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Lavoro e tecnica

Samoter 2014

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Virtuosistico operatore Bobcat

Virtuosistico operatore Bobcat

samoter2014macchina

CSF S.r.l. (Vicenza, Italy)

Macchina con cabina mobile Sennebogen Maschinenfabrik GmbH

Macchina con cabina mobile Sennebogen Maschinenfabrik GmbH

Lo scorso 8 maggio sono stato alla XXIX edizione del Samoter (Salone internazionale delle macchine da costruzione e movimento terra). La manifestazione fieristica, inaugurata nel 1964, è giunta al 50° anniversario. Dal 1993 si tiene ogni tre anni, dandosi il turno con quella di due grandi Paesi europei: Germania e Francia. Comunque, solo un lustro fa sarebbe stato difficile immaginare che il traguardo del mezzo secolo  sarebbe stato vissuto con tono minore di questo.
Quando scendono dal bus navetta, i visitatori rimangono disorientati. C’è la solita grande insegna sull’edificio Palaexpo, ma dove si entra? Dopo qualche tentativo ci si accorge che 
l’ingresso principale è stato defilato lateralmente. Quando si apre la mappa distribuita in prossimità dei tornelli ci si accorge che i padiglioni utilizzati -un tempo una decina- ora sono tre, di cui uno proveniente in realtà da “Asphaltica“, manifestazione (nata nel 2003) dedicata alle tecnologie di costruzione e manutenzione stradale. Il colosso multinazionale “Caterpillar” che nel 2008 schierava subito all’ingresso un plotone di grandi macchine mettendo in campo anche un accattivante spettacolo dimostrativo, in questa occasione semplicemente era assente. Nonostante il ridimensionamento, nell’edizione 2014 erano presenti 445 espositori, di cui 106 stranieri provenienti da 27 Paesi. Alla fine dei quattro giorni si sono contati oltre 40.000 visitatori (sei anni fa si superarono le 106.000 persone; appena tre anni fa i visitatori furono 98.000).

Conferenza di apertura Samoter-Asphaltica 2014

Conferenza di apertura Samoter-Asphaltica 2014

L’ottimismo sottende sempre tali eventi, ma nella conferenza di apertura non si è potuto fare a meno di soffermarsi sulla sconfortante crisi degli ultimi anni. Qualche relatore osservava la discrasia che si sta instaurando con i Paesi emergenti. La tendenza alla delocalizzazione della produzione sarebbe favorita non solo dal fatto che in queste nazioni in via di sviluppo si concentra ormai la gran parte della domanda di macchine, ma anche dalle regole sempre più restrittive imposte in Europa.

Schema idraulico di una ruota di autocarro MAN

Schema idraulico di una ruota di autocarro MAN

Il mondo delle macchine è un efficace indicatore dell’andamento economico e delle prospettive a venire. Innanzitutto perché dove c’è una macchina, là c’è un cantiere. Poi perché l’acquisto di una macchina rappresenta di solito un investimento di lungo periodo e quindi è indice di un’aspettativa positiva per il futuro. Si potrebbe aggiungere che una nuova macchina significa quasi sempre un aumento della produttività, un miglioramento della sicurezza sul lavoro, una diminuzione  dei consumi e degli impatti ambientali.

Dumper Perlini DB 705 WD2

Dumper Perlini DB 705 WD2

Pompa volumetrica rotativa

Pompa volumetrica rotativa

In realtà motivi di speranza, come ha spiegato anche Luca Turri, vice-presidente di Federcostruzioni, non mancherebbero: nell’edilizia potremmo essere agli albori del VII ciclo di espansione. Per quanto riguarda in generale le macchine, nel primo quadrimestre del 2014,  rispetto allo stesso periodo del 2013, si è registrato in Italia un incremento del 21,6% delle vendite. Un timido segnale positivo dovuto all’aumento delle esportazioni, in particolare verso l’Europa dell’Est (+72%) e l’Asia (+58%). Il mercato interno, che negli ultimi sei anni ha visto una riduzione della domanda molto brusca (nei vari settori, dal 50% all’ 80%!) continua a languire. Uno stato di cose che induce ad un interrogativo: gli imprenditori e gli industrialotti che per oltre un decennio si sono creduti più furbi nel sostenere Berlusconi, confideranno ora in Renzi, la foglia di fico della stessa casta al potere, corrotta ed incapace, che ha succhiato il sangue all’economia reale dell’Italia sino ad oggi?

Stand della Polizia di Stato dedicato alla sicurezza stradale

Stand della Polizia di Stato dedicato alla sicurezza stradale

In un convegno si parla della nuova A35 Brescia-Bergamo-Milano, un nuovo asse stradale di circa 67 km. L’opera sarebbe stata realizzata in pochi anni adottando i migliori accorgimenti sia per rendere la guida confortevole che per mitigare le criticità ambientali. L’intero tracciato dovrebbe entrare in esercizio prima dell’estate. I lavori hanno richiesto lo spostamento di 3,6 milioni di metri cubi di terra e rocce da scavo e per la prima volta il monitoraggio dei volumi sarebbe avvenuto facendo uso di dispositivi laser a scansione, scongiurando così l’impiego fraudolento di materiali non autorizzati o inquinanti.

Degno di attenzione uno stand dedicato alla promozione della tecnologia denominata “trenchless” o “no-dig“. Si tratta di una metodologia di posa in opera di reti di sottoservizi che fa a meno degli scavi a cielo aperto e che utilizza sostanzialmente delle sonde che perforano il sottosuolo in modo sub-orizzontale. I costi e il know-how necessario tendono ad essere più elevati rispetto ai metodi tradizionali, ma alcuni vantaggi (la scarsa invasività, la riduzione del danneggiamento di opere pre-esistenti, la riduzione di impatti sociali e ambientali) ne fanno una tecnologia già consolidata in altri Paesi.

