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XX Edizione “Libri sulla cresta dell’onda” (Franco Di Mare, Raffaele Cantone)

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XX Edizione Libri sulla Cresta dell'onda

XX Edizione Libri sulla Cresta dell’onda

Durante la serata dello scorso 5 agosto, nella suggestiva cornice del centro C.O.N.I. di Formia (Lt), il giudice Raffaele Cantone e il giornalista Franco Di Mare hanno partecipato al secondo dei tre incontri della XX rassegna letterariaLibri sulla cresta dell’onda a cura della libreria “Tuttilibri”. I due convenuti, attenti osservatori dei nostri tempi, si sono prestati a riflessioni per nulla banali sullo stato e sul sentire della legalità in Italia.

Franco Di Mare ha presentato il libro dal titolo “Il paradiso dei diavoli“, un racconto ambientato nella sua Napoli. Per il noto giornalista della Rai, Napoli è una città unica al mondo perché i quartieri socialmente più “degradati” non si trovano nella periferia, ma nel suo stesso centro. Così succede che anche la “buona borghesia” cittadina si sia abituata non solo a tollerare, ma anche a favorire varie forme di illegalità. Il libro narra tra le altre cose della corruzione di un professore universitario che vuole appropriarsi del buon lavoro di un giovane per favorire la carriera del figlio. Per Franco Di Mare il confine tra bene e male, che per molte persone che vivono in altri luoghi è un limite lontano dalla propria esistenza, a Napoli diventa una fettuccia che sfiora i passi della vita quotidiana e che di tanto in tanto si travalica. Ne fa un esempio grottesco: un uomo conosciuto come un impiegato pubblico integerrimo che in una circostanza si è prestato a fare il killer su commissione.

Non molto tempo fa costituiva una sorta di passatempo per i napoletani osservare in mare i motoscafi della Guardia di Finanza all’inseguimento dei contrabbandieri. Gran parte degli spettatori facevano il tifo per quest’ultimi. Il contrabbando di sigarette era accettato da tutti, anche perché per la politica era diventato l’alibi per non intervenire sulla disoccupazione e sul dilagante disagio sociale. Una città senza speranze? Franco Di Mare ritiene di no. Ricorda che una ventina di anni fa quando si pensò di riqualificare il parco cittadino furono introdotte nel laghetto delle papere che l’indomani erano sparite. Non durarono più di 24 ore. Oggi gli uccelli acquatici vi sguazzano indisturbati. Un piccolo progresso che lascia sperare per il futuro in “conquiste” più importanti. Purtroppo, ammette il giornalista, non avverrà sulla scala della vita di un uomo.

Vista la sua professione, non poteva mancare una domanda sul mondo dell’informazione che in Italia non si sofferma tanto sui problemi veri del nostro Paese (come la malavita organizzata) ma dà risalto piuttosto a questioni inutili o argomenti frivoli. Come siamo arrivati a questo? Franco Di Mare ricorre ad una metafora che lo avrebbe folgorato -quasi ammutolito- durante un convegno in cui si dibatteva della televisione “malata” che sfrutta il corpo delle donne. Come si cuociono le rane? Non come le aragoste, che si buttano di colpo nell’acqua bollente. Gli anfibi infatti zampillerebbero fuori della pentola con tutta la forza delle loro zampe posteriori. Le rane si cuociono a fuoco lento. Si adagiano nell’acqua fredda, in un ambiente che almeno all’inizio non sentono lontano dal proprio habitat naturale. Quindi vengono intorpidite gradualmente con il calore. Quando la temperatura diventa eccessiva le rane sono ormai incapaci di qualsiasi reazione e muoiono. Come siamo arrivati a questo? Poco alla volta, senza che ce ne siamo accorti, siamo stati bolliti.

Raffaele Cantone ha scritto assieme al giornalista Gianluca Di Feo un libro dal titolo “Football clan“. Ha spiegato perché non deve stupire che le mafie siano interessate ad investire denaro nel calcio. L’aspetto più banale è che il calcio costituirebbe un ottimo pretesto per intrattenere rapporti con amministratori e dirigenti di altre società. Nelle tribune avverrebbe quello che non avviene neanche nel parlamento italiano. Il magistrato, appassionato tifoso del Napoli, non ha risparmiato battute sui recenti acquisti della squadra del cuore, ma ha anche ricordato le complicità che a volte si instaurano tra il mondo dei calciatori e quello della criminalità. Lo stesso Maradona, all’apice della sua popolarità, sceglieva la vita e le compagnie delle zone più malfamate della città. Fu in quel periodo che il Napoli mancò lo scudetto  perdendo goffamente una partita col Milan. Fu solo un caso? La criminalità può gestire l’economia dei gadget. Squadre di calcio come il Napoli, ma anche la Lazio, a differenza di altre società paragonabili (come il Barcellona) incassano ben poco da questo settore commerciale. Come mai?

