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Solarexpo 2014

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Solarexpo 2014 stand Qcells

Sistema micro-eolico della Eneralternative

Sistema micro-eolico della Eneralternative

Torno al Solarxpo, il più importante evento italiano dedicato al mondo delle energie rinnovabili, dopo tre anni. Nel frattempo la manifestazione si è spostata da Verona a Milano, ma non è questa la novità più significativa. Mentre vago tra i vari settori mi avvicina un trentenne alla ricerca di software di progettazione e mi chiede: “E’ tutta qui la fiera?”. L’area espositiva occupa a malapena un padiglione. Gli espositori sono passati da circa 1.400 di tre anni fa a poco più di 200 di questa edizione. Alla fine dei tre giorni (7-9 maggio) si conteranno 14.200 visitatori contro i quasi 72.000 del 2011. Comunque per il direttore scientifico della manifestazione -Luca Zingale- si è registrata “un’affluenza significativa, per di più quest’anno particolarmente profilata dal punto di vista professionale; un chiaro segnale della fiducia che il mercato interno stia ripartendo”.

Per raggiungere la fiera dalla Stazione centrale di Milano occorre prendere due linee metro. I pendolari milanesi hanno fretta e si muovono agevolmente nei cunicoli sotterranei di smistamento, ma le indicazioni segnaletiche non sono sempre all’altezza del flusso di persone. Un aspetto che mi stupisce è la diffusione di questuanti, accattoni e semi-infermi vari. La metropolitana di Milano è presidiata da un’ostentazione di invalidità di ogni tipo indegna di un Paese civile e della città italiana in cui, come ricordava Montanelli, si è formato il primo nugolo di borghesia liberale. Comunque, la struttura fieristica di Milano Rho si presenta architettonicamente suggestiva: un corridoio sopraelevato, protetto da un reticolo di vetro, sfiora avveniristici insetti metallici che tengono le zampe a bagno in un velo d’acqua.

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Pompa di calore IDM Energiesysteme

Pompa di calore IDM Energiesysteme

Uno dei reparti che attira la mia attenzione è quello della IDM Energiesysteme GmbH, azienda austriaca specializzata nella costruzione di pompe di calore geotermiche. Si tratta di dispositivi che consentono di estrarre energia dal terreno per mezzo di sonde geotermiche ed un circuito analogo (ed inverso) a quello del frigorifero. In effetti il frigorifero preleva il calore dagli alimenti e lo riversa (attraverso la serpentina esterna) nella stanza in cui si trova. La pompa di calore preleva il calore dal terreno (più o meno profondo) e lo diffonde all’interno dell’abitazione. Metodi di diffusione del calore a parete o a pavimento (purché ben progettati) possono rendere il sistema energeticamente molto efficiente e garantire un ambiente dal clima molto confortevole. L’associazione con una fonte rinnovabile di energia elettrica (ad esempio fotovoltaica) può rendere la casa ad “emissioni zero”, ovvero a basso impatto in termini di emissioni di anidride carbonica.

Stand della PV Cycle

Stand della PV Cycle

Silicio di un pannello fotovoltaico a fine vita

Silicio di un pannello fotovoltaico a fine vita

Allo stand PV Cycle mi spiegano i servizi offerti da questa associazione fondata nel 2007 ed oggi leader in Europa per la gestione ed il riciclo dei moduli fotovoltaici. Da febbraio di quest’anno la raccolta, il trasporto, il riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita sono regolamentati dalla Direttiva europea 2012/19/UE che li include tra i cosiddetti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e stabilisce il principio della “responsabilità estesa al produttore”. In base a tale principio chi produce i moduli fotovoltaici o li introduce commercialmente nell’Unione Europea deve anche preoccuparsi di finanziare ed organizzare la gestione dei rifiuti che ne derivano. L’esigenza di smaltimento aumenterà nei prossimi 10-20 anni, quando giungeranno a fine vita le enormi quantità di moduli messe in esercizio soprattutto negli ultimi 5-10 anni. E tuttavia già oggi una piccola percentuale necessita di essere sostituita per avaria o danneggiamento. Un modulo fotovoltaico è costituito da vetro (80%), metallo (10%) e semiconduttori (1-2%). Buona parte di questi elementi possono essere già riciclati, ma sotto questo aspetto si può ragionevolmente  prevedere un aumento di efficienza nel prossimo futuro.

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Pannello fotovoltaico dal colore esteticamente compatibile con coppi antichizzati Monier

Collettore solare termodinamico della Sferasol

Collettore solare termodinamico della Sferasol

Per quanto riguarda il solare termodinamico ho trovato curioso e degno di interesse il collettore proposto dalla società Sferasol di Torino. E’ costituito da una calotta trasparente (in grado quindi di generare una sorta di “effetto serra”) che racchiude una sfera di acciaio verniciato di nero.  La sfera assorbe l’energia del sole e una serpentina interna consente il riscaldamento uniforme di circa 150 litri d’acqua. Il rendimento del dispositivo, di costruzione compatta, facilmente spostabile e non privo di pregio estetico, è verosimilmente più basso di quello dei collettori tradizionali di tipo piano. Tuttavia a differenza di questi non è influenzato dall’orientamento (rispetto al sole) e riesce ad assorbire una maggiore aliquota di irraggiamento riflesso e diffuso (significativo nelle giornate nuvolose).