Si legga anche: Samoter 2008  Samoter 2011

Stand Mercedes-Benz

Stand Mercedes-Benz

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Le macère

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Per il dizionario di italiano “Zanichelli 2014” macèra (o macèria) è un termine con cui si definiva “un muricciòlo di sassi sistemati a secco per sostenere terrapieni o separare campi“. In molte regioni d’Italia questa modalità costruttiva che utilizza, quasi senza modificarli, semplici materiali da costruzione reperibili in loco, ha consentito di guadagnare all’uso agricolo vaste aree un tempo incolte e poco fruttifere.

Ultimo terrazzamento a monte di un uliveto: a sinistra il muro a secco rimasto incompleto

Ultimo terrazzamento a monte di un uliveto: a sinistra il muro a secco rimasto incompleto

L’innalzamento di muri a secco interrompeva l’acclività di zone collinari o montane e generava terrazzamenti livellati. L’impresa consentiva di dissodare il terreno separandone la sterile frazione rocciosa e di preservare dal dilavamento la parte di suolo più terrosa e fertile. Essendo permeabili all’acqua, i muri a secco assicurano un ottimo drenaggio nei periodi piovosi; sotto questo aspetto costituiscono forse la migliore risposta alle criticità di tipo idrogeologico connesse alle precipitazioni intense. Al tempo stesso, per mezzo dei loro interstizi, questi muri conservano più a lungo l’umidità del terreno utile alla vegetazione.

Terrazzamenti con "macère" alle pendice del Monte Maio (Coreno Ausonio, FR)

Terrazzamenti per mezzo di “macère” alle pendice del Monte Maio (Coreno Ausonio, FR)

Grazie alle “macere” è stato possibile mettere a dimora alberi (tipicamente uliveti) su versanti dal substrato scarso e dal clima poco favorevole. Secondo l’aforista britannico Samuel Johnson “le grandi opere non si compiono con la forza, ma con la perseveranza“. E’ il caso delle macère. La certosina e sapiente opera di generazioni di contadini ha consentito ai nostri avi di migliorare il microclima dei luoghi in cui vivevano e di trarre sostentamento dalla trasformazione di interi paesaggi. Territori che, con la realizzazione di vari altri manufatti in pietra (case, casupole, stazzi, aie, mulattiere, scalinate, pozzi, abbeveratoi, canali per l’acqua meteorica), sono diventati veri e propri giardini diffusi.

I terrazzamenti, assieme alle altre opere in pietra a secco, sono il frutto di un lavoro portato avanti con non poco sforzo manuale nel corso di molti secoli. Di quella determinazione alimentata dalla povertà e dall’incremento demografico, oggi ci resta un prezioso patrimonio culturale, reso più suggestivo dall’utilizzo di un materiale durevole e naturale come la pietra. Dal punto di vista litologico la pietra varia molto da luogo a luogo (per composizione chimica, pezzatura, divisibilità, aspetto, colore). Per questo in ogni ambito territoriale si sono consolidate esperienze, materiali e tecniche che sono diventate espressioni paesaggistiche, oltre che antropologiche, peculiari di ciascuna zona. Comunque, in ogni luogo d’Italia e del mondo, la pietra si contraddistingue sempre per la capacità di armonizzarsi col contesto, “invecchiare” e diventare  testimonianza, forte e insostituibile, di uomini e civiltà che ci hanno preceduto.

Muro a secco compatto, ingrigito ma di recente realizzazione.

Muro a secco di recente realizzazione, molto compatto.

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Fiera di Roma: Expoedilizia 2013

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Nuova fiera di Roma

Nuova fiera di Roma, presso ingresso Nord.

Dal 21 al 24 marzo si è tenuta a Roma la VI fiera internazionale per l’edilizia e l’architettura. C’è una particolarità che contraddistingue la moderna infrastruttura inaugurata nel 2006: non esiste un collegamento diretto con la Stazione Termini. La nuova Fiera di Roma si trova sulla tratta che porta all’aeroporto di

Expoedilizia 2013: area esterna ai padiglioni.

Expoedilizia 2013: area esterna ai padiglioni.

Fiumicino e può essere raggiunta solo a partire dalla Stazione di Roma Ostiense, a sua volta mal servita dalla  linea “B” della metropolitana: bisogna scendere alla fermata “Piramide” e percorrere a piedi circa 400 metri. Uscito dalla metro mi avvicino ad una sorvegliante dell’Atac, l’unica del drappello appena protesa fuori del gabbiotto. “Scusi….” – vado per chiedere

Minipala in azione nell'area dimostrativa.

Minipala ‘Avant’  in azione nell’area dimostrativa.

– “Attraversi tutto il mercato qui fuori e poi vada a destra” – risponde senza neanche farmi finire. Presumo ci sia da stancarsi a fornire decine di volte la medesima informazione. E dei cartelli di indicazione, no?  Comunque facendomi largo tra extracomunitari, scarpe, vestiario, accessori e gingilli vari, effettivamente mi ritrovo sulla destra

Blocchi cassero e solai in legno-cemento prodotti dalla Isotex di Reggio Emilia.