La giustizia ordinaria ha delle norme ridicole, come quella che ha permesso all’allenatore della Juventus di patteggiare la pena dopo due gradi di giudizio sfavorevoli. Quanto alla giustizia sportiva, questa è ben peggiore. “Fa ridere” – tira corto il magistrato. Richiama casi recenti, come quello del capitano della Lazio o del portiere del Torino. Entrambi si sarebbero venduti delle partite, ma le condanne della giustizia sportiva  -piuttosto blande- sono arrivate solo alla fine del campionato. Le scommesse sono un altro importante capitolo di interesse per la criminalità organizzata. La quantità di denaro che orbita attorno alle scommesse è difficilmente stimabile ma, sulla base di qualche indizio, sarebbe enorme. Se non si porrà qualche argine, il calcio perderà l’interesse popolare che lo contraddistingue. Non sarebbe così improbabile. In fondo è già successo per altri sport che un tempo erano quasi altrettanto popolari come la boxe e l’ippica. Comunque il rischio di inquinamento ci sarebbe anche negli sport meno seguiti, dove di solito gli atleti hanno retribuzioni modeste e sono più facilmente corruttibili.

Area Coni di Formia alla fine dell'incontro letterario

Area Coni di Formia alla fine dell’incontro letterario

Al di là dell’argomento psudo-sportivo del libro, il magistrato si è prestato a considerazioni di carattere generale sulle organizzazioni mafiose. Come si fa a capire se le mafie si sono insediate al di fuori dei loro luoghi di origine (ad esempio nel basso Lazio)? Secondo Cantone un equivoco di fondo ha caratterizzato gli anni ’90. Allora si pensava che la criminalità organizzata fosse presente solo laddove ci fossero boss, sparatorie, estorsioni e cose simili. Oggi sappiamo che questi criteri, al di fuori delle regioni storicamente presidiate, semplicemente non sono validi. In effetti in molte aree d’Italia, come nel Lazio meridionale, non si avvertono presenze eclatanti. Poi però  “in lombardia succede che il prefetto non si accorge che la ndrangheta comandava la Regione”. In realtà la malavita organizzata, più che negli alti palazzi del potere, vive soprattutto sul territorio, dove può portare avanti attività di riciclaggio e investimenti. I Comuni sono gli enti che contano di più per le mafie, proprio perché gestiscono la vita quotidiana del territorio. “Un assessore, magari all’urbanistica, è più importante di un parlamentare che si limita a schiacciare bottoni a comando. Il controllo di un municipio vale 100 volte più di una sparatoria” spiega Cantone. Secondo lui l’attuale sistema elettorale dei Comuni, (che pure in genere è apprezzato per la sua efficienza, ndr), nel Sud Italia avrebbe favorito le mafie perché le maggioranze possono essere ribaltate spostando un pacchetto di voti relativamente piccolo. Bisogna ricordare che le mafie non gestiscono il voto tanto attraverso gli affiliati, quanto attraverso l’economia. All’inizio sono presenze persino gradite, specie in un momento di crisi come quello attuale, perché sembrano portare lavoro e ricchezza nel sistema produttivo locale. Alla lunga però scacciano l’economia pulita.

Come contrastare queste infiltrazioni più o meno subdole? Per Raffaele Cantone sarebbe sufficiente solo che ciascuno faccia il proprio dovere. Le mafie hanno bisogno e vivono anche di “rispetto”. Soprattutto, osserva acutamente,  si inseriscono facilmente dove sono già consolidate forme di illegalità: “dove i cittadini sono adusi violare norme piccole, arriva la camorra e vìola le norme grandi. Osservazione ineccepibile, che rivela come il magistrato conosca bene le dinamiche e le strutture umane di cui parla.
A giudizio dello scrivente, è mancato forse un tassello. E’ importante sì, per ciascuno di noi, avere il giusto riguardo per le regole, avere a cuore le norme anche piccole. Ma soprattutto è importante che le leggi stesse siano formulate in modo da poter essere facilmente comprese e rispettate. Nessun cittadino o imprenditore onesto dovrebbe essere indotto o costretto, da leggi complicate o vessatorie, oppure da amministrazioni confuse e inefficienti, a scegliere tra  la ricerca di ambigue scorciatoie e la rinuncia ad aspirazioni legittime.

