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Istituzioni e politica

Ristrutturata la sede del consultorio di Ausonia

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Col sole basso vicino al tramonto in un clima piuttosto freddo, è stata inaugurata ieri la sede ristrutturata del Consultorio socio-familiare di Ausonia (FR).  Il Sindaco, dopo l’apertura di qualche bottiglia di spumante, ha guidato le persone presenti attraverso il rinnovato edificio sito nel cuore storico del piccolo comune ciociaro (2598 abitanti). Quando entriamo nella prima stanza, dalle pareti vivacemente colorate di rosso, rimango stupito nei miei ricordi. Non molti anni fa era adibita ad archivio comunale. Nel 2002 prestai servizio civile presso il Municipio e in una circostanza noi obiettori fummo incaricati di trasportare e sistemare in essa decine e decine di faldoni contenenti gazzette ufficiali e documenti vari. Allora, dietro una cigolante porta di legno si aprì davanti a noi una stanza scura e polverosa, con migliaia di fascicoli inseriti alla rinfusa negli scaffali alle pareti e sparsi letteralmente ovunque, a partire dal pavimento stesso su cui camminavamo.
E’ in uno slargo del corridoio che si tengono alcuni brevi discorsi. Il Sindaco Michele Moschetta si è dichiarato orgoglioso di questo “polo di eccellenza” la cui utenza raggiunge vari comuni del basso frusinate e anche della vicina provincia di Latina. Ha elogiato un lavoro che richiede “sensibilità, tatto e competenza” e ha detto che l’Amministrazione ci teneva molto a riportare quanto prima il Consultorio nel centro storico del paese. Dal canto suo la responsabile di distretto per i consultori, la signora Lina Iadecola, ha ringraziato sia il Sindaco che l’assessore De Magistris per l’accoglienza nei nuovi confortevoli locali, e ha osservato come il Consultorio di Ausonia sia rimasto l’unico, nello spirito originario della legge (1975), a conservare un patrocinio così forte da parte del Comune ospitante.
Sembra che il Consultorio di Ausonia sia stato tra i primi ad essere istituito, grazie molto all’impegno -oltre 30 anni fa- dell’allora amministratore Michele  Thomas. L’anziano Thomas, conosciuto  anche come artista  per le stimabili opere scultoree in pietra, ha ricordato le difficoltà delle origini, quando il presidio sanitario fu allocato nei locali inveterati di quella che era stata una volta una scuola e che allora ospitava anche il Comune e la Biblioteca. Ha ricordato ironicamente che quando arrivavano degli ispettori dalla Regione, fosse per il Consultorio o per la Biblioteca, si mostravano loro sempre solo le medesime stanze (più decorose) del piano terra (sic). In effetti la sede era stata chiusa nel febbraio 2006 a causa dell’aggravarsi delle infiltrazioni d’acqua proprio nei piani superiori.
Ma proseguiamo la visita in quella che dovrebbe diventare la sala riunioni. Li ci raggiunge il prete e dei fogliettini vengono distribuiti meticolosamente a tutti come a scolaretti. La corrente elettrica va via, ma il testo della preghiera viene letto nella penombra dal prete stesso. Solo quando accenna “a bambini che non sono nati per difficoltà di altri“, mi ricordo che i Consultori son qualcosa di prettamente… laico e di non troppo gradito al clero.
A riunione sciolta, l’assistente sociale Rita Martufi continua a spiegare alla giornalista Romina D’Aniello (Ciociaria Oggi), la funzione e l’importanza dei Consultori nella prevenzione, sottolineando la disponibilità ad accogliere in particolare gli adolescenti, e ricordando che si garantisce sempre a chiunque la totale privatezza. Ad Ausonia lavora una squadra di diverse figure professionali: due assistenti sociali, un’ostetrica, un’infermiera e un’ausiliaria socio sanitaria (a tempo pieno); uno psicologo, un ginecologo e un pediatra (un giorno a settimana).

