Il riciclaggio dei materiali “post consumo”

Nell’anno 2005 ho partecipato ad un’iniziativa di Italia Nostra dal titolo “Cittadini in rete per il riciclo“. In base al protocollo fornito dalla nota associazione ambientalista, un centinaio di famiglie sparse in tutta Italia, in situazioni comunali anche molto diverse, hanno accettato di monitorare la propria produzione di rifiuti in un periodo di almeno 4 mesi. I dati che ho raccolto per la mia famiglia hanno confermato che solo con un poco di senso civico, senza particolari sforzi, è possibile differenziare e quindi riciclare almeno l’ 80% dell’immondizia prodotta quotidianamente in casa. Nel grafico sottostante, il risultato statistico.


Il compostaggio

Una percentuale variabile tra il 30 e il 50% dei rifiuti domestici è costituita da materiale organico. Quello che in alcuni luoghi d’Italia può essere separato col nome di “umido”. In Tv spesso si invita a farne del compostaggio casalingo per trasformarlo in terriccio vero e proprio. In città si possono utilizzare allo scopo delle apposite lettiere o compostiere che sono sistemabili, senza occupare troppo spazio, persino su terrazzi o balconi.
Il processo di trasformazione richiede diverso tempo (almeno 7-8 mesi)  in funzione della temperatura esterna, del grado di umidità, dell’eventuale rimescolamento manuale. Comunque per chi ha almeno un piccolo giardino, o abita in piccoli paesi o in campagna (come almeno 1/5 degli abitanti italiani), è facile dedicare agli scarti organici un’area apposita o un angolo magari discosto. Per quanto questo possa apparire “incredibile”, la decomposizione di questi scarti è un processo naturale che non emana cattivi odori. Tale decomposizione è necessaria se si vuole utilizzare il materiale che ne risulta per concimare l’orto, in quanto il compost immaturo può diventare dannoso per gli ortaggi.
Comunque in alternativa, gli scarti organici “freschi” e indecomposti possono essere sparsi senza trattamenti ulteriori attorno al tronco di alberelli o arbusti ornamentali di medie dimensioni a formare un tappeto protettivo detto “pacciamatura”. L’unico accorgimento eventuale: quello di zappettare prima leggermente il terreno. Avendo messo a dimora molte piante, ho avuto modo di sperimentare di persona l’efficacia di questa pratica. Di seguito alcuni dei vantaggi.

1) Lo strato superficiale di «pacciamatura» impedisce la crescita d’erbe infestanti attorno alla pianta;
2) Si proteggono le radici delle piante dal freddo in inverno;
3) Si limita molto la perdita d’acqua traspirante dal terreno in estate;
4) Si formano colonie dei più diversi insetti e microroganismi che rendono più fertile e ossigenato il terreno;
5) I batteri formano composti intermedi, come gli acidi umici, che garantiscono una lenta ma costante concimazione economica ed ecologica;
6) La sostanza organica migliora la struttura del terreno correggendolo sia se troppo drenante che se troppo argilloso;
7) Diventa molto più facile irrigare d’estate (il terreno non indurisce e l’acqua permea rapidamente nel substrato senza ruscellamenti superficiali).

Provare per credere!

(PUBBLICITA’ & PROGRESSO)


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