XX edizione Libri sulla cresta dell'onda: Raffaele Cantone e Franco Di Mare

XX edizione Libri sulla cresta dell’onda: Raffaele Cantone e Franco Di Mare

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Tutti a casa! O quasi (politiche 2013)

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Piazza san Giovanni, Tsunami tourIl 24 e 25 febbraio le elezioni politiche ci hanno consegnato un Parlamento diviso. La coalizione di Centrosinistra, grazie al premio elettorale, ha ottenuto la maggioranza (d’un soffio, con il 29,5%) solo alla Camera dei deputati. Nell’altro ramo del Parlamento si è prodotta invece una situazione di stallo in cui il Centrosinistra  è riuscito a guadagnare 123 seggi (con il 31,6 % dei voti), il centrodestra 117 seggi (30,7%), il Movimento Cinque Stelle 54 seggi (23,8%), la Lista Monti 19 seggi (9,1%) e altre formazioni 2 seggi.

E’ desolante che dopo aver fatto di tutto e di peggio, lasciando il Paese in una situazione di debole coesione sociale, eticamente alla deriva ed economicamente in ginocchio, il centrodestra guidato da un leader vecchio e consumato (oltre che disonesto), abbia potuto giovarsi ancora dell’adesione di quasi 1/3 degli italiani. Viene da chiedersi cos’altro avrebbe dovuto fare per meritare, se non di essere cacciato (a pedate), quantomeno di essere messo garbatamente alla porta dei palazzi istituzionali.

Folla a Roma per lo tsunami tour di Beppe GrilloSuscita invece qualche speranza il successo del Movimento Cinque Stelle.  L’exploit che l’ha portato (in 3 anni) a raggiungere 1/4 dei consensi nazionali ha sorpreso soprattutto quelle persone che non hanno una connessione internet veloce o quei politici che non conoscono la realtà quotidiana della gran parte dei cittadini. Negli ultimi anni agli italiani sono state imposte  rinunce via via più gravose. Al taglio dei servizi pubblici e dello stato sociale si è aggiunto l’aumento delle imposte dirette e indirette. Una stretta che in un periodo di eccezionale difficoltà economica come quello che stiamo vivendo, non ha causato solo uno scadimento del tenore di vita delle famiglie: ha compromesso la sopravvivenza stessa di imprese grandi e piccole e ha comportato la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Eppure a questo sacrificio collettivo non ha corrisposto una maggiore parsimonia della classe politica che ha continuato a dilapidare denaro pubblico, né è stato intaccato in modo significativo alcun privilegio della classe dirigente del Paese. Piuttosto inchieste giornalistiche e giudiziarie hanno continuato a mettere in luce sprechi, corruttele e sodalizi criminali.

Beppe Grillo a Roma (Tsunami tour).Il partito di Beppe Grillo ha saputo intercettare il malumore popolare (i detrattori lo definiscono “populista”) per un degrado morale ed istituzionale diventato sempre più insostenibile. Mentre ci si meravigliava che gli italiani, a differenza di altri, avessero accettato docilmente le misure di austerity (il primo ministro del governo tecnico Mario Monti quasi se ne vantava), il malcontento veniva raccolto in buona parte dal Movimento Cinque Stelle. Ha destato critiche che il “movimento” sia caratterizzato da regole ferree che  apparentemente non lascerebbero libertà di iniziativa  individuale ai singoli aderenti, ma evidentemente si sono trascurati i termini in gioco. In Italia vige un consolidato sistema di poteri ben radicato e difficilissimo da scalzare. Lo si coglie in aspetti anche marginali della stessa legge elettorale. Perché un partito già in Parlamento dovrebbe essere esonerato dal raccogliere le firme per una nuova competizione democratica? Perché un partito che si presenta in Senato da solo deve superare una soglia di sbarramento dell’ 8% e se invece si allea con altri (in modo “complice”, di solito con accordi sottobanco), la soglia si abbassa al 3%? Perché per lo stesso Senato (dove si è reso arduo ottenere una maggioranza) non possono votare i giovani sotto i 25 anni?

Affissioni elettorali, Ausonia 20/02/2013Il fatto è che in Italia il potere si auto-protegge con un muro di gomma; in ciascuna delle forme in cui si manifesta, il potere è diventato molto simile ad una vera e propria “casta”. Del resto tutto nel nostro Paese appare in qualche misura “mafioso”, ovvero difficilmente permeabile al rinnovamento e al ricambio di persone, anche solo generazionale. Si pensi alle campagne elettorali costose e condotte senza rispetto delle regole. Al clientelismo forte come in nessun altro stato occidentale. All’informazione televisiva e alla stampa in gran parte asservite alla politica; alla mancanza di ADSL in tante aree del territorio nazionale. Beppe Grillo con i suoi modi istrionici ci ha consegnato una chiave (o un piede di porco) per scardinare questo sistema inveterato e corrotto. Ha aperto una breccia per i semplici cittadini in un mondo della politica chiuso, lontano dalla realtà e viziato dai privilegi. L’impresa, non priva di suggestioni epiche, ha richiesto al comico genovese non pochi anni di impegno civico ed è stata condotta peraltro in modo perfettamente democratico (aldilà di eccessi solo verbali ed icastici). 