L’attenzione di molti visitatori era anche catturata da un captatore del diametro di circa 5 metri i cui specchi sembravano i petali distesi d’un fiore. I suoi spicchi in alluminio (in grado di richiudersi in caso di maltempo) sono orientati in modo da convergere la radiazione solare nel punto di fuoco della parabola, dove viene surriscaldato un fluido. Il dispositivo è di tipo cogenerativo: per la società Innova di Pescara, che lo realizza, si ottiene una potenza termica di picco di 3 kWp e allo stesso tempo una potenza elettrica (tramite un motore stirling) di 1 kWp.

Bici elettrica con sistema Bosh

Bici elettrica equipaggiata con sistema Bosh

Accumulatori

Accumulatori

Fino a non molti anni fa il governo italiano ci spiegava che le centrali nucleari erano indispensabili per sopperire al fabbisogno energetico dell’Italia e che le cosiddette fonti di energia rinnovabile avrebbero avuto un ruolo solo residuale. Nel 2013, a fronte di una domanda di 317 TWh, la produzione elettrica nazionale è stata di 277 TWh.  Di questi ben 107  TWh (più di un terzo della domanda) sono stati prodotti a partire da fonti energetiche rinnovabili e “pulite”. Tale traguardo è stato raggiunto grazie all’installazione, in pochi anni, di circa 550.000 impianti fotovoltaici. Nel 2013 con i suoi 22,1 TWh il fotovoltaico ha coperto il 7% della domanda nazionale (un primato mondiale!) e l’8% della produzione elettrica italiana. Negli ultimi anni, anche sotto la spinta delle lobby del petrolio, gli incentivi sono stati drasticamente ridotti e questo potrebbe essere uno dei motivi, collaterali alla crisi economica, che hanno determinato il brusco ridimensionamento della manifestazione fieristica. Nondimeno il settore delle energie rinnovabili e in particolare dell’energia fotovoltaica, col progressivo abbassamento dei costi di fabbricazione e l’ulteriore sviluppo di sistemi di accumulo, sembra poter contare su un futuro più promettente persino, di quello che si poteva immaginare non molti anni fa.

Si legga anche:  Solarexpo 2008   Solarexpo 2011

Trinum: un disco parabolico che concentra i raggi del sole su un motore Stirling

Trinum: un disco parabolico che concentra i raggi del sole su un motore Stirling

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Sentieri di pietra

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Sentieri antichi

Sentieri antichi

Oggi non c’è niente di più redditizio per una comunità che scommettere sulla qualità del proprio territorio. Il sogno della fabbrica e dei grandi stabilimenti appartiene al passato. Complice la crisi mondiale dell’ultimo lustro, l’Italia pullula ormai di capannoni sfitti ed aree industriali in via di desertificazione.

Antica via Serra

Antica via Serra

La nuova generazione può reagire puntando sulla qualità della vita nei borghi e nei piccoli paesi, sulla qualità dell’ambiente e del paesaggio, sul turismo naturalistico ed agricolo, sull’ enogastronomia e l’artigianato locali. Dal punto di vista economico una prospettiva modesta forse, ma a differenza di altre del recente passato,  una prospettiva ecologicamente sostenibile e dai vantaggi persistenti nel tempo. Quindi, tra le altre cose, ricostruiamo le macère (muri a secco), recuperiamo i vecchi selciati, riviviamo e camminiamo per gli antichi sentieri. Se negli anni dell’esplosione economica del secolo scorso i giovani lavoravano per cementificare e anche distruggere, adesso proteggiamo il paesaggio ed il territorio, non solo come patrimonio storico-culturale, ma come unica vera opportunità per il futuro.

Si legga anche: La generazione degli anni ’60 e il cemento

Sentieri di pietra

Selciato in pietra di un antico sentiero.

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XI Fiera Agricola di Ceprano (Fr)

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Macchine per lavori agricoli e giardinaggio

Macchine per lavori agricoli e giardinaggio.

Domenica 14 aprile son tornato a visitare la Fiera Agricola di Ceprano. L’iniziativa è curata dalla locale associazione “Amici per la Terra“. Ceprano, a 25 km dal capoluogo di provincia e ad un centinaio di chilometri dalla capitale, è una cittadina che si trova nel “cuore” della Ciociaria. Si raggiunge facilmente per mezzo dell’autostrada Roma-Napoli.

Toro che si disseta.

Toro che si disseta.

