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IV Concorso nazionale di poesia “Emigrazione: un fenomeno anche italiano”

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IV premio nazionale di poesia comune di Coreno Ausonio

IV premio nazionale di poesia comune di Coreno Ausonio

Sabato 13 luglio 2013 si è tenuta  la cerimonia di premiazione del 4° concorso nazionale di poesia a cura dell’Amministrazione comunale di Coreno con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, della Camera di Commercio di Frosinone e della Banca Popolare del Cassinate. Quest’anno è stato scelto il tema: “Emigrazione: un fenomeno anche italiano“.

La vincitrice del IV premio nazionale di poesia del comune di Coreno Ausonio

Caterina Katia Colica, vincitrice del IV premio nazionale di poesia di Coreno Ausonio.

La giuria, formata dai poeti Tommaso Lisi (presidente), Rossella Fusco e Domenico Adriano, ha esaminato i 126 lavori pervenuti da tutta Italia e ha selezionato i 21 finalisti che sono stati pubblicati in una piccola antologia.  Tra questi, il primo premio è stato assegnato a “Il Senso di una valigia” di Caterina Katia Colica (Reggio Calabria). La composizione vincitrice si sofferma sulla serena disperazione di una madre intenta alla premurosa preparazione di una valigia: “Mia madre lo sa bene cos’è una valigia/mentre ci ripone con cura il mio fallimento/ma piangerà dopo, adesso no: adesso la spolvera come fosse cosa viva…” Il secondo premio è stato assegnato alla composizione “Bianco e nero” di Laura Giorgi (Grosseto), dove lo smarrimento di un nonno sul ponte di una nave, colto in una vecchia fotografia, viene accostato al volto nero di un migrante su un gommone dei nostri giorni. Il terzo premio è stato assegnato alla composizione in dialetto “Via pa’l mondo” di Sergio Gregorin (Turriaco, GO). Nel testo si esprime il dolore di chi si allontana dal proprio borgo lasciando la sua anima nei pressi di un campanile che diventa sempre più piccolo. Un premio speciale, in memoria di Antonio Corte (1933-1973) è stato assegnato alla composizione “Sogno napoletano” del giovane Gennaro Fiorillo (Castellamare di Stabia, NA). 

Antonio Corte, poeta, giornalista e scrittore (Coreno Ausonio 1933, Milano 1973)

Antonio Corte, poeta, giornalista e scrittore
(Coreno Ausonio 1933, Milano 1973)

Il coordinatore della serata, Domenico Adriano, ha richiamato più volte proprio la figura di Antonio Corte, giornalista corenese emigrato in Francia e morto prematuramente a Milano. Lo scorso 29 giugno gli è stata intitolata la biblioteca comunale. Per la circostanza  era stato ristampato e distribuito ai presenti un suo libretto di poesie giovanili dal titolo “La Bella Allegria“.  In linea col tema del concorso, Tommaso Lisi si è soffermato in particolare sulla poesia “Vergogna“, nel cui testo si può scorgere, a suo avviso, sia pure con un po’ di forzatura, il latente presentimento della futura emigrazione.

Poesia tratta da "La Bella Allegria" (1950-1956) di Antonio Corte.

Poesia tratta da “La Bella Allegria” (1950-1956) di Antonio Corte.

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Fiaccolata per “Zì’ Peppucciu”

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Fiaccolata per Zi' Peppuccio e i suoi familiari.

Fiaccolata per Zi’ Peppuccio e i suoi familiari.

Il 15 maggio 2011, in circostanze misteriose e forse sfortunate, spariva nel nulla l’ultra-ottantenne Giuseppe Ruggiero. Quella mattina nell’area montana di Coreno Ausonio (Fr) si svolgeva l’annuale manifestazione per la pace in ricordo del passaggio della II guerra mondiale (1944). L’anziano si era allontanato dal luogo principale di quella sentita rievocazione per recarsi in un’area pianeggiante poco distante, chiamata “Vallaurea”, nel territorio del comune di Vallemaio. Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata molto assolata, calò un’insolita e fitta nebbia. In serata seguì un breve e violento temporale. Le ricerche partirono quasi subito, ma di “Zì Peppuccio“, come era chiamato in paese, fu ritrovata solo la storica motocicletta.