Quanto al centrosinistra, ed in particolare al PD, questa formazione “progressista” è rimasta aggrappata con superbia alle sue vecchie posizioni, liquidando con supponenza le richieste di maggiore trasparenza, onestà, sobrietà che provenivano da giovani e meno giovani cittadini che ora cominciavano ad informarsi anche attraverso la rete. Eppure in virtù della sua stessa identità storica, quelle nuove istanze di democrazia, di partecipazione e di pulizia morale, idealmente avrebbero dovuto già appartenerle. Si è detto che dopo  anni di devastante malgoverno, nella partita di questa tornata elettorale il centrosinistra ha sbagliato un tiro a porta vuota. Nondimeno ha ancora un’occasione, forse irripetibile. Quella di riscattare, se vuole, quasi due decenni di immobilismo e di inciuci, portando a termine alcune riforme epocali senza più il ricatto di Berlusconi: legge sul conflitto di interessi, legge anticorruzione, Rai svincolata dai partiti, pluralismo dell’informazione, snellimento della giustizia (con abolizione di tutte le norme ad personam), legge elettorale (a doppio turno), riduzione dei costi dei partiti e della politica. Ma lo vuole veramente?

Una deludente vittoria di misura“, politiche 2006
Buonanotte all’Italia“,  politiche 2008
Sabaudia dopo il V-Day“, Beppe Grillo a Sabaudia 2007

Tzunami Tour, Roma 22/02/2013

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Aspettando “Zio Peppuccio” e tutti gli altri…

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Ieri pomeriggio nella piazza Umberto I di Coreno Ausonio (Fr), a un anno di distanza dalla sua misteriosa scomparsa, si è tenuto un incontro pubblico in ricordo di Giuseppe Ruggiero (dai compaesani chiamato “Zì Peppucciu”). La circostanza ha visto la partecipazione dell’ associazione “Penelope” e di familiari di persone scomparse nella capitale e nella provincia di Frosinone, oltre che di associazioni di protezione civile, autorità civili e militari (in testa alla folta platea il Capitano della compagnia Carabinieri di Pontecorvo).

Giuseppe Ruggiero è stato visto per l’ultima volta, a bordo della sua storica motocicletta, alle ore 14.30 del 15 maggio 2011 lungo la strada  che porta al pianoro di Valleaurea, una località montana tra i comuni di Coreno, Vallemaio, Castelforte. Nell’area erano presenti quel giorno non poche persone: si svolgeva infatti l’annuale manifestazione per la pace presso gli stessi luoghi ove nel 1944 insisteva la linea Gustav. Sembra che l’anziano ottantatreenne avesse intenzione di recarsi proprio presso un manufatto preparato da reduci della guerra a ricordo dei sanguinosi combattimenti, oppure presso un terreno di sua proprietà. In ogni caso si trattava di zone che Zì Peppucciu conosceva molto bene sin dalla sua giovinezza. Poi, come racconta il figlio Tonino Ruggiero, più nulla: “di papà non abbiamo trovato nulla, a parte la moto parcheggiata in un posto quasi nascosto”. Quel giorno il clima era stato caldo e assolato. Ma verso il tramonto era scesa una insolita nebbia, molto fitta. Nella notte è seguito un violento temporale. Così in quelle prime ore dalla scomparsa si era pensato di dover soccorrere una persona in difficoltà (peraltro un po’ claudicante), sorpresa dal maltempo improvviso.

Le ricerche sono continuate intensamente per molti giorni, grazie anche all’intervento di numerose squadre di volontari che sono arrivate da tutto il Lazio. Sono state effettuate pure diverse ricognizioni con elicotteri. “Abbiamo esplorato tutti i canaloni, gli anfratti, i rifugi dei pastori, le cavità naturali, i pozzi (che sono stati dragati) e ogni zona sospetta. Di papà nessuna traccia” -ha ricordato amaramente Tonino- “non riusciamo a capire come possa essersi smarrito o come non sia stato più capace di tornare indietro….” “Ovunque lui si trova può stare tranquillo che non ci arrendiamo finché non avremo una risposta su quello che è accaduto. Non ci rassegneremo. Le notti sono lunghe. La vita è rimasta sospesa in aria. Un lutto si rielabora, una scomparsa no. Si muore ogni giorno un poco. Faccio un appello alle istituzioni perché si faccia quello sforzo superiore che richiede il caso.