La fiera si svolge nei pressi della stazione ferroviaria, non lontano dalla linea dove sfrecciano treni velocissimi, in un piazzale di circa 10.000 metri quadri interamente recintato e provvisto di servizi ed infrastrutture leggere. Un’area adiacente, più estesa, è riservata a parcheggio per le auto e ha una capienza di circa 900 posti.

Vitello negli stalli riservati agli animali da allevamento.

Un vitello si affaccia dal suo stallo.

A distanza di solo un paio d’anni dalla precedente visita, sono rimasto meravigliato dall’incremento di partecipazione. Di certo è merito della perseveranza e dell’impegno dei molti volontari che presidiano la manifestazione con mansioni diverse. Il coordinatore Francesco De Angelis mi spiega orgogliosamente che si tratta dell’unica fiera del genere in tutta la provincia di Frosinone e che, dopo quella di Campoverde ad Aprilia (Lt), è la seconda per numero di edizioni in tutto il Lazio. Ma forse il successo di questo appuntamento annuale è anche il segnale, nella persistente crisi economica che costringe a chiudere fabbriche ed opifici l’uno dopo l’altro, di come il settore dei “lavori verdi” possa costituire uno zoccolo solido nella produzione di valore aggiunto.

Area dedicata al tiro con l'arco.

Area dedicata al tiro con l’arco.

Gli espositori sono stati 105. Erano presenti, oltre ai concessionari di trattori e macchine agricole, macchine per il taglio della legna  o piccoli veicoli da carico, anche vivaisti di piante da fiore e alberi da frutto, impiantisti specializzati nella produzione di eco-energie, commercianti di prodotti alimentari artigianali, di oggetti e utensili legati al mondo rurale, di arredi e ornamenti per il giardino, articoli per la casa,  chincaglierie e giocattoli.

Fiera dell'agricoltura di Ceprano 2013.

Fiera dell’agricoltura di Ceprano 2013.

Nei due giorni e mezzo di manifestazione si sono registrati 7.150 visitatori. Di questi, circa 4.800 si sono concentrati nella sola giornata della domenica, caratterizzata da una notevole partecipazione di curiosi, anziani e famiglie con bambini al seguito. Un’occasione di incontro generazionale quindi, ma soprattutto di promozione e valorizzazione del territorio. E il territorio delle campagne ciociare appare dolce e bellissimo proprio in questo periodo, con le sue alture boscate che brillano al sole, la tenera vegetazione in fiore, le colline puntellate di alberi maestosi, disseminate di case sparse, filari di coltivi, ruscelli e fiumiciattoli ancora gonfi d’acqua fredda e fluente.

Volontari in prossimità dell'ingresso alla fiera.

Volontari in prossimità dell’ingresso alla fiera.

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Il Perlato Royal alla Fiera “Marmomacc” 2012

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Dal 26 al 29 settembre 2012 si è svolta a Verona la 47 esima edizione del “Marmomacc” (International trade Fair for stone design and technology), una delle fiere più importanti a livello mondiale per l’industria dell’estrazione e della lavorazione dei materiali lapidei.

Quest’anno hanno partecipato 1.450 espositori  (il 60% proveniente da 57 Paesi esteri) e circa 56.000 visitatori, di cui circa 29.000 stranieri provenienti da 140 nazioni del mondo. Una prova che nonostante il calo del numero delle presenze (-14% rispetto al dato “pre-crisi” del 2007) l’Italia riesce ancora a difendere la storica attrattiva internazionale che detiene in questo primario settore economico.

Secondo Ettore Riello, presidente di Veronafiere, questa «è stata una edizione che ha ridato fiducia alle imprese. La pietra naturale ed i comparti ad essa collegati rappresentano un’eccellenza del manifatturiero made in Italy, con un importante valore all’export, di immagine e un patrimonio di conoscenze ed abilità proprie dello stile italiano».

Sterminata l’esposizione di semilavorati e prodotti finiti provenienti da ogni parte del mondo. Il visitatore che si fosse discostato un poco dalle mere implicazioni tecniche o commerciali, non avrebbe potuto che rimanere ammirato dalla varietà di pietre naturali disseminate sul pianeta Terra. Diverse nella consistenza e nella granulometria, nell’effetto tattile e nella finitura superficiale, nei motivi estetici dominanti o nelle variegate sfumature di colore. Un patrimonio inestimabile (ma esauribile!) che andrebbe amministrato in modo saggio, nel rispetto dell’ambiente, al solo fine di rendere piacevole la dimora umana sulla Terra stessa. In  proposito poteva risultare stimolante il padiglione 7B  “Marmomacc Inside” riservato all’architettura e al designer innovativo.

