Coppie di fatto: diritti e doveri

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Caro Beppe,
il diffondersi del fenomeno delle coppie non sposate è sicuramente un segno di modernità, non si puo’ negare. Un aspetto negativo dell’organizzazione sociale moderna. Approvo in pieno l’opinione del lettore che sottolineava la facilità con cui ci si puo’ sposare civilmente. Un altro Italian gli ha replicato con questo tenore: “allora se è solo una cosa burocratica, tanto vale che non si faccia”. No, non è solo una cosa burocratica. E’ un impegno che due persone prendono di fronte alla collettività, quello di formare un nucleo familiare tendenzialmente stabile nel quale possibilmente allevare ed educare i futuri cittadini della stessa collettività. E’ giusto che chi accetta questo impegno, col carico di responsabilità e difficoltà che ne deriva, ma anche favorendo un clima di valori e di sicurezza per la propria prole, abbia gli opportuni riconoscimenti da parte dello Stato. Molti più di quelli che lo stesso Stato puo’ dare a coloro che scelgono, per motivi che riterranno pure validi, di non formalizzare la loro convivenza, perseverando in uno stile di vita non necessariamente pernicioso ma che certo risulta in genere meno “virtuoso” per la società. Io ho notato che tutte le persone che difendono l’equiparazione del matrimonio ufficiale con quello di fatto nascondono un latente egoismo di due sorti. La prima: tra loro e con gli eventuali figli, nel non voler accettare un’unione più vincolante. La seconda: con la società, nel ritenere le loro scelte personali avulse dall’interesse collettivo. Eppure gran parte dei mali di oggi, se non tutti, provengono dalle degradazioni del mattone primo della società, la famiglia. E’ anche nell’interesse del bene comune quindi, oltre che per giustizia e saggezza, che ci siano delle distinzioni tra nuclei che scelgono status distinti. Non si può volere la parità solo quando si tratta di ricevere, se non si vuole sbrigare “la pratica burocratica” evidentemente c’è qualche cosa che non si vuole dare al coniuge, ai figli, agli altri. O no?

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Eurospiccioli: è una questione di civiltà

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Caro Beppe,
forse la polemica sugli spiccioli è troppo frivola per continuarla. Però vorrei dirti una cosa, anche solo a te. Secondo me il resto giusto non è solo una questione di pignoleria, né tanto meno di taccagneria. Per me è una questione di civiltà. L’anno scorso sono stato in Francia per motivi di studio. Negozi e bar mi hanno sempre dato il resto fino ai 5 centesimi di franco, ovvero 15 lire. Quando pagavo o prendevo il resto, non mi sono mai soffermato sul reale valore di quelle monetine. Era quello che dovevo o che mi spettava, e basta. Ora il centesimo di euro vale pure qualcosa in più. Vorrei che la nuova moneta fosse motivo per gli italiani per divenire più diligenti su queste cose, probabilmente non sarà così, come pensa lei, ma non facciamone un vanto. In quel disprezzare i piccoli tagli c’è tanto di quel senso di praticità italiano, è vero, ma c’è anche la mancanza di un autentico senso di cittadinanza, di diritto e dovere, verso le istituzioni e verso il prossimo.

[Scritto pubblicato nella rubrica Italians di Beppe Severgnini il 19 e il 20 gennaio 2002]

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160 in autostrada: sono daccordo

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Caro Beppe,
leggo della proposta dei 160 km orari in autostrada. Come sovente in Italia, si scatena un coro di critiche, di persone che, interessate del fatto a vario titolo, si dicono scandalizzate da una simile proposta: “ma se già non si rispettano i 130!”. Perché non provare a ragionare invece di predicare e poi magari “razzolare” male? Aumentare i limiti significa poter rilevare meglio le infrazioni dei più spericolati. Invece dell’attuale situazione, con limiti severi e molta tolleranza, potremmo avere limiti maggiori, ma più ferrei, con pene severe e un controllo inflessibile. Io credo poi che molti non si rendano conto di un altro aspetto della guida stradale. A essere pericolosi sono i sorpassi più che la velocità in sé. Il traffico ideale è quello di auto che viaggiano a velocità costante, con opportuna distanza di sicurezza, senza sopravvanzarsi. Questa situazione ideale si raggiunge anche con limiti più ragionevoli, in particolare sulle strade extraurbane. Purtroppo ho l’impressione che in Italia ci si preoccupi della forma più che della sostanza. Il responsabile della segnaletica (ma chi è?) metterà limiti risibili per stare sicuro giuridicamente in caso di incidente. Poi i morti, li lasciamo contare ai carabinieri.