Secondo una convinzione diffusasi tra persone che hanno partecipato attivamente alle ricerche o che hanno continuato a percorrere occasionalmente la zona ancora per molti mesi  (come i cacciatori), Giuseppe Ruggiero non può trovarsi in quei dintorni. Del resto (come si può osservare nella foto  più sopra), indossando una maglia rossa e un berretto giallo, era vestito in modo abbastanza appariscente. Comunque al fine di non lasciare nulla di intentato, il Sindaco Domenico Corte ha annunciato che grazie anche alla sensibilità del dirigente dell’area Volontariato ed Enti locali della Regione Lazio, il dott. Giovanni Ferrara, sarà effettuata a distanza di un anno una ulteriore meticolosa perlustrazione.

Pietro Orlandi, fratello di Emanuela Orlandi, la quindicenne scomparsa in Vaticano nel 1983, ha partecipato alla manifestazione assieme alla sorella Natalina, presidente dell’associazione Penelope. Ha osservato come in circostanze simili si senta dire troppo spesso l’espressione “Non ci rassegneremo“. Ospite di recente in una manifestazione organizzata dall’associazione “Libera” a Genova, si è reso conto che i familiari di vittime della mafia presenti erano circa 600-700 persone. “Ma che mondo è questo – si è chiesto Pietro con veemenza- dove la verità e la giustizia non sono i principi fondanti della società, ma sono diventati un’utopia, un sogno, un desiderio! “Noi cerchiamo nostra sorella da 29 anni. Ma l’ingiustizia non cambia di intensità neanche quando passa molto tempo. Ecco perché abbiamo programmato per il prossimo 27 maggio una mobilitazione a Roma che non riguarda solo Emanuela, ma tutta questa grande famiglia costituita dai familiari delle persone scomparse o che aspettano verità e giustizia.”

Tra gli altri hanno preso la parola anche la mamma di Francesco De Sanctis, scomparso a Roma il 05/10/2008 (si è soffermata soprattutto sugli snervanti  e grotteschi aspetti burocratici e legali); il padre della commercialista Marina Arduini, scomparsa a Frosinone il 19/02/2007 (ancora provato nelle parole come non fosse affatto trascorso un lustro); la sorella di Mirella Gregori, scomparsa a Roma il 7/05/1983; il padre della studentessa Serena Mollicone, scomparsa ad Arce il 1/06/2001 e poi ritrovata uccisa. Guglielmo Mollicone ha lodato l’impegno dei magistrati e delle forze dell’ordine, ma ha anche pubblicamente denunciato come all’inizio sia stato particolarmente difficile scontrarsi contro un muro di gomma a causa delle complicità che allora sarebbero state nascoste nelle stesse istituzioni locali. Invitato sul podio dal moderatore Erasmo Di Vito, ha preso la parola anche Fiore De Rienzo, uno dei volti più noti  della redazione televisiva di “Chi l’ha visto?”. Il giornalista ha rivendicato l’importanza di un lavoro intrapreso nel 1989 e che già a partire dal primo caso trattato ha dimostrato di non essere una mera “tv del dolore”, ma un aiuto e una speranza per chi è andato oltre il dolore ed è forse in preda alla disperazione.

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Neve in Ciociaria

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Una “bomba di neve” si è abbattuta sulla Ciociaria (come su poche altre province d’Italia) a partire dal 2-3 febbraio scorso. Un evento meteorologico eccezionale, di proporzioni che non si riscontravano da più di mezzo secolo. In diverse località del frusinate la neve depositata a terra ha raggiunto un’altezza superiore al metro o anche al metro e mezzo.
La portata straordinaria delle precipitazioni nevose, nonostante fosse nota con buon anticipo, ha trovato impreparate e impotenti la gran parte delle autorità e delle aziende fornitrici di servizi.  La Cotral (autotrasporti Lazio) ha sospeso diverse corse, mentre i treni Roma-Cassino hanno subito rallentamenti inverosimili, con punte di 18-23 ore di ritardo.
I mezzi di informazione locali hanno divulgato quasi senza sosta lo stato di decine di migliaia di famiglie rimaste per giorni senza acqua potabile, senza energia elettrica, senza riscaldamento. Sembra che  1/3 delle utenze che in tutta Italia erano senza energia elettrica fossero ubicate solo nel frusinate. Diverse le strutture edilizie, sia private che pubbliche, che son crollate a causa del carico imprevisto della neve (tra le più “eclatanti” la tribuna dello stadio Casaleno di Frosinone, il chiostro del Conservatorio di Frosinone, il palazzetto dello sport di Ceccano). Comunque questa situazione gravosa ha trovato scarso rilievo sui media nazionali, presi piuttosto dalle polemiche,  alquanto sterili, sulla disorganizzazione e sulle difficoltà patite dalla città di Roma.