Blocchi cassero e solai in legno-cemento della Isotex di Poviglio (RE).

una discesa pedonale dalla destinazione ignota se non fosse per un’anonima tabella con la scritta “METRO”. Metro? Scoprirò poi che porta anche alla stazione ferroviaria agognata. I disagi logistici non terminano all’arrivo, dopo circa 20 minuti di treno: la fermata “Fiera di Roma” si trova a circa mezzo chilometro dall’ingresso più vicino. Inoltre per scendere sullo spiazzo ad un livello più basso, si deve attraversare la linea ferroviaria salendo su una passerella alta. Per i visitatori di solito si predispone una navetta. E magari costruire i padiglioni più vicini alla fermata ferroviaria, no? Sembra che nel realizzare opere così importanti, non senza gran dispendio di risorse pubbliche, si perdano di vista aspetti banali ma cruciali. Si tratta di piccoli disagi, cui noi italiani in fondo siamo per natura abituati prima ancora che rassegnati. Eppure: cosa c’è di più importante, per una qualsiasi infrastruttura fieristica con ambizioni internazionali, della facilità, della semplicità, della rapidità con la quale può essere raggiunta dai visitatori?

Riciclo e arte urbana presso Expoedilizia 2013.

Riciclo e arte urbana presso Expoedilizia 2013.

Una volta in fiera mi sorprende scoprire che i padiglioni utilizzati per l’evento sono solo 2 in luogo dei 5 di pochi anni fa.  A questi si aggiunge l’area all’aperto presidiata dai tipici sollevatori telescopici svettanti, e l’area dimostrativa, occupata da macchine per lavori stradali e movimento terra, messe in moto di tanto in tanto per fini promozionali. Se l’edizione

Agorà di giovani architetti presso Expoedilizia 2013.

Agorà di giovani architetti presso Expoedilizia 2013.

2013 di Expoedilizia risente fortemente della contrazione economica del settore, al tempo stesso sembra rivelare quali sono le specializzazioni di crescente interesse e potenziale espansione: l’isolamento termico e acustico delle abitazioni, il risparmio energetico  e le fonti alternative,  l’economia e la potabilizzazione dell’acqua, la bioedilizia e l’impiego strutturale del legno, il recupero dei fabbricati esistenti con riguardo agli aspetti estetici oltre che antisismici, la sicurezza nei lavori edili, la progettazione del verde o del paesaggio urbano.

Modellino in scala che mette a confronto una galleria tradizionale con una trattata con materiali innovativi.

Modellino che promuove l’uso di materiali innovativi per le gallerie.

Tra gli altri espositori, la Italcementi Group ha presentato una innovativa soluzione capace di rendere più confortevole e sicura la guida nelle gallerie stradali. Il suo ramo ricerca e sviluppo ha concepito un materiale applicabile a spruzzo sulle volte delle gallerie. Autopulente, da un lato renderebbe le gallerie più chiare, dall’altro, grazie a principi catalitici attivati da una specifica illuminazione ultravioletta, sarebbe capace di ridurre il tenore degli inquinanti atmosferici del 25%. Ad esso è associabile l’impiego sull’asfalto di una miscela cementizia, facilmente spalmabile, che migliorerebbe la resistenza e la durata del manto stradale (riducendo gli interventi manutentivi), aumentando ancora la luminosità complessiva dell’ambiente. Nella speranza che anche la situazione sociale, economica e politica dell’Italia possa diventare più chiara e radiosa di quella attuale, arrivederci alla prossima edizione, che si terrà dal 20 al 23 marzo 2014.

Piani tavoli composti di marmi diversi presso lo stand Cardoni Marmi Travertini di Guidonia Montecelio (Roma)

Piani tavolo composti di marmi diversi presso lo stand dell’azienda Cardoni di Guidonia Montecelio (Roma).

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Il Perlato Royal alla Fiera “Marmomacc” 2012

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Dal 26 al 29 settembre 2012 si è svolta a Verona la 47 esima edizione del “Marmomacc” (International trade Fair for stone design and technology), una delle fiere più importanti a livello mondiale per l’industria dell’estrazione e della lavorazione dei materiali lapidei.

Quest’anno hanno partecipato 1.450 espositori  (il 60% proveniente da 57 Paesi esteri) e circa 56.000 visitatori, di cui circa 29.000 stranieri provenienti da 140 nazioni del mondo. Una prova che nonostante il calo del numero delle presenze (-14% rispetto al dato “pre-crisi” del 2007) l’Italia riesce ancora a difendere la storica attrattiva internazionale che detiene in questo primario settore economico.

Secondo Ettore Riello, presidente di Veronafiere, questa «è stata una edizione che ha ridato fiducia alle imprese. La pietra naturale ed i comparti ad essa collegati rappresentano un’eccellenza del manifatturiero made in Italy, con un importante valore all’export, di immagine e un patrimonio di conoscenze ed abilità proprie dello stile italiano».

Sterminata l’esposizione di semilavorati e prodotti finiti provenienti da ogni parte del mondo. Il visitatore che si fosse discostato un poco dalle mere implicazioni tecniche o commerciali, non avrebbe potuto che rimanere ammirato dalla varietà di pietre naturali disseminate sul pianeta Terra. Diverse nella consistenza e nella granulometria, nell’effetto tattile e nella finitura superficiale, nei motivi estetici dominanti o nelle variegate sfumature di colore. Un patrimonio inestimabile (ma esauribile!) che andrebbe amministrato in modo saggio, nel rispetto dell’ambiente, al solo fine di rendere piacevole la dimora umana sulla Terra stessa. In  proposito poteva risultare stimolante il padiglione 7B  “Marmomacc Inside” riservato all’architettura e al designer innovativo.