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Berlusconi e lo scudo… spaziale

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Esaminando molto attentamente la regolarità del mio biglietto, un controllore del treno osservava come la legge italiana sia severissima con i piccoli illeciti e larga di maglie invece, con i grandi furbi. Alludeva soprattutto all’approvazione in Parlamento, di pochi giorni prima, del cosiddetto “scudo fiscale”. Il governo -ponendo la fiducia- ha voluto portarlo avanti  “per forza”. Ma perché agli evasori che si avvalgono di questa sorta di strabiliante “scudo… spaziale” (alla stregua di un cartone animato giapponese) è stato garantito anche l’anominato? In questo modo chi condona i capitali illecitamente occultati in ogni caso non avrà convenienza ad attirare su di sé gli occhi del Fisco o della Guardia di Finanza. Continuerà a spendere i suoi soldi gradualmente, di nascosto, o semplicemente a tenerli all’estero.
Questo significa che di un provvedimento discutibile dal punto di vista morale, la collettività non potrà neanche averne, in un momento di crisi economica così grave, un vantaggio indiretto. A imprenditori che posseggono altrove capitali non dichiarati, si sarebbe dovuta imporre una dichiarazione pubblica: quantomeno gli stessi non avrebbero avuto remore poi ad iniettare la liquidità regolarizzata nelle loro aziende. Eventuali ispettori della Finanza, (sensibili ai temi del lavoro), lo avrebbero apprezzato, persino.
Ma proprio sotto questo aspetto si poteva forse fare di più. Si sarebbero potuti condonare solo capitali rientrati e fattivamente investiti in aziende italiane. Per decine o centinaia di migliaia di piccole e medie imprese sarebbe stata una manna. Certo, avremmo scoperto magari qualche cifra iperbolica occultata dal signor Berlusconi stesso, ma in compenso anche quella, sarebbe tornata dai paradisi fiscali per rafforzare aziende del nostro Paese. Troppo… logico?

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XXXVI Fiera Campionaria di Sora

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Venerdì 25 settembre 2009 alle ore 17.30 è stato dato il via alla 36° Fiera campionaria di Sora (FR), l’evento più importante ospitato nell’area espositiva della città, in località San Domenico, nei pressi dell’omonima Abbazia (XI secolo). La tradizionale fiera si tiene l’ultima settimana di settembre e interessa principalmente i settori del mobile, dell’arredamento, dell’impiantistica domestica, dell’artigianato, dell’agricoltura, della meccanica e del movimento terra. Non avevo mai assistito alla sua inaugurazione. Erano presenti tutte le autorità -civili, ecclesiastiche, militari- ai diversi gradi.
Al taglio del nastro hanno partecipato fra gli altri l’attuale presidente della Provincia Iannarilli, l’ex presidente della Provincia Scalia (ora alla Regione), il vescovo di Sora (di recente insediamento), assessori e senatori vari della Repubblica.
Inni nazionali e solenni onori ai militari caduti nelle guerre. Poi i discorsi. Il vescovo ha letto una sorta di benedizione  degli “affari”, mentre i politici hanno enfatizzato l’importanza della manifestazione, auspicandone l’ effetto benefico sull’economia ciociara e locale. Ma i toni enfatici e ampollosi e la corte di uniformi e di auto blu, strideva non poco con la realtà -più misera- dei fatti. La Fiera è quasi solamente un grande mercato di commercio al dettaglio. Quanto all’Italia, (e alla Ciociaria in particolare), da anni si è incamminata in una fase di lento declino tecnologico e industriale, in gran parte parte per colpe proprio di una classe politica ben rappresentata su quello stesso palco.

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C’era una volta Campo Miranda

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Situato poco lontano dalla stazione ferroviaria, c’era una volta a Cassino (FR) una delle ultime aree verdi e quasi intonse della città:  Campo Miranda (chiamato erroneamente “Boario”, ndr). Quando frequentavo il liceo, spesso ci recavamo lì con i professori di educazione fisica. Appena oltre l’entrata, c’era un campetto di calcetto malamente recintato e qualche arredo per far giocare i bambini. Su una giostra di ferro a volte ci sedevamo a conversare in attesa che l’ora terminasse. Dintorno prato verde e, di primo mattino, erba rugiadosa. Di solito c’era la nebbia e il sole vi traspariva, sferico e fioco, come fosse la luna.

Nel 1993 un sindaco “illuminato” aveva avviato a Cassino l’operazione che si potrebbe intitolare “zero marciapiedi senza alberi“. Migliaia di piante sono state messe a dimora nella città aprendo, ovunque possibile, cerchi nel cemento. Oggi quegli alberi recano non poco refrigerio in una città situata in una conca dal clima infelice. Comunque, finito l’effetto “Mani pulite”, il sindaco “virtuoso” con la faccia da “bravo ragazzo” è passato come una meteora. E’ bizzarro come la stupidità umana riesca ad essere sempre più prolifica della lungimiranza. I nuovi politici cassinati (forse per giustificare i parcheggi a pagamento in una città che non aveva “scuse” per prevederli) hanno pensato di realizzare un “immenso” parcheggio spalmando una distesa di asfalto sulla fertile terra di un campo verde. Un ettaro di catrame, steso da cima a fondo, che d’estate riverbera di calore come una fornace.