Grazie al Co.S.I.La.M., il Consorzio per lo Sviluppo Industriale del Lazio Meridionale,  per la prima volta anche il “Distretto industriale  del marmo e del lapideo dei Monti Ausoni” ha potuto avere una vetrina in questa cruciale rassegna  mondiale. Nel padiglione 8 è stato allestito uno stand nel quale la pietra calcarea di Coreno Ausonio (FR), rappresentata nelle sue proprietà estetiche di volume e di superficie, è stata sapientemente accostata alla Breccia Paradiso estratta nel comune di Esperia. Non pochi i visitatori che si sono soffermati su stralci di epistole vergate da Luigi Vanvitelli nella metà del XVIII secolo, in cui il celeberrimo architetto della Reggia di Caserta esprimeva il suo entusiasmo per la scoperta di una “cava di marmo bigio e bianco” sita proprio nel territorio di Coreno.

Durante la mattinata del 28/09/2012 nella sala “Mozart” del Palazzo Palaexpo si è tenuto un incontro sulle prospettive di rilancio del Distretto del marmo di Coreno. Il direttore del Cosilam Antonio Gargano, nel ruolo di moderatore, ha ricordato come gli occupati nell’estrazione, trasformazione e vendita della pietra locale siano più che dimezzati nell’arco di pochi decenni. E purtuttavia i 600 addetti  attuali costituiscono ancora una consistente realtà produttiva. Il Sindaco di Cassino (nonché Presidente del Cosilam) Giuseppe Golini Petrarcone ha osservato come sia importante far conoscere la pietra locale agli stessi abitanti del territorio limitrofo al distretto estrattivo. In proposito si è ripromesso di pavimentare con il Perlato Royal di Coreno l’ampia e suggestiva piazza del Tribunale di Cassino  (che è stato da poco salvato dalla scure dei tagli del Ministero della Giustizia). Il dott. Michele Giannattasio (direttore Ficei) ha lodato gli operatori economici per la loro tenacia in un momento di crisi. Il Presidente dell’Istituto Nazionale Revisori Legali dott. Virgilio Baresi ha messo in guardia su come ogni iniziativa pur bella, non serva a nulla se non viene divulgata, esortando ad una maggiore attenzione per la comunicazione.

Il dott. Luciano Consolati, esperto di distretti industriali, ha snocciolato i risultati di uno studio sulle criticità e sulle potenzialità del distretto laziale del marmo Perlato Royal di Coreno. I valori economici in gioco (ad esempio in termini di fatturato e investimenti) sarebbero piccoli in rapporto ad analoghi distretti presenti in Veneto, Toscana, Piemonte e Sardegna. E tuttavia, in un contesto ambientale poco favorevole per le imprese, non mancherebbero punti di forza: il know how consolidato in un’area circoscritta, l’elevata   specializzazione della manodopera; le strette interrelazioni tra gli imprenditori, la favorevole ubicazione geografica, una materia prima di indubbia qualità e pregio.
In un momento in cui pure le aziende del comparto hanno registrato un calo di domanda del 20-40% (2008-2011) il dott. Consolati suggerisce una serie di aspetti su cui si potrebbe  intervenire per un fattivo rilancio del distretto: innovazione del prodotto/processo, accesso al credito, specializzazione delle economie (che richiede però un aumento dei volumi), inserimento nel prodotto di un maggior contenuto immateriale (indispensabile un legame col mondo dell’architettura e dell’arte!), recupero degli scarti (su cui invero si è a buon punto), infrastrutture logistiche (come il porto di Gaeta), ricerca di nuovi mercati, internazionalizzazione, riconoscibilità e reputazione del prodotto, competenze manageriali, formazione e qualificazione di maestranze anche in ambito artistico. Si possono perseguire anche solo alcuni degli obiettivi, ma è indispensabile una governance unitaria del distretto e rimane centrale la collaborazione tra le imprese. Inoltre qualsiasi sia l’obiettivo prescelto è importante non abbandonare uno spirito pragmatico teso alla ricerca di un’efficacia che sia immediatamente percepibile nei bilanci finanziari degli operatori economici.

L’architetto Giacomo Bianchi, che ha ideato lo stand espositivo, ha descritto il suo legame professionale con il Perlato Royal Coreno rivelando di considerare le singole pietre alla stregua delle parole per uno scrittore. Per il Sindaco di Coreno  Domenico Corte il distretto del marmo è una ricchezza non solo per i comuni che ne fanno parte (Coreno Ausonio, Ausonia, Castelnuovo Parano, San Giorgio a Liri, Esperia, Pignataro) ma per l’intero territorio provinciale. Serve collaborazione tra le Istituzioni e il mondo economico, ma soprattutto serve cooperazione tra gli stessi imprenditori al fine di valorizzare un prodotto che è tra i migliori al mondo e che meriterebbe una visibilità alla sua portata. Il Sindaco ha anche ringraziato le aziende che pur avendo allestito uno stand proprio, non hanno fatto mancare il proprio sostegno all’iniziativa di promozione dell’intero distretto minerario.