A Coreno Ausonio, il paese più a Sud della Ciociaria, la neve è arrivata solo sabato 4 febbraio. Il manto nevoso ha raggiunto uno spessore di circa 20 cm, un valore straordinario per un clima temperato dal mare del vicino golfo di Gaeta (solo nel 1956 una precipitazione analoga). Scarsi i disagi sulla circolazione stradale anche grazie all’intervento, sin dal primo mattino, di un paio di mezzi spalaneve. Piuttosto le persone ne hanno approfittato per compiacersi e rallegrarsi di un evento raro che ha reso la vita giocosa e il paesaggio luminoso e suggestivo. Più apprezzabili i danni alla vegetazione e agli alberi. Molti degli ulivi che tipicamente insistono sui terrazzamenti collinari hanno ceduto sotto il peso della neve associato al vento. Ne risentirà in qualche misura la locale produzione d’olio ad uso familiare. Ma i danni che la natura stessa fa all’ambiente o al territorio sono sempre reversibili.  Preoccupanti sono piuttosto i danni causati, per avidità o per mera stupidità, dall’uomo.

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Cherubino Coreno, musicista del XVIII secolo

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Don Giuseppe Lavalle detto “Don Peppino”, nacque nel 1884 a Coreno Ausonio (Fr), ove visse fino alla morte, soggiunta nel 1979. Come recita la lapide affissa sulla sua casa, “fu sacerdote e studioso umanista“. Nella sua “Storia di Coreno”, pubblicazione postuma del 1984 (curata da Giuseppe Parente), un capitoletto è dedicato alla figura del musicista Cherubino Coreno (1713-1764). Il Cherubino “nacque il 9 gennaio 1713 da Antonio e Teodora Valente, di famiglia agiata”, fu alunno del Seminario vescovile di Gaeta, quindi si trasferì a Napoli dove “il 19 dicembre 1735 sposò Fortunata Piano, figlia e sorella di musicisti”. Nello stesso capitolo del libro si legge ancora che il 30 dicembre 1748 “il magnifico Don Cherubino Coreno virtuoso di oboe, di flauto traverso e flauto dolce, quale si è fatto conoscere molto addottrinato nella sua musica” fu eletto Maestro degli strumenti a fiato dai Governatori del Conservatorio di Santa Maria di Loreto.

Il prof. Nilo Cardillo (già Preside del Liceo Classico di Formia), incuriosito da questi riferimenti contenuti in un testo (“Storia di Coreno”) che considera prezioso e fondamentale per la memoria storica e culturale del piccolo borgo collinare, si è sentito spinto a intraprendere ulteriori ricerche. “Dai documenti conservati presso il Conservatorio – spiega il professore –  risulta una lunga lista di maestri che hanno preceduto il Coreno sulla cattedra degli strumenti a fiato. In realtà egli è stato il primo ad insegnare solo ‘i legni’. Di tali strumenti è stato uno dei più prestigiosi maestri nella scuola musicale napoletana ed è stato regolarmente presente, come primo oboe, nell’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli sin dal 1737, anno della sua costruzione”.

Per i maestri di conservatorio del tempo, la composizione di concerti musicali da far eseguire agli allievi, rientrava tra i doveri del contratto di lavoro. Ma la ricerca di eventuali spartiti composti da Cherubino Coreno non è stata facile: presso il Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli, che gestisce oggi l’archivio di Santa Maria di Loreto, nemmeno l’ombra di una sua creazione. Comunque, grazie a indizi scovati per caso e a suggerimenti di insigni studiosi, i risultati sono arrivati. Il Maestro Graziano Fronzuto (che si è occupato tra le altre cose del restauro dell’organo della Chiesa di Santa Margherita di Coreno), ha segnalato l’esistenza di una pubblicazione, uscita a Londra nel 1750, dal titolo “Six Sonatas for two german flutes or two violins, with a thorough bass”. Attraverso ricerche del figlio Franco Alberto Cardillo, informatico presso il CNR di Pisa, il professore ha potuto sincerarsi dell’esistenza di due copie di quel libretto. L’una conservata ancora a Londra, l’altra presso la Staatsbibliothek di Berlino. Di lì a pochi giorni, gli spartiti ricercati fino ad allora con tanta ansia, erano – non senza emozione- finalmente tra le sue mani.