Lo scorso maggio c’è stata poi la visita del papa Benedetto XVI. E allora per il parcheggio si sono rese necessarie opere di “somma urgenza” riguardanti la risistemazione dei luoghi e la bonifica dai rifiuti. Ad oggi, la sporcizia ancora c’è. Quanto ai lavori (per il risibile importo di Euro 347.893,14) apparentemente è stato realizzato solo un cordolo di cemento tutto intorno e, alla meno peggio, sparpagliato del brecciolino sul lembo di prato che ancora vi insisteva ai margini. E’ grottesco: per fabbricare quel candido brecciolino si sventrano montagne e si distruggono ecosistemi,  eppure lo si spreca in modo disordinato e approssimativo, per “soffocare”  (in maniera insufficente peraltro) l’erba che ancora cresce attorno alla megapiazza di asfalto. Dal punto di vista “termodinamico” un aumento sconsiderato e gratuito… dell’entropia dell’universo. Dal punto di vista politico un esempio di cattivissima gestione (economica, ambientale, urbanistica) del denaro pubblico.

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Coreno Ausonio (Fr): amministrative 2009

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Una settimana fa -8 giugno 2009- la svolta. Lontani i tempi in cui la lista civica di opposizione, in netta minoranza di consensi, si presentò alle comunali con soli… 3 candidati (1990). Quest’anno scadevano i 10 anni di doppio mandato del Sindaco uscente Antonio Gargano e l’occasione si è rivelata propizia per un rinnovamento generale della classe amministrativa. Il clima politico si è arricchito del coinvolgimento in prima persona di molti giovani e di candidati vari alla prima esperienza elettorale. Per la prima volta è stata candidata una donna a sindaco, soprattutto per la prima volta si sono costituite tre liste in luogo delle canoniche due. Grazie anche a queste novità, la campagna elettorale sembra essersi svolta (diversamente dalle ultime tornate) senza eccessive pressioni o tensioni, con un accresciuto senso della democrazia.

Mario Parente era candidato a sindaco per la lista “Tutti insieme per Coreno“, a proseguire la linea di potere che in paese ha prevalso praticamente incontrastata dal dopoguerra fino ad oggi; Margherita Di Siena era alla testa di “Nuovi Valori“, un esperimento politico di recentissima costituzione che ha scalfito un po’ gli equilibri tradizionali, ma senza catturare grossi consensi (www.nuovivalori.it); Domenico Corte era capolista di “Per un Paese Nuovo“, l’assembramento d’opposizione storicamente perdente ma che stavolta, un po’ a sorpresa, ha prevalso.

Così, forte di un consenso di cinquanta voti in più, Domenico Corte (classe 1963) è diventato il nuovo Sindaco in una giornata che rimarrà negli annali della storia recente di Coreno Ausonio (FR). “Mimmo” Corte è noto da sempre ai Corenesi per l’entusiasmo con cui sin da giovane si è dedicato all’organizzazione di pubbliche manifestazioni o eventi di vario tipo. Tra questi, sicuramente da citare (anche solo per il record di presenze registrato: 5 volte il numero degli abitanti del paese!), il concerto dei Nomadi, nel 2002.
Negli ultimi 5 anni -capogruppo d’opposizione- egli si era fatto portavoce tra l’altro delle istanze dei cittadini che si sentono minacciati da uno sfruttamento impetuoso e senza regole del giacimento di marmo che ricade nel territorio collinare di Coreno. La sua elezione quindi, dopo decenni di superficialità e lassismo amministrativo, può essere letta anche come un solidale sostegno della cittadinanza alle battaglie sue (e del suo gruppo), per la tutela dell’ambiente, della salute e della legalità.