Grazie al Co.S.I.La.M., il Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Lazio Meridionale,  per la prima volta anche il “Distretto industriale  del marmo e del lapideo dei Monti Ausoni” ha potuto avere una vetrina in questa cruciale rassegna  mondiale. Nel padiglione 8 è stato allestito uno stand nel quale la pietra calcarea di Coreno Ausonio (FR), rappresentata nelle sue proprietà estetiche di volume e di superficie, è stata sapientemente accostata alla Breccia Paradiso estratta nel comune di Esperia. Non pochi i visitatori che si sono soffermati su stralci di epistole vergate da Luigi Vanvitelli nella metà del XVIII secolo, in cui il celeberrimo architetto della Reggia di Caserta esprimeva il suo entusiasmo per la scoperta di una “cava di marmo bigio e bianco” sita proprio nel territorio di Coreno.

Durante la mattinata del 28/09/2012 nella sala “Mozart” del Palazzo Palaexpo si è tenuto un incontro sulle prospettive di rilancio del Distretto del marmo di Coreno. Il direttore del Cosilam Antonio Gargano, nel ruolo di moderatore, ha ricordato come gli occupati nell’estrazione, trasformazione e vendita della pietra locale siano più che dimezzati nell’arco di pochi decenni. E purtuttavia i 600 addetti  attuali costituiscono ancora una consistente realtà produttiva. Il Sindaco di Cassino (nonché Presidente del Cosilam) Giuseppe Golini Petrarcone ha osservato come sia importante far conoscere la pietra locale agli stessi abitanti del territorio limitrofo al distretto estrattivo. In proposito si è ripromesso di pavimentare con il Perlato Royal di Coreno l’ampia e suggestiva piazza del Tribunale di Cassino  (che è stato da poco salvato dalla scure dei tagli del Ministero della Giustizia). Il dott. Michele Giannattasio (direttore Ficei) ha lodato gli operatori economici per la loro tenacia in un momento di crisi. Il Presidente dell’Istituto Nazionale Revisori Legali dott. Virgilio Baresi ha messo in guardia su come ogni iniziativa pur bella, non serva a nulla se non viene divulgata, esortando ad una maggiore attenzione per la comunicazione.

Il dott. Luciano Consolati, esperto di distretti industriali, ha snocciolato i risultati di uno studio sulle criticità e sulle potenzialità del distretto laziale del marmo Perlato Royal di Coreno. I valori economici in gioco (ad esempio in termini di fatturato e investimenti) sarebbero piccoli in rapporto ad analoghi distretti presenti in Veneto, Toscana, Piemonte e Sardegna. E tuttavia, in un contesto ambientale poco favorevole per le imprese, non mancherebbero punti di forza: il know how consolidato in un’area circoscritta, l’elevata   specializzazione della manodopera; le strette interrelazioni tra gli imprenditori, la favorevole ubicazione geografica, una materia prima di indubbia qualità e pregio.
In un momento in cui pure le aziende del comparto hanno registrato un calo di domanda del 20-40% (2008-2011) il dott. Consolati suggerisce una serie di aspetti su cui si potrebbe  intervenire per un fattivo rilancio del distretto: innovazione del prodotto/processo, accesso al credito, specializzazione delle economie (che richiede però un aumento dei volumi), inserimento nel prodotto di un maggior contenuto immateriale (indispensabile un legame col mondo dell’architettura e dell’arte!), recupero degli scarti (su cui invero si è a buon punto), infrastrutture logistiche (come il porto di Gaeta), ricerca di nuovi mercati, internazionalizzazione, riconoscibilità e reputazione del prodotto, competenze manageriali, formazione e qualificazione di maestranze anche in ambito artistico. Si possono perseguire anche solo alcuni degli obiettivi, ma è indispensabile una governance unitaria del distretto e rimane centrale la collaborazione tra le imprese. Inoltre qualsiasi sia l’obiettivo prescelto è importante non abbandonare uno spirito pragmatico teso alla ricerca di un’efficacia che sia immediatamente percepibile nei bilanci finanziari degli operatori economici.

L’architetto Giacomo Bianchi, che ha ideato lo stand espositivo, ha descritto il suo legame professionale con il Perlato Royal Coreno rivelando di considerare le singole pietre alla stregua delle parole per uno scrittore. Per il Sindaco di Coreno  Domenico Corte il distretto del marmo è una ricchezza non solo per i comuni che ne fanno parte (Coreno Ausonio, Ausonia, Castelnuovo Parano, San Giorgio a Liri, Esperia, Pignataro) ma per l’intero territorio provinciale. Serve collaborazione tra le Istituzioni e il mondo economico, ma soprattutto serve cooperazione tra gli stessi imprenditori al fine di valorizzare un prodotto che è tra i migliori al mondo e che meriterebbe una visibilità alla sua portata. Il Sindaco ha anche ringraziato le aziende che pur avendo allestito uno stand proprio, non hanno fatto mancare il proprio sostegno all’iniziativa di promozione dell’intero distretto minerario.

L’imprenditore Pietro Zola, vice presidente del settore Attività estrattive di Unindustria Lazio ha auspicato una maggiore cultura imprenditoriale che porti gli operatori del settore a non ostacolarsi reciprocamente ma a collaborare e quindi a crescere. Ha ammonito che il competitivo mercato di oggi non tollera più i mediocri: semplicemente obbliga all’eccellenza. Anche il Sindaco di Esperia Giuseppe Moretti, osservando che si sta attraversando non solo una crisi economica, ma una crisi di valori etici, ha messo l’accento sulla necessità di un’azione sinergica. Infine ha concluso l’incontro Marcello Pigliacelli, neo-presidente della Camera di Commercio di Frosinone, riconoscendo il lavoro già intrapreso dal suo predecessore e invitando tutti a percorrere senza esitazione l’unica strada segnata.