L’imprenditore Pietro Zola, vice presidente del settore Attività estrattive di Unindustria Lazio ha auspicato una maggiore cultura imprenditoriale che porti gli operatori del settore a non ostacolarsi reciprocamente ma a collaborare e quindi a crescere. Ha ammonito che il competitivo mercato di oggi non tollera più i mediocri: semplicemente obbliga all’eccellenza. Anche il Sindaco di Esperia Giuseppe Moretti, osservando che si sta attraversando non solo una crisi economica, ma una crisi di valori etici, ha messo l’accento sulla necessità di un’azione sinergica. Infine ha concluso l’incontro Marcello Pigliacelli, neo-presidente della Camera di Commercio di Frosinone, riconoscendo il lavoro già intrapreso dal suo predecessore e invitando tutti a percorrere senza esitazione l’unica strada segnata.

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Virtù del compostaggio

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La parte organica dei rifiuti domestici rappresenta circa 1/3 del loro peso complessivo. Nella prospettiva di una gestione razionale ed ecologicamente sostenibile dei rifiuti un tassello cruciale è rappresentato dalla differenziazione di questa frazione e dal successivo processo di fermentazione aerobica al fine di ottenerne del compost. Il compost è un prodotto ammendante in grado di apportare sostanze nutritive e di migliorare al tempo stesso le caratteristiche fisico-meccaniche e biochimiche del terreno.
Per aumentare la resa agricola di solito si utilizzano concimi minerali. L’effetto di questi prodotti appare pure soddisfacente nel breve termine, ma risulta dannoso e controproducente in tempi più lunghi. Non è un caso che l’ortofrutta in vendita nei supermercati, in genere ottenuta con l’uso intensivo di tali prodotti, risulti spesso meno sapida e meno aromatica di quella autoprodotta in un orto di famiglia. Il fatto è che le piante sono esseri viventi e non  solo fabbriche di trasformazione molecolare, né il terreno è un mero contenitore di sostanze chimiche. Il terreno possiede una sua fertilità intrinseca che deriva dall’interazione di fattori diversi: la presenza di humus (l’insieme di sostanze organiche decomposte o in via di  lenta decomposizione), è uno dei più importanti.

L’ humus non solo è un precursore degli elementi nutritivi, ma li rende disponibili alle radici più a lungo, crea un ambiente propizio per funghi, batteri e protozoi benefici, fa in modo che la terra trattenga l’umidità nella giusta misura, sia più areata e soffice se troppo asfittica, oppure più stabile e consistente se troppo sabbiosa e sassosa. Un terreno  fertile è costituito per circa il 2% da humus ma la quantità ottimale per un suolo davvero ricco è di circa il 4%. E’ evidente come il compostaggio degli scarti domestici e urbani possa rappresentare una risorsa preziosa per orti e giardini oltre che una pratica virtuosa per l’economia e per l’ambiente. Comunque non di rado capita di  osservare operatori ecologici intenti nel forzare entro anguste buste nere in PVC le foglie raccolte per strada o persino sfalci d’erba. Quale spreco! Di tempo e fatica, di materia prima, di inquinamento da plastica, di risorse economiche per lo smaltimento in discarica.

Il motore del processo naturale di compostaggio è costituito da microorganismi aerobi che utilizzano ossigeno per trasformare gli scarti organici e i residui vegetali in anidride carbonica (CO2) e altri composti. Ecco perché risulta utile  rivoltare di tanto in tanto i cumuli e aggiungere magari sterpaglie o rametti triturati che li rendono più porosi (da  sistemare soprattutto alla base del cumulo). Anche i lombrichi contribuiscono in tal senso e anzi la loro presenza è un indice della buona qualità della trasformazione in corso. Dopo un tempo variabile da 6 a 9 mesi, tutto quello che abbiamo accumulato diventa  (in modo quasi “incredibile”!) semplicemente… terriccio. Sembra che dal punto di vista chimico, oltre alla giusta umidità e ovviamente alla temperatura, un ruolo fondamentale per il miglior svolgimento del processo lo abbia il rapporto medio carbonio/azoto. Macroscopicamente tale rapporto è correlato a quello tra le sostanze “marroni” (più secche, a lenta decomposizione come rametti, sughero, paglia, segatura, cellulosa) e le sostanze “verdi” (più umide, a rapida decomposizione come erba, scarti di frutta  e verdura, residui di cibo). E’ significativo che un valore ottimale (C/N = 30 circa) lo abbiano… le foglie. Questo fa sì che difficilmente i tappeti di foglie lungo viali urbani siano caratterizzati da odori sgradevoli e che il sottobosco sia un ambiente piacevole per tutti i nostri sensi.

[Si legga anche:  Riciclare i rifiuti! ] [Per approfondire: Manuale di compostaggio domestico, a cura dell’ARPA Valle D’Aosta]

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IX Fiera Agricola di Ceprano (Fr)

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Raggiungere per la prima volta  l’area espositiva della Fiera Agricola di Ceprano non è facilissimo. Le segnalazioni sono insufficienti, le strade alla periferia della cittadina sinuose e strette, la visuale dei luoghi ostacolata dalla linea ferroviaria dell’alta velocità. La manifestazione si svolge proprio nei pressi della stazione ferroviaria di Ceprano-Falvaterra, ai piedi di montagne verdissime, non lontano dal promontorio da cui occhieggia severo il paese di San Giovanni Incarico (Fr).