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Marciapiedi a Coreno (anno 2009)

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I marciapiedi a Coreno, nell’anno 2009, sono ancora una conquista. Basti pensare che nel passato, in attesa di completarli, almeno lungo alcune vie erano stati installati solo i cigli in marmo. Era molto divertente camminarci sopra a mo’ di equilibrista. Poi un anno fa li hanno tolti del tutto e hanno asfaltato l’intera sede della strada. Decisione saggia, poco da eccepire. Però anche un’ammissione di sconfitta da parte degli amministratori che, in oltre 20 anni (sic!), non sono riusciti a terminare il lavoro e alfine si sono arresi.
In queste settimane e in questi giorni in particolare, i politici locali sono presi soprattutto dalle trattative e dalle confabulazioni per la costituzione delle liste da presentare alle prossime elezioni municipali. Eppure proprio in questo periodo qualcosa di positivo si sta facendo. In attesa che arrivi l’ADSL, a Coreno Ausonio stanno arrivando… i marciapiedi. Proprio quelli che il codice definisce “parte della strada, esterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti delimitata e protetta, destinata ai pedoni“. Lode, almeno in questo, all’amministrazione uscente. Per la sicurezza stradale, un segno di civiltà anche la costruzione di dissuasori in elegante pietra bianca. Per una volta superiamo pure il vicino comune di Ausonia (tié) che quattro anni fa ne aveva fatti installare alcuni di plastica nera.

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Leonardo Express

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Leonardo, il genio del Rinascimento che ancora ai nostri giorni continua a dare lustro ad una nazione che sembra far di tutto per non meritarne, si rivolterebbe nella tomba. Lo Stato italiano usa il suo evocativo nome per fregare soldi a ignari turisti stranieri oltre che ai suoi stessi cittadini. Forse molti viaggiatori avranno già intuito che mi riferisco al treno navetta che fa da spola tra la stazione di Roma Termini e l’aeroporto di Fiumicino. Un capolavoro italiano. Una tratta di solo una trentina di chilometri che viene percorsa in quasi tre quarti d’ora. Il treno non fa soste intermedie, ma a scanso di equivoci una voce ripete ossessivamente la prossima fermata. “Leonardo Express” collega un grande aeroporto, ma è un treno come gli altri, salvo il fatto che non ci sono vani dove riporre le valigie. Neanche la frequenza è particolarmente serrata: ne parte uno ogni mezz’ora. A Fiumicino ne ho perso uno per pochi minuti (perché peraltro delle indicazioni in aeroporto erano state poco chiare). Comunque proprio mentre il treno stava partendo, un signore al mio fianco, trafelato, si toglie il cappellino e lo sbatte sui bagagli esclamando: “Mannaggia all’Italia! “. Mai sentita un’imprecazione così. Forse c’era dentro la sua storia di emigrante.
Il biglietto per una sola corsa su “Leonardo” costa 11 euro, più di quello che nel Lazio consente di viaggiare in tutto il resto della regione per un intero giorno. Nondimeno a Fiumicino la maggioranza delle macchinette per timbrare non funziona. Una famiglia di francesi sembra rammaricata di non aver capito neanche che i biglietti andavano obliterati. Interpellato in proposito, un ragazzo li tranquillizza: “Non preoccupatevi, i controlli non ci sono quasi mai“. Per il bene e la dignità del nostro Paese non sapevo che augurarmi: dopo quella rassicurazione, che i controllori fossero passati o no, in ogni caso avremo fatto una brutta figura!
Per la cronaca: non sono passati.

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Brunetta sbaglia

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Non sono d’accordo con la proposta del ministro Brunetta, sulla visita fiscale da mandare anche per un solo giorno di malattia. Secondo me egli ricade nell’errore “italiano” di prendere un dilemma per il corno sbagliato. Al contrario il lavoratore dovrebbe avere il diritto di assentarsi (saltuariamente) per uno o due giorni senza neanche dar conto del motivo. Queste circostanze dovrebbero essere lasciate al rapporto di fiducia tra datore e lavoratore, e si autolimiterebbero semplicemente prevedendo che i giorni di lavoro persi non siano retribuiti. Il problema sta da tutt’altra parte. Sta nel fatto che un medico dà burocraticamente al lavoratore 5 giorni di malattia quando magari la lieve indisposizione si risolverà in 2 giorni. Sta nella facilità con cui i medici di base concedono questi periodi di “vacanza” senza troppe verifiche, anche con mal precisate motivazioni di “depressione” del soggetto o simili. Sta nelle visite fiscali stesse, che essendo poco più di una farsa, costituiscono un costo aggiuntivo che grava in modo gratuito sul sistema lavoro.

