa: da un lato il rientro rappresenta il “successo della missione”, dall’altro si è consci che sta per terminare un periodo straordinariamente proficuo e piacevole. Come un puzzle che si smembra, a poco a poco quel clima di vita, pur così concreto e reale per vario tempo, semplicemente si dissolve. Ciascuno se ne torna allora col suo “meteorite”, una fetta di esperienze e insegnamenti che vanno a sedimentarsi per sempre nella diagenesi dei ricordi.

SI LEGGA ANCHE: http://www.giuseppedisiena.it/2007/05/dal-lazio-a-tolosa-e-ritorno/

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