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Gli pneumatici fuori uso (PFU)

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Gli Pneumatici Fuori Uso (PFU) sono “pneumatici rimossi dal loro impiego in qualunque punto della loro vita, del quale il detentore si disfi, abbia deciso di disfarsi, o abbia l’obbligo di disfarsi, e che non sono fatti oggetto di ricostruzione e di successivo utilizzo”. Il D.Lgs 152/2006 (il “Testo Unico Ambientale”) ha incluso i cosiddetti PFU nelle categorie particolari di rifiuti per i quali è prevista una disciplina integrativa specifica (art. 228). Tale disciplina è stata definita solo di recente (a distanza di 5 anni) con il decreto ministeriale 82/2011. Analogamente a quanto avviene per altre tipologie di rifiuti (ad esempio per gli accumulatori o per i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) è stato stabilito il principio della “Responsabilità del produttore“.

A partire dal 9 agosto 2011 i produttori (o gli importatori) di pneumatici hanno l’obbligo di raccogliere e smaltire una quantità di “pneumatici fuori uso” almeno equivalente a quella immessa nel mercato nazionale del ricambio nell’anno precedente. Nel computo si tiene conto dell’usura, stimando che un pneumatico usato pesi il 10% in meno di uno nuovo. Il sistema prevede che entro il 31 maggio di ogni anno il produttore dichiari le quantità vendute e recuperate nell’anno solare precedente e presenti un rendiconto economico della gestione dei rifiuti raccolti (in modo diretto o attraverso consorzi). L’obiettivo prefissato è quello di recuperare entro il 31 dicembre 2012 l’ 80% dei pneumatici immessi nel mercato nel 2011 ed entro il 31 dicembre 2013 il 100% dei pneumatici immessi nel mercato nel 2012. Da tale normativa sono esclusi gli pneumatici per bicicletta e quelli per i veicoli aerei. Sono esclusi anche quelli delle auto destinate alla demolizione, il cui obbligo di recupero segue una filiera diversa ed è scattato a partire dal 6 dicembre 2011. E’ degno di nota che la Legge prenda in considerazione anche gli “stock storici”, vale a dire qualsiasi accumulo di PFU pre-esistente all’entrata in vigore del decreto. In caso di avanzo di gestione, i Consorzi dovrebbero dedicarne almeno il 30% al recupero del materiale già accumulato in passato.

Ma che fine fanno gli pneumatici raccolti? Da un lato se ne può recuperare il materiale costitutivo mediante un processo di riduzione in granuli e di devulcanizzazione. La materia che se ne ottiene può essere utilizzata nell’asfalto stradale, nelle piste di impianti sportivi, per la realizzazione di tappeti, teloni o altri prodotti gommati. Dall’altro (essendo ottenuti a partire dalla polimerizzazione di idrocarburi) gli PFU possono essere bruciati per recuperare energia. Nulla prescrive la normativa nel merito,  eppure dal punto di vista ecologico la prima strada ci sembra decisamente più virtuosa della seconda.

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I Simposio di scultura in Perlato Coreno

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Dal 4 al 10 luglio si è tenuto a Coreno Ausonio (Fr) il 1° Simposio Internazionale di Scultura in Perlato Coreno. Il singolare evento è stato organizzato dall’associazione Pro Loco di Coreno in collaborazione con la Cooperativa Cavatori Coreno, il Consorzio per la valorizzazione del Perlato Coreno e con il patrocinio dell’ Amministrazione Provinciale di Frosinone, della XIX Comunità montana di Esperia, del Comune di Coreno Ausonio, dell’ Università di Cassino, della Camera di Commercio di Frosinone e dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni (ANPCI).

Otto gli artisti prescelti tra i 14 che hanno inviato la loro candidatura a seguito della pubblicazione del bando sul sito internet de La Serra (trimestrale a cura della Pro-Loco): Sergio Macera (Lazio), Valentino Giampaoli (Abruzzo), Kristina Josifova (Bulgaria), Dana O’Donnell (USA), Andrea Berni (Toscana), Anna Ghilardi (Lombardia), Stephen King (Gran Bretagna), Karoly Kurutz (Ungheria). A costoro si è aggiunto poi Giovanni Parente, di Coreno. Ciascuno intento alla realizzazione del proprio progetto, gli artisti hanno lavorato sotto gli occhi esterrefatti di visitatori e curiosi che -giorno dopo giorno- hanno potuto constatare come da un semplice parallepipedo di pietra fosse possibile ottenere, con estetica fantasia ma anche con grinta e non poco sforzo manuale, creazioni scultoree originali e attraenti.

Il giorno 8 luglio si è tenuto nella sala polifunzionale del Municipio un convegno –“Corenius Marmor“- dove sono intervenuti rappresentanti delle Istituzioni ed esperti. In generale, alle lodi per il presidente della pro-Loco Antonio Lisi e per l’entusiasmo messo in campo dai suoi giovani collaboratori, si è aggiunta l’amara constatazione di come, ai fini di una migliore promozione della pietra locale, sia mancata tradizionalmente una maggiore unità e una visione più lungimirante da parte degli operatori del settore (peraltro scarsamente presenti al convegno stesso). L’indizione di un simposio di scultura si vagheggiava ormai da qualche decennio nel paese del Perlato Royal.