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Polizia prepotente

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Una cosa emerge da questo vertice [G8 di Genova, ndr] in modo netto. La polizia ed in generale le forze dell’ordine sono divenute prepotenti e arroganti. E’ evidente che si sentono spalleggiate dal nuovo governo. Tutti abbiamo potuto vedere le immagini, quasi in diretta. Tra i manifestanti c’erano vandali e delinquenti sì, ma quelli erano criminali. La Polizia non può sentirsi in diritto (o magari in dovere) di fare altrettanto in modo indiscriminato. Ho trovato odiosi ad esempio gli innumerevoli episodi in cui i celerini continuavano a battere persone anche quando queste erano state saldamente acciuffate. E’ violenza gratuita, di più: vigliaccheria. Come vigliacca è stata l’aggressione notturna nelle scuole.

[Commento pubblicato, tra gli altri, a pagina 8 del Corriere della Sera del 25 luglio 2001]

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Cartesio e gli applausi ai funerali

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Caro Beppe,
perché considerare “odioso” l’applauso ad un funerale? Puo’ essere odioso se, come in ogni cosa, diventa una mera ostentazione o una finta partecipazione. Un rinomato sociologo (Morris?) considera l’applauso un “abbraccio”. Ad un funerale l’abbraccio puo’ essere diretto al defunto come segno di stima, ma anche ai familiari, in segno di conforto. Inoltre puo’ essere un rispettoso “saluto”, che mette fine alla cerimonia, se si fa prima di andarsene e allontanarsi. Infine, si tratta piu’ che di gusto, di morale. E la morale è opinabile, come ha constatato Cartesio.

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Monopolio tabacchi: non è scandaloso

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Cari Italians,
che lo Stato abbia il monopolio dei tabacchi io non lo trovo “scandaloso”. Il fumo individuale ha un costo per la collettività, un costo che non sarebbe sopportato con le libere regole di mercato. Con il Monopolio lo Stato rende questo costo tangibile e ne fa pagare il prezzo al consumatore. Neanche il “vero” prezzo, a quanto ne so, perché tempo fa lessi di una “suggestiva” stima che parlava di un costo per la collettività di 10-15 mila lire al pacchetto. E’ un po’ come se sui fiammiferi ci fosse una tassa che viene versata ai pompieri: significherebbe questo che lo stato è piromane? Posso comprendere il singolo individuo che ha remore ad avere un negozio di tabacchi, ma lo Stato no: deve amministrare e gestire al meglio, per se stesso e per tutti, i fenomeni radicati nella società. Quello che mi aspetto dallo Stato non è che rinunci a lucrare sulle sigarette, ma che mi “preservi” il meglio possibile dal fastidioso, e spesso arrogante, fumo altrui nei luoghi pubblici.

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Molise, una Svizzera nel centro Italia

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Caro Beppe,
non capisco i risentimenti del molisano trentaduenne (7 aprile). Io abito nei pressi di Cassino. Sono stato varie volte nel Molise. Un lungo tunnel lo collega al Lazio ed ogni volta che “sbuco” mi sembra di entrare in una terra più pulita ed ordinata. Le strade sono confortevoli e ben tenute, hanno anche una segnaletica accurata, il verde abbonda ovunque. Ci sono strutture ospedaliere di “primissimo livello”. Molte statistiche che vengono diffuse, ad esempio sulla criminalità o, di recente, sul costo delle assicurazioni, mettono il Molise e Campobasso tra i migliori luoghi d’Italia. Per me, simbolo del Molise è anche Di Pietro, che è stato, ammesso che ora non lo sia più, l’emblema dell’onestà e della rinascita italiana. Con queste vestigia è conosciuto ed ammirato nel mondo, credo più che in Italia. Sì, può essere uno “spreco” istituire una regione con meno abitanti di una provincia, ma in quanto ai risultati, non mi sembrano cattivi. Saluti,

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