Agevole il parcheggio in un attrezzato campo attiguo. Il biglietto di 2,50 euro. Poi l’accesso in un amplissimo piazzale ben livellato e dal confortevole sedime in brecciolino, un venditore di sfogliatelle napoletane subito davanti, nell’aria del mattino l’olezzo stuzzicante di carni strinate. Il clima si direbbe provinciale ma sereno, gli accenti dei visitatori marcatamente ciociari (il capoluogo è a una ventina di chilometri di distanza), il pubblico di età medio-avanzata, ma non mancano le famiglie con i bambini irresistibilmente attratti dagli animali: cavalli, vitellini, vacche, asini. L’affluenza dei visitatori è notevole sotto un sole caldo e un po’ fastidioso.

La manifestazione si svolge a cura dell’associazione “Amici per la terra“, con il patrocinio della Regione Lazio, della provincia di Frosinone e altri Enti pubblici. Vi espongono  concessionari di macchine e accessori  per l’agricoltura, commercianti di bestiame di allevamento o di piccoli animali da compagnia (soprattutto volatili), vivaisti di fiori e ortaggi, artigiani, produttori di specialità alimentari tipiche, propalatori di eco-energie. Il rappresentante di uno studio di ingegneria sito in provincia di Roma, propone una fonte energetica ancora mai sfruttata in Ciociaria: la geotermia. Realizzando un pozzo di circa 90 metri, attraverso la cosiddetta pompa di calore, sarebbe possibile, in modo economico, riscaldare la propria abitazione in inverno e raffrescarla in estate.  Per ogni kWh speso nel funzionamento dell’impianto se ne guadagnerebbero 5-7 kWh in termini di climatizzazione.

Giunta al IX anno, la manifestazione appare ancora modesta: alcune tipologie di prodotti erano proposte da un solo rivenditore. Nondimeno la Ciociaria è una provincia costituita soprattutto da piccoli paesi e da decine di migliaia di abitazioni disseminate tra le campagne senza soluzione di continuità. La Fiera ha le potenzialità per crescere e diventare un appuntamento di pregio per aziende agricole e contadini, ma anche per consumatori in cerca di prodotti alimentari di qualità. Tutto si giocherà, forse, nell’amministrare e organizzare l’evento in modo sempre migliore, lungimirante e meritocratico.

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Fiom-Cgil Lazio, manifestazione a Cassino (Fr)

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Ieri si è svolta a Cassino (Fr), così come in altre città d’Italia (Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Lanciano, Massa, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Torino) una manifestazione indetta dal sindacato Fiom-Cgil per protestare contro i nuovi piani di Sergio Marchionne. Come è noto, il dirigente della Fiat negli ultimi tempi sta prendendo di mira uno stabilimento alla volta (Termini Imerese, Pomigliano D’Arco, Mirafiori) per  modificare il contratto di assunzione e rendervi via via più gravose le condizioni di lavoro per gli operai.

La manifestazione di ieri è stata per Cassino probabilmente la più grande dal dopoguerra fino ad oggi. Si è stimato l’arrivo di circa 7.000 persone.  Impiegati e operai non solo del frusinate ma, come si poteva cogliere dalle bandiere e dagli accenti tra la folla, anche da Latina, da Roma, da Rieti, da Viterbo, dalla Campania. A questi si è aggiunta la partecipazione di molte persone estranee al mondo del lavoro dipendente o del sindacato. Tra gli altri gli studenti universitari, i quali avvertono in modo perspicace come la battaglia di Marchionne non sia solo una prova di forza interna agli stabilimenti Fiat, ma metta in gioco i valori e le strutture economiche della società stessa in cui si vivrà nell’immediato futuro.

La Fiat di Cassino, con i suoi 4.400 addetti rappresenta una sorta di colosso in un’area, quella del basso Lazio, non molto prospera dal punto di vista industriale. Si stima che la presenza della Fiat generi un indotto di circa 15.000 occupati. A differenza di Mirafiori, nello stabilimento di Cassino la Fiom-Cgil è solo il quarto sindacato, con 5 rappresentanti su 36. C’è stata molta incertezza su quale sia stata l’effettiva partecipazione degli operai allo sciopero (15% – 65%). Comunque i quotidiani riportano che la produzione di auto giornaliera è stata dimezzata, passando da 460 a 230 vetture.

Tra i politici di rilevanza nazionale, spiccava tra la folla Antonio Di Pietro. Il molisano  si è concesso  senza scorta alle interviste e alla gente, con la stessa proverbiale schiettezza che lo contraddistingue quando si mostra in televisione. Accanto a lui, la consigliera regionale Anna Maria Tedeschi, battagliera rappresentate del cassinate per l’Italia dei Valori. Tra i partiti, sicuramente il più giovanile, numeroso e vivace, era quello di Sinistra Ecologia Libertà, di Nichi Vendola. Dal camioncino si scandiva: “A Cassino non si passa!” Ma al di là dei proclami di evocazione bellica, il corteo si è snodato in modo pacifico in una città pigra e assolata, le strade battute da un vento freddo, qualche  anziana casalinga curiosa e disorientata affacciata ai balconi. Vigilavano le forze dell’ordine, che  presidiavano, tra le altre cose, le sedi dei sindacati che non hanno aderito.