Per Giuseppe Lavalle, vicepresidente della Cooperativa Cavatori Coreno, il coinvolgimento di scultori professionisti provenienti da diverse parti del mondo ha rappresentato un importante test mai compiuto in passato. In effetti la pietra calcarea di Coreno si distingue per la sua notevole durezza, ma presenta anche una disomogeneità e una anisotropia strutturale (dovuta alla sua caratteristica litogenesi e alla presenza dei fossili) che ne possono rendere più ardua la sagomatura con martello e scalpello. Nondimeno a parere di qualche artista essa si lascerebbe plasmare piuttosto facilmente per abrasione. Inoltre la durezza costituirebbe un vantaggio dal punto di vista della durabilità nel tempo. In definitiva, vista anche la qualità e la varietà dei manufatti realizzati, il test sarebbe stato superato. Dal canto suo il prof. Antonio Riccio, antropologo e direttore del Museo della pietra di Ausonia (Fr), ha sviluppato un discorso di più ampio respiro, osservando acutamente come la pietra, anche nei suoi impieghi domestici e urbanistici più umili, si leghi sempre indissolubilmente alla civiltà e alla storia umana, costituendone da sempre la testimonianza non solo più durevole, ma probabilmente anche la più misteriosa e potente.

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Solarexpo 2011

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Erano 3 anni che non facevo una capatina al Solarexpo, la più grande fiera italiana del settore fotovoltaico e delle energie rinnovabili. Fuori la stazione di Verona ci sono lievi disagi a causa di un corteo sindacale che sta defluendo, colorato di bandiere, verso il centro. Quando l’autobus navetta finalmente ci raggiunge, mi accorgo che i passeggeri sono in massima parte giovani e studenti universitari. Un segno anche questo del grado di innovazione rappresentato negli ultimi anni dalle fonti energetiche rinnovabili. In fiera mi sorprende subito l’affluenza notevolissima. Ovunque è un formicolare di persone. Nel primo padiglione una sala ospita -gremita- un convegno su una materia che pure è ancora insolita per l’Italia: lo sfruttamento energetico delle biomasse.

Gli espositori son circa 1400 (+ 55% rispetto a 3 anni fa). Numerosi quelli che propinano a vario titolo pannelli solari termici o fotovoltaici. In genere ciascuno asserisce di aver adottato accorgimenti nuovi  o di aver raggiunto in qualche modo prestazioni superiori. Tra le altre, riconosco alcune aziende che nel 2008 avevano uno stand dall’aria quasi familiare, e che ora si presentano invece in modo più spavaldo e generoso. La  Azimut Srl di Vicenza ad esempio, specializzata nella produzione di moduli fotovoltaici. La stessa signorina che ritrassi in una foto dell’edizione 2008 mi spiega che l’azienda ha vissuto una sorta di boom a partire da un paio di anni fa; 24 gli operai attualmente impiegati. Nel settore fotovoltaico si registrano tendenze nuove, come le serre fotovoltaiche, presentate dall’italiana Exalto o la multinazionale Solyndra: strutture realizzate con elementi tubolari nei quali sono annegate lamine di silicio amorfo e che, applicate su un tetto piano, sarebbero in grado di assorbire anche la luce riflessa. Altre applicazioni cercano di attenuare, con diversa efficacia, l’impatto del fotovoltaico nei tetti dei centri storici.

Sta aumentando l’offerta di impianti micro-eolici. L’azienda Mact di Pesaro, nell’intento di migliorare gli aspetti estetici, ha realizzato dei rotori con le pale in elegante legno multistrato: 3,2 m di diametro e potenza di circa 2 kW. Altri espositori propongono mini impianti ad asse verticale, anche di varia e insolita concezione. Un rotore ad asse verticale ha in generale un rendimento inferiore, ma anche importanti vantaggi: come l’indipendenza dalla direzione del vento e una produttività apprezzabile già a bassi regimi.

Sebbene non se ne vedano molti in giro, sembra stia aumentando anche l’offerta di veicoli elettrici. Un padiglione era riservato proprio alla mobilità sostenibile. Per una Fiat 500 di nuovo design, con motore elettrico di 15/30 kW e batterie con capacità di 22 kwh, si dichiaravano 145 km di autonomia e una velocità massima di 115 km/h. Le auto vengono messe in vendita anche con annessa pensilina per la ricarica fotovoltaica. I prezzi però sono ancora poco competitivi.

Forse la novità che più mi ha colpito è rappresentata dallo straordinario sviluppo del fotovoltaico a concentrazione. Tre anni fa ricordo che se ne faceva promotrice, con un piccolo stand, solo la Cpower di Ferrara. Quest’anno diverse aziende avevano impiantato, sia all’interno dei padiglioni che nell’area all’aperto, grandi strutture orientabili che facevano uso proprio di questa tecnologia. Il fotovoltaico a concentrazione sfrutta l’uso di specchi paraboloidi per convergere la luce solare incidente una superficie più ampia su uno spot di ridotte dimensioni (con un rapporto 1:1000). In questo modo, a parità di superfie irraggiata, occorre solo lo 0,1% del silicio che sarebbe necessario per i pannelli più comuni e anzi questa placchetta (di pochi millimetri) può essere realizzata con accorgimenti costruttivi particolari che raddoppiano quasi, il miglior rendimento ottenuto con i moduli tradizionali. Un rappresentante spagnolo della Solfocus ne appariva entusiasta, e anzi asseriva che questo sistema, più di altri, è suscettibile di avere ulteriori importanti incrementi di efficienza nel prossimo futuro.

I visitatori di questa XII edizione sono stati 71.950 contro i 55.000 di 3 anni fa (+4% rispetto all’edizione del 2010). La superficie complessiva occupata è stata di 130.000 metri quadri (11 padiglioni), i giornalisti accreditati 325.  Al termine della manifestazione, il direttore scientifico dell’evento Luca Zingale, ha dichiarato in una nota per la stampa che  “Solarexpo e Greenbuilding con i loro numeri hanno confermato la forza delle aziende del comparto della Green Economy. Capacità imprenditoriale e vitalità inimmaginabili solo pochi anni fa. Il nuovo paradigma energetico è ormai affermato e la strada è tracciata”.