[Pubblicato sulla rubrica Italians di Beppe Severgnini il 22 luglio 2008; http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-07-22/06.spm]

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L’ICI: una tassa bellissima

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L’Ici è una delle tasse più “belle” che esistano. Ad esempio è tra le poche di cui il cittadino sa chi deve renderne conto. Non di rado i sindaci utilizzano quegli introiti comunali anche per farsi degli “amici”, per favorire magari assunzioni poco meritocratiche o assegnare appalti clientelari. I cittadini lo sanno, in genere tollerano, altre volte meno. In ogni caso sono ben consapevoli che in simili “manovre” ci sono direttamente anche i propri soldi. Questa cognizione dovrebbe favorire una maggiore sensibilità sull’operato delle amministrazioni locali. I trasferimenti dallo Stato ai Comuni sono l’opposto. Sono il clientelismo partitico, spesso elargizioni di “numi tutelari” a beneficio magari di fedeli vassalli sul territorio. In esse il cittadino ha poco da intromettersi.

E’ vero, il “possesso” di una casa non è un reato, ma neanche il reddito lo è. Lo Stato tassa il reddito perché ha bisogno delle risorse di tutti per sussistere e per distribuire ai cittadini diverse utilità (alcune delle quali sono senza prezzo, come la giustizia). Se lo Stato preleva meno soldi dalle tasse sul patrimonio, giocoforza deve prenderne di più dalle tasse sul lavoro. L’effetto è che per salvaguardare chi “possiede” ricchezze (compreso magari un pigro nullafacente) penalizza leggermente più chi lavora e chi le ricchezze le “produce”. Se ne potrebbe arguire, con un po’ d’ironia, che l’ ICI è una tassa che va a favore dei muratori!

Non tutti i cittadini lo sanno (vedi post precedente) ma l’ICI in realtà prevede già oggi una detrazione sulla prima casa. Questa detrazione in fondo ha in sé il riconoscemento di un diritto ad un alloggio abitativo “minimo”, che non è quindi soggetto ad alcuna imposta. Bisognerebbe pure osservare che in genere un’abitazione “consuma” diversi servizi forniti dal Comune di appartenenza: asfaltatura e pulizia delle strade adiacenti, illuminazione pubblica, manutenzione del verde limitrofo, sicurezza.
Un’ultima considerazione. Se si abolirà l’ICI sulla prima casa (come credo sarà inevitabile), è verosimile che in Italia ne risulteranno 50 milioni di “prime case”. Con buona pace della trasparenza anagrafica e della lotta all’elusione fiscale.

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Buonanotte all’Italia (politiche 2008)

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Provo a dire la mia sul voto delle recenti politiche del 13 e 14 aprile. Mi sembra evidente che gli elettori, nonostante la scossa di rinnovamento voluta da Veltroni, abbiano voluto punire soprattutto il governo di centrosinistra di Prodi che pure aveva tentato (molto timidamente), di percorrere un cammino di provvedimenti impopolari ma utili nel lungo periodo. La speranza era evidentemente di ridistribuirne i primi (acerbi) benefici già nella seconda parte della legislatura, che poi però non c’è stata.
Comunque i vantaggi di medio-lungo termine, che sia per diffidenza (più o meno giustificata) o per ottusa mancanza di lungimiranza, noi italiani non li sappiamo capire. Il fatto che la maggioranza dei cittadini abbia preferito una parte politica non significa necessariamente che questa sia la migliore per il bene dell’Italia. Anzi. Il nostro Paese si trascina zavorre gravissime che ci sono state lasciate in eredità da una “prima Repubblica” governata da partiti con amplissimi consensi popolari!
Noi italiani siamo così. Siamo sensibili all’ICI o al bollo auto più che alla tutela del paesaggio o alla sicurezza stradale, e ci frega poco del debito pubblico e degli investimenti nell’istruzione o nella ricerca. Per noi lo Stato è soprattutto una succulenta greppia per molti o un leviatano oppressore per altri. Chi ha votato il centrodestra non ne pretende tanto uno migliore, quanto uno Stato che dia (in termini soprattutto economici ma anche burocratici), il minore “fastidio” possibile. Berlusconi solletica questi vizi italici, sfrutta le inefficienze pubbliche da una parte, i nostri difetti di senso civico dall’altra.
Ma c’è di più. La coalizione berlusconiana è tutto meno che liberale. A vincere è stato un voto CONSERVATORE. Una destra simile a quella dei feudatari prima della rivoluzione industriale. Le persone si sentono minacciate non solo dalla criminalità, (cui pure la destra sembra dare apparentemente una risposta più incisiva) ma anche dalla nuova economia e dalle crisi mondiali. In una nazione in cui moltissimi cittadini hanno raggiunto un certo benessere, secondo me ha prevalso anche un tentativo molto “italiano”, stolto e disperato, di conservare ciascuno il proprio patrimonio e le proprie rendite, grandi o piccole che siano.
Ma dove andremo così?

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