La gran maggioranza delle bandiere sventolanti erano  di associazioni sindacali, ma il corteo sembrava avesse risuscitato d’un sol colpo tutti i partiti e partitini della diaspora dell’estrema sinistra. Difficile enumerarli, ma tra gli altri c’era la “sinistra critica”: così “critica” che sembra aver sostituito lo storico colore rosso con bandiere d’un vistoso viola. La parola d’ordine di tutti è stata la difesa dei diritti dei lavoratori: “Sì al diritto, no al ricatto!” lo slogan di fondo.

Ma al di là dei proclami e delle manifestazioni, bisognerebbe convenire che il miglior modo per garantire -davvero- i lavoratori è solo uno: far funzionare l’economia. Soffermarsi sulla difesa del mero diritto, sia esso il diritto alla pausa, al giorno di malattia o quant’altro di più  importante per la dignità  dell’uomo e del lavoro, rischia d’essere fuorviante. Ha spiegato bene una giovane precaria dal palco: “Il referendum di Mirafiori è stato un ricatto, un ricatto che noi in questa provincia conosciamo bene, perché non abbiamo alternative. Non possiamo decidere, ma solo accettare l’unico lavoro che troviamo. Quando non ci sono alternative, c’è un ricatto” (da Ciociaria Oggi). I politici che ci governano, non dovrebbero limitarsi a fare battute o ad augurarsi che il gruppo Fiat non vada via dalla sua culla italiana. Dovremmo chiederci piuttosto PERCHE’ la Fiat minaccia d’andar via e PERCHE’ altre multinazionali non vengono ad investire in Italia nonostante lo stipendio degli operai italiani sia 1/3 di quello degli operai tedeschi.

Spesso la Cgil è stata accusata di farsi portavoce di battaglie “politiche” prima ancora di avere a cuore gli interessi dei lavoratori. Oggi io direi qualcosa di analogo per  Marchionne. Complice un governo consensiente e una crisi economica che rende più debole  il proletariato, Marchionne sta portando avanti una battaglia “politica” senza avere davvero a cuore gli interessi delle aziende metalmeccaniche. Infatti di certo egli comprende che non è spingendo di più gli operai alla catena di montaggio o abbassando il costo del lavoro dello 0,5 % che le fabbriche in Italia diventano più competitive e redditizie che altrove. E’ un sistema Paese che deve riformarsi, snellendo e semplificando la sua amministrazione e  la sua legislazione, intervenendo su tutti i suoi storici  nodi di debolezza strutturale: scuola, università, ricerca, giustizia, trasporti, energia, telecomunicazioni, concorrenza, libertà di impresa, fisco…

Tra le altre cose, servirebbe una stampa libera che da un lato sensibilizzi i cittadini sulle questioni serie e dall’altro stimoli i politici ad affrontare quest’ultime per ricercare un consenso meritato. Ma in proposito ieri sera mi son trovato  a vedere qualche scorcio del Tg1. La manifestazione della Fiom-Cgil, che ha coinvolto centinaia di migliaia di  persone in tutta Italia, è stata liquidata in un servizio di una trentina di secondi o poco più. Nel tempo era compresa una dichiarazione del ministro Sacconi che biasimava lo sciopero,  e la descrizione di alcuni disordini avvenuti a Milano ad opera di ragazzi dei centri sociali.

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Ritorni in facoltà…

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Erano alcuni anni che non tornavo a scorribare attraverso i corridoi e le aule della cara vecchia Facoltà di ingegneria di Cassino. Confusi ricordi di migliaia di circostanze mi zampillano con nostalgia nella mente. Sono anche leggermente disorientato da diverse novità. Sembrano irreversibili impronte del trascorrere dei tempi. Ad esempio un’altra “storica” aula è stata tramezzata per far posto a un’ulteriore auletta. In un cunicolo del grande atrio centrale è stato installato un monolitico bancomat e in prossimità dell’ingresso laterale ci sono adesso mastodontici distributori automatici che farebbero sembrare uno “scaldabagno”  il familiare parallelepipedo di latta cui ero abituato durante le pause del primo mattino o dei lunghi pomeriggi.  Son state anche sistemate numerose telecamere di sorveglianza piuttosto goffe e vistose, più inquietanti -in verità- che rassicuranti; un po’ come quei poliziotti che trovavi alle uscite della metro di Roma nei mesi successivi all’attacco delle Torri gemelle.