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Ambiente Lavoro 2011

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E’ difficile preoccuparsi della sicurezza nei luoghi di lavoro in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo in Italia. Eppure dal 3 al 5 maggio si è tenuto nel quartiere fieristico di Bologna il XIII Salone sulla salute e la sicurezza di lavoro, un’iniziativa nata nel 1990, quando pure la sensibilità per queste tematiche era molto inferiore a quella di oggi. Il salone “Ambiente Lavoro” si rivolge a quanti, a diverso titolo, operano nel settore. Circa il 40% dei visitatori è costituito da figure espressamente individuate dal Testo Unico (D.Lgs 81/2008) a costituire il sistema aziendale di prevenzione: RSPP, ASPP, RLS, preposto, medico del lavoro. Un ulteriore 25% è costituito da consulenti e tecnici. L’edizione precedente (2009) aveva visto la partecipazione di 166 espositori e 13.721 visitatori.

La manifestazione è una vetrina per le aziende che offrono dispositivi e prodotti per la tutela dei lavoratori e il confort del lavoro oppure servizi e materiale informativo per gli adempimenti prescritti dalla Legge. Ma con i tanti convegni in programma (circa 180), di argomento più diverso, l’incontro è anche un’occasione di formazione, aggiornamento e divulgazione (in una sala sono state inscenate delle rappresentazioni teatrali con il coinvolgimento del pubblico). Uno dei convegni ha visto la partecipazione del procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, noto per il suo impegno in favore del diritto dei lavoratori alla salute e alla sicurezza, e protagonista della causa contro i vertici della Thyssen Krupp, la cui recente sentenza di condanna rappresenterebbe una pietra miliare della giurisprudenza non solo per quanto concerne la responsabilità in materia di sicurezza del lavoro, ma anche sotto il profilo di quella penale e di quella amministrativa della persona giuridica. Per la prima volta sarebbe stata riconosciuta la natura dolosa per il datore di lavoro e la responsabilità colposa per il gruppo dirigente.

Nel 2010 sono stati oltre 700 mila gli infortuni sul lavoro in Italia, circa 1.080 i lavoratori che hanno perso la vita sul lavoro e circa 300 i morti a seguito di una malattia professionale.

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Samoter 2011

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Dal 2 al 6 marzo si è tenuto a Verona il SAMOTER, il 28° Salone internazionale delle macchine da costruzione e movimento terra. Le riviste diffuse in fiera spiegano che la prima edizione del  Samoter risale al 1964, anno in cui si comincia a dare il giusto risalto a un settore -quello delle macchine movimento terra- che fin dal 1948 era parte d’una Fieragricola. L’esposizione nel tempo si è allargata ai più diversi comparti dell’edilizia e dei lavori di cantiere e ha continuato a tenersi annualmente sino ai primi anni ’80, quando l’onda lunga di una crisi cominciata negli anni ’70 portò alla  decisione di rendere l’appuntamento biennale. Dal 1993 la rassegna è diventata triennale, alternandosi ciclicamente con due dei maggiori analoghi eventi internazionali: l’ INTERMAT di Parigi e il BAUMA di Monaco di Baviera.

In questa edizione si è avvertito molto il sobrio ridimensionamento espositivo di diverse aziende. La Caterpillar ad esempio ha fatto a meno questa volta dell’ampio campo provvisto di gradinate coperte dove  solo 3 anni fa si tenevano suggestivi spettacoli pubblicitari con macchine da cantiere. Nel mezzo di  questi ultimi due appuntamenti  il mondo è stato scosso da una crisi economica senza precedenti che si è rivelata particolarmente spietata per un settore che deve molto agli investimenti e alle aspettative di crescita sul medio periodo delle singole aziende. Comunque mi è parso che quest’anno si siano affacciate in vetrina, con maggiore spazio rispetto alla scorsa edizione, aziende costruttrici di minori dimensioni.

Ho notato tra le altre cose, un forte sviluppo delle cosiddette minipale (dette anche miniload): macchine movimento terra di piccole dimensioni o robot simili, eventualmente radiocomandati. L’abbassamento dei costi e l’avanzamento tecnologico della componentistica meccanica permette ai costruttori di realizzare in serie macchine da lavoro sempre più minuscole e specializzate, in grado di sostituire la forza umana in cantieri anche piccoli o in mansioni  molto specifiche. Un settore in crescita sembra essere anche quello della demolizione e del trattamento di inerti, con martelli idraulici, morse o pinze sempre più potenti. Novità ancora in via di diffusione sembrano essere la cosiddetta “benna frantoio”, che consente di frantumare inerti di media pezzatura (segregando eventualmente il ferro presente per mezzo di una elettrocalamita), e la cosiddetta “benna vagliante” che consente di separare il terriccio misto a pietrisco. Entrambe queste applicazioni potrebbero avere risvolti positivi dal punto di vista ecologico, l’una con il riciclaggio delle macerie di demolizione, l’altra con la separazione di terreno vegetale utilizzabile per sistemazioni  urbanistiche oppure bonifiche e ripristini ambientali.

Gli espositori al Samoter 2011 sono stati circa 900 contro i 1027 della passata edizione. Anche l’affluenza dei visitatori ha registrato un leggero calo:  circa 98.000 persone contro le 106.857 presenze del 2008. Tuttavia sono aumentati  gli stranieri (circa 11.000) e in generale i principali espositori si sono  espressi, nelle dichiarazioni ufficiali,  in modo ottimistico. E in effetti tra gli stand  era un formicolìo di operatori attenti, apparentemente più professionali che curiosi, come se nell’aria si avvertissero davvero  i primi refoli d’una ripresa.