Cherubino Coreno è un singolare personaggio osserva Nilo Cardillo – emblema di tanti Corenesi che, partendo dal piccolo paese natìo, sono riusciti ad occupare posizioni importanti nella società, nella cultura e nell’arte. E’ importante tramandarne il ricordo e mettere a disposizione dei giovani la sua musica, eseguita e ascoltata non solo a Napoli, ma verosimilmente  anche in grandi città europee come Londra e Berlino.”  Con entusiasmo pari solo alla trepidazione con la quale ha condotto le sue ricerche, Nilo si è fatto promotore di una suggestiva iniziativa: la serata del prossimo 2 agosto sarà dedicata al ricordo di quest’uomo che ha rappresentato un piccolo “bagliore corenese” nella straordinaria stagione del Settecento musicale napoletano. Per l’occasione egli promette di svelare particolari inediti della vita di Cherubino e con l’esecuzione delle sue composizioni da parte di musicisti esperti, di farlo tornare -redivivo- nello stesso paese natale da cui partì, 277 anni fa.

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Adsl a Coreno Ausonio!

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Oggi Telecom Italia ha avviato una campagna di promozione telefonica per la sottoscrizione anche a Coreno Ausonio del servizio “Internet Senza Limiti” ADSL fino a 7 Mega. Sembra che per ora la connessione non possa essere consentita per un numero illimitato di utenze. Nondimeno si tratta di un salto di qualità notevole per chi è abituato a navigare con chiavette che in genere registrano una velocità di soli 50-100 kbyte/secondo.

Nella cronica mancanza dell’adsl che affliggeva Coreno Ausonio da anni, solo una decina di giorni fa era stata pubblicamente presentata a scopi commerciali l’alternativa di una più costosa e meno prestante connessione wireless. La notizia dell’attivazione dell’adsl via cavo da parte della Telecom è arrivata del tutto inaspettata, rimbalzando nella stessa rete e diffondendosi rapidamente tra le persone e aziende del paese  interessate.

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Che bella giornata

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Nei cinema dallo scorso 5 gennaio, “Che bella giornata” (Italia, 2011) ha già superato i 30 milioni di euro di incasso e sembra destinato ad avvicinarsi ai 50, per collocarsi al primo posto tra i film italiani più redditizi di ogni tempo, dietro solo al film straniero “Avatar” (Usa & Uk, 2009 – 65,7 M€).

Di rado ai nostri giorni, in un prodotto mediatico così popolare, si riesce a scorgere un lavoro artistico di qualità assieme alla tessitura profonda di una bella morale. Nella trama, il musicista  e comico Checco Zalone (nella parte di se stesso) incarna i peggiori difetti dello stereotipo dell’italiano meridionale. Alla simpatia, alla spiccata socialità, alla generosa ospitalità fanno da contrappunto le lacune di istruzione scolastica, il disinteresse per le arti e la cultura, la mancanza di ogni riguardo per le regole di convivenza civile, l’approssimazione nel  lavoro, la spavalderia con l’altro sesso, l’egotismo per il proprio apparire, ben simboleggiato dall’auto fuoriserie modificata  con impianto gpl.

A questi aspetti in qualche modo “tradizionali” della commedia italiana si aggiunge una sottile irriverenza verso le religioni e la gerarchia cattolica in particolare. Motivo quest’ultimo che trova il suo epilogo più dissacrante nella robusta pacca, amichevole ma fin troppo familiare, assestata al papa in una scena in cui il pontefice si trova tra la folla in Vaticano.

Ma al di là degli atavici difetti, il bilancio della forma mentis italiana si riscopre alfine positivo. Il padre che confessa candidatamente di ritrovarsi con l’esercito in missione in Iraq  solo per pagare il mutuo della casa rivela  in modo disarmante lo scarso  amor patrio che contraddistingue noi italiani. Nondimeno nel film traspare il desiderio  –molto italiano- di uno stile di vita spensierato, intenso e socialmente gratificante, con un po’ di presuntuoso etnocentrismo forse, ma aperto, pacifico e tollerante verso tutti, che non si lascia incantare dal fanatismo o dai miraggi di quelle ideologie,  di matrice politica o religiosa, che portano non di rado alla guerra o alla violenza.

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L’inchiesta, quotidiano locale

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Esce oggi in edicola un nuovo giornale –L’inchiesta– “quotidiano dell’alta Terra di Lavoro e della Ciociaria“. Il suo direttore Stefano Di Scanno si è già cimentato (10-15 anni or sono) in altre iniziative editoriali lodevoli, come il Corriere del Sud Lazio, un settimanale di approfondimento sul territorio meridonale delle province di Frosinone e Latina.