In un bagno leggo una banale scritta appena consumata dal tempo: “Comunismo merda“. E poco sotto: “Perché, Berlusconi è meglio?” Efficace sintesi di quest’ultimo sciagurato decennio. Osservare gli imberbi studenti o le minute studentesse coi libri in mano, mi porta, col senno del laureato disincantato, a meditare proprio sul futuro di questa nazione.  Moltitudini di nuovi ingegneri si affacciano con giovanili attese al mondo del lavoro e della produzione, ma trovano un Paese -sì, ancora ricco magari- ma che non investe convintamente nella ricerca né valorizza seriamente l’istruzione, l’impegno, il merito. Sembra incamminato inesorabile sulla via del declino industriale, mentre una classe politica di mascalzoni vende chiacchiere e storte menzogne, drogata dai suoi privilegi, tutta presa dai suoi interessi e al più premurosa, quanto basta, di quegli italiani (non pochi invero) che si illudono ancora di poter conservare un qualche orticello.

Ma noto piuttosto che nei pressi dell’ingresso dell’edificio il verde adesso è molto ben curato. Non più vasi di sofferenti cespugli di viburno, assetati dall’incuria e consumati dai parassiti. All’approssimarsi della calda estate, ora una esuberante varietà di miseria dalle foglie inferiormente striate di rossiccio (Tradescantia pallida var. purpurea), si prepara a strabordare -gagliarda e vigorosa- dai rettangolari contenitori di gesso.

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Berlusconi e lo scudo… spaziale

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Esaminando molto attentamente la regolarità del mio biglietto, un controllore del treno osservava come la legge italiana sia severissima con i piccoli illeciti e larga di maglie invece, con i grandi furbi. Alludeva soprattutto all’approvazione in Parlamento, di pochi giorni prima, del cosiddetto “scudo fiscale”. Il governo -ponendo la fiducia- ha voluto portarlo avanti  “per forza”. Ma perché agli evasori che si avvalgono di questa sorta di strabiliante “scudo… spaziale” (alla stregua di un cartone animato giapponese) è stato garantito anche l’anominato? In questo modo chi condona i capitali illecitamente occultati in ogni caso non avrà convenienza ad attirare su di sé gli occhi del Fisco o della Guardia di Finanza. Continuerà a spendere i suoi soldi gradualmente, di nascosto, o semplicemente a tenerli all’estero.
Questo significa che di un provvedimento discutibile dal punto di vista morale, la collettività non potrà neanche averne, in un momento di crisi economica così grave, un vantaggio indiretto. A imprenditori che posseggono altrove capitali non dichiarati, si sarebbe dovuta imporre una dichiarazione pubblica: quantomeno gli stessi non avrebbero avuto remore poi ad iniettare la liquidità regolarizzata nelle loro aziende. Eventuali ispettori della Finanza, (sensibili ai temi del lavoro), lo avrebbero apprezzato, persino.
Ma proprio sotto questo aspetto si poteva forse fare di più. Si sarebbero potuti condonare solo capitali rientrati e fattivamente investiti in aziende italiane. Per decine o centinaia di migliaia di piccole e medie imprese sarebbe stata una manna. Certo, avremmo scoperto magari qualche cifra iperbolica occultata dal signor Berlusconi stesso, ma in compenso anche quella, sarebbe tornata dai paradisi fiscali per rafforzare aziende del nostro Paese. Troppo… logico?

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XXXVI Fiera Campionaria di Sora

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Venerdì 25 settembre 2009 alle ore 17.30 è stato dato il via alla 36° Fiera campionaria di Sora (FR), l’evento più importante ospitato nell’area espositiva della città, in località San Domenico, nei pressi dell’omonima Abbazia (XI secolo). La tradizionale fiera si tiene l’ultima settimana di settembre e interessa principalmente i settori del mobile, dell’arredamento, dell’impiantistica domestica, dell’artigianato, dell’agricoltura, della meccanica e del movimento terra. Non avevo mai assistito alla sua inaugurazione. Erano presenti tutte le autorità -civili, ecclesiastiche, militari- ai diversi gradi.
Al taglio del nastro hanno partecipato fra gli altri l’attuale presidente della Provincia Iannarilli, l’ex presidente della Provincia Scalia (ora alla Regione), il vescovo di Sora (di recente insediamento), assessori e senatori vari della Repubblica.
Inni nazionali e solenni onori ai militari caduti nelle guerre. Poi i discorsi. Il vescovo ha letto una sorta di benedizione  degli “affari”, mentre i politici hanno enfatizzato l’importanza della manifestazione, auspicandone l’ effetto benefico sull’economia ciociara e locale. Ma i toni enfatici e ampollosi e la corte di uniformi e di auto blu, strideva non poco con la realtà -più misera- dei fatti. La Fiera è quasi solamente un grande mercato di commercio al dettaglio. Quanto all’Italia, (e alla Ciociaria in particolare), da anni si è incamminata in una fase di lento declino tecnologico e industriale, in gran parte parte per colpe proprio di una classe politica ben rappresentata su quello stesso palco.

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