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Pisa

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Il 13 giugno 2009 sono a Pisa. Nello slargo davanti la stazione ferroviaria si apre un’ampia area verde, un prato con al centro una fontana zampillante. Lateralmente, una pensilina si allunga protettiva e quasi sinuosa, fino alla fermata degli autobus. Una premura urbanistica che nel caso di questa città sembra richiamare anche i suoi portici. L’ufficio postale si trova, non lontano, in un antico palazzo. All’interno ferve di lavoro e di persone come una fabbrica. Gli arredi son curati ed eleganti, le pareti marmoree, i lampadari in stile antico, le finestre degli sportelli in ferro battuto, una luminosa apertura, con un mosaico di vetri colorati, al centro del soffitto, sopra grandi scrittoi in legno.

Con l’arrivo dell’amico Joseph, proseguiamo verso il cuore della città. La stradina pullula di giovani, di studenti, di turisti, di gente che semplicemente sembra passeggiare distratta. Son molti anche coloro che, ai margini di questo interminabile flusso di persone, stazionano o si avvicinano per procacciarsi qualcosa: non solo venditori ambulanti di accendini e inezie varie, ma anche barboni, accattoni, zingari, questuanti vari. Sono il sintomo di un turismo di massa che sembra esser diventato un aspetto quasi morboso per questa città relativamente piccola (87.000 abitanti).

Ci addentriamo per un portico laterale, attraverso un mercato, poi continuiamo in direzione della Scuola Normale di Pisa. Numerosissimi, lungo il percorso, i venditori di oggetti artigianali e di antiquariato. I commercianti perloppiù sembrano aspettare passivamente. Sarà l’aver compiuto un percorso un po’ fuori del canonico, ma la Torre di Pisa ci appare davanti così, inopinatamente, in un candore quasi irreale, mentre percorriamo una viuzza che costeggia anche l’Orto Botanico. La Torre è situata all’interno di un area che fu chiamata da Gabriele D’Annunzio (1863-1938), con fortunata espressione: “Piazza dei Miracoli”.

L’imponente complesso architettonico è realizzato in mezzo a un “prato”, in una zona quasi alla periferia della città. In realtà il luogo era lambito un tempo da un affluente -oggi scomparso- dell’Arno, e recenti scavi avrebbero portato alla luce l’esistenza di un porto fluviale anche. Si cominciò a costruire il duomo (in prossimità di una cattedrale pre-esistente) nell’ anno 1064, dopo che i pisani ebbero vinto una battaglia contro i saraceni, a Palermo. Parte del bottino fu riversato proprio nell’impresa edile. A enfatizzare queste vittorie e la velleitaria somiglianza con le glorie dell’antica Roma, sui fianchi della costruzione si inserirono elementi in marmo provenienti da costruzioni e monumenti di epoca romana. Nel 1152 si diede il via alla costruzione del Battistero di san Giovanni, un edificio rotondo, in asse davanti al duomo.

La costruzione delle Torre campanaria, dall’insolita forma circolare, cominciò nel 1173. I primi ordini furono realizzati in pochi anni. Il resto fu ripreso circa un secolo dopo, quando si erano già palesati i gravi problemi di staticità che la fanno “pendere” ancora oggi. Nel corso dei secoli, l’inclinazione della torre è continuata ad aumentare (sia pure con qualche periodo di stabilità), almeno fino agli anni ’90 del secolo scorso. Nel 1993 lo spostamento dell’asse dalla base alla sommità (la torre è alta circa 56 m) era di 4,43 m. In seguito fu messo in opera un lungo intervento di ingegneria civile (terminato nel 2001) che è riuscito per la prima volta a invertire la tendenza e a ridurre tale scostamento fino ad un valore appena inferiore ai 4,00 m.

L’operazione in corso è stata illustrata peraltro in una conferenza tenuta alla Facoltà di Ingegneria di Cassino il 14 novembre 2000. Il relatore fu uno dei suoi principali artefici: il prof. Carlo Viggiani, docente del Dipartimento di Ingegneria Geotecnica dell’Università degli Studi di Napoli. La torre pesa circa 15000 tonnellate ed esercita sulle fondazioni una pressione di circa 5 Kg/cm2. Sul lato in pendenza il terreno sottostante è sprofondato di 3 metri. Per raddrizzare leggermente la torre si è intervenuti sul lato opposto in due modi: 1) installando dei blocchi  di contrappeso in piombo del peso complessivo di 900.000 kg; 2) ricorrendo ad una delicatissima rimozione del terreno subsidente.

Anche per consentire questo intervento, la torre di Pisa è stata chiusa al pubblico il 17 gennaio 1990. Alla riapertura, il 15 dicembre 2001, l’accesso è stato limitato a gruppi di poche decine di persone e il biglietto è passato da 4000 lire a 15 euro. Salire sulla torre può essere abbastanza entusiasmante. Gli scalini che vi ruotano all’interno sono usurati in modo asimmetrico e l’inclinazione dà una leggera sensazione di falsa ebbrezza. La salita e la discesa dei turisti sono controllati anche da personale di sorveglianza. Comunque all’ultimo livello, in termini di sicurezza anticaduta, mi è sembrato insufficiente il parapetto ai piedi di un’alta gradinata. Se si trattasse di un cantiere edile, probabilmente gli ispettori del lavoro non consentirebbero per operai esperti il piccolo rischio che si consente invece ai turisti!

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