Il più grande titolo interno del nuovo quotidiano è dedicato alla cava Cese di Cervaro (Fr). Il sito della cava è stato utilizzato in passato come discarica di rifiuti solidi urbani. Era previsto che i rifiuti fossero poi trasferiti presso l’impianto di Colfelice. Di fatto il materiale accumulato (non solo rifiuti urbani ma probabilmente anche altro di dubbia provenienza) è stato semplicemente ricoperto di terra. Il Comune di Cervaro avrebbe di recente aperto un cantiere di scavi sul posto senza precisarne l’esatta finalità.

Nel primo numero de L’inchiesta scorgo qualche ingenua pecca di impaginazione. Ad esempio leggendo i titoli si fa fatica a individuare l’ambito trattato perché manca a inizio pagina un nitido riferimento alla località, all’istituzione territoriale o al tema generale (ma sono state apportate delle correzioni già al secondo numero, n.p.). Ambigua la strizzatina d’occhio, in un paio di articoletti, alla fazione politica che governa l’Italia. Si cita un dato di fiducia a Berlusconi prossimo al 55%. Irreale e grottesco alla luce anche della gravissima crisi politica ed economica che si sta abbattendo sul nostro Paese proprio in questi giorni.

Comunque, unendoci agli auspici di altri, ci auguriamo che questa nuova testata sia all’altezza del suo titolo e, dando spazio a idee libere e diverse, possa guadagnarsi  nel tempo  il prestigio d’un riferimento  imparziale e prezioso per lo sviluppo sociale, culturale e democratico di cui ha bisogno la nostra terra.

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Gli Italiani e l’informazione

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Oggi sul quotidiano La Repubblica il sociologo Ilvo Diamanti presenta un sondaggio condotto dall’Osservatorio Demos-Coop sugli “italiani e l’informazione”. Il sondaggio è stato condotto tra il 18 e il 22 ottobre e le persone intervistate, da 15 anni in su, sono state 1310. Tra le fonti di informazione utilizzate quotidianamente rimane dominante il ruolo della televisione (83%, in lieve calo). Seguono la radio (43%, in crescita), internet (38%, cresce decisamente) e i quotidiani (34%, in crescita).

Per quanto riguarda i telegiornali il dato più appariscente  è il sensibile declino della fiducia nei confronti del Tg1 diretto da Minzolini e del Tg5 diretto da Mimun. Da questo punto di vista Rai e Mediaset sembrano condividere un unico destino come fossero… la stessa impresa. Significativo l’aumento di credibilità di Rai News 24, una rete che probabilmente gli Italiani stanno imparando a conoscere, regione dopo regione, con la diffusione del digitale terrestre. Rai News 24 dispone di una schiera di giornalisti dai volti non troppo noti, ma autorevoli e motivati, diretti da Corradino Mineo, conduttore che spicca per professionalità, concretezza, imparziale incisività.

Per quanto riguarda i programmi di approfondimento e di inchiesta, Ballarò condotto da Giovanni Floris si conferma il programma più affidabile secondo l’opinione degli Italiani. Seguono Report di Milena Gabanelli e Anno Zero di Michele Santoro.

E’ da notare come per il 55% degli italiani il peso economico e mediatico di Berlusconi danneggi la libertà di informazione (tre anni fa lo pensava il 52%). E’ questa l’opinione anche di Ilvo diamanti che tuttavia conclude il suo resoconto osservando: “non basteranno leggi e nuove regole a ridimensionare l’influenza del Cavaliere. Perché viviamo in un paese mediale plasmato da lui. Pensiamo di assistere alla vita in diretta. E invece viviamo una vita indiretta.

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Rendiconto problema storage e ripristino database

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26/08/2010 ore 17:30

Dopo il ripristino della funzionalità dello storage avvenuto ieri, oggi abbiamo lavorato nel recupero dei database usando tutti i mezzi e le fonti a noi disponibili.

Tutto ciò che è stato possibile recuperare è stato recuperato, in qualche caso è stato recuperato il database senza qualche tabella, risultata corrotta. Alla fine delle operazioni sono rimasti fuori qualche centinaio di database [tra cui quello di questo sito, ndr] per i quali, ci spiace, non c’è più nulla da fare.

Aggiornamento delle 19:00. Ci spiace veramente per i dati che non siamo riusciti a recuperare.  In questi due giorni di fuoco abbiamo lavorato alacremente fino a tarda notte, perché ci teniamo a risolvere nel miglior modo possibile ogni problema e questo anche se potevamo nasconderci dietro le norme di fornitura dove è detto che l’integrità dei dati non è garantita e rendere a tutti i clienti semplicemente spazi resettati.

[Comunicazioni dei gestori Tophost. La perdita irreversibile di gran parte del materiale pubblicato su questo sito internet sarebbe stata causata da un problema di alimentazione del server]


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