Lo scorso 23 maggio, gran parte dei compaesani hanno voluto testimoniare la propria vicinanza ai familiari dello scomparso (tra cui la moglie, Maria Civita Di Vito). Una fiaccolata ha preso il via alle ore 21 da piazzetta Magni (nella parte alta di Coreno Ausonio), per raggiungere poi la piazza principale del paese. Il figlio Tonino Ruggiero è intervenuto nella chiesa S.Margherita, colma di persone, per ringraziare tutti della solidarietà, ma anche per tornare a porre le domande che a distanza di due anni son rimaste senza risposta. “Se c’è qualcuno che sa qualcosa – l’appello di Tonino – si metta una mano sulla coscienza e ci dia qualche notizia utile per ritrovare gli umili resti“. La speranza che fa trepidare Tonino e i suoi familiari è quella di un intero paese e delle tante persone che, pensierose ed in silenzio, hanno camminato alla luce fioca delle candele.

Aspettando “Zio Peppuccio” e tutti gli altri… , maggio 2012

Testa della fiaccolata di solidarietà per Zi' Peppuccio e i suoi familiari.

Testa della fiaccolata di solidarietà per Zi’ Peppuccio e i suoi familiari.

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XI Fiera Agricola di Ceprano (Fr)

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Macchine per lavori agricoli e giardinaggio

Macchine per lavori agricoli e giardinaggio.

Domenica 14 aprile son tornato a visitare la Fiera Agricola di Ceprano. L’iniziativa è curata dalla locale associazione “Amici per la Terra“. Ceprano, a 25 km dal capoluogo di provincia e ad un centinaio di chilometri dalla capitale, è una cittadina che si trova nel “cuore” della Ciociaria. Si raggiunge facilmente per mezzo dell’autostrada Roma-Napoli.

Toro che si disseta.

Toro che si disseta.

La fiera si svolge nei pressi della stazione ferroviaria, non lontano dalla linea dove sfrecciano treni velocissimi, in un piazzale di circa 10.000 metri quadri interamente recintato e provvisto di servizi ed infrastrutture leggere. Un’area adiacente, più estesa, è riservata a parcheggio per le auto e ha una capienza di circa 900 posti.

Vitello negli stalli riservati agli animali da allevamento.

Un vitello si affaccia dal suo stallo.

A distanza di solo un paio d’anni dalla precedente visita, sono rimasto meravigliato dall’incremento di partecipazione. Di certo è merito della perseveranza e dell’impegno dei molti volontari che presidiano la manifestazione con mansioni diverse. Il coordinatore Francesco De Angelis mi spiega orgogliosamente che si tratta dell’unica fiera del genere in tutta la provincia di Frosinone e che, dopo quella di Campoverde ad Aprilia (Lt), è la seconda per numero di edizioni in tutto il Lazio. Ma forse il successo di questo appuntamento annuale è anche il segnale, nella persistente crisi economica che costringe a chiudere fabbriche ed opifici l’uno dopo l’altro, di come il settore dei “lavori verdi” possa costituire uno zoccolo solido nella produzione di valore aggiunto.

Area dedicata al tiro con l'arco.

Area dedicata al tiro con l’arco.

Gli espositori sono stati 105. Erano presenti, oltre ai concessionari di trattori e macchine agricole, macchine per il taglio della legna  o piccoli veicoli da carico, anche vivaisti di piante da fiore e alberi da frutto, impiantisti specializzati nella produzione di eco-energie, commercianti di prodotti alimentari artigianali, di oggetti e utensili legati al mondo rurale, di arredi e ornamenti per il giardino, articoli per la casa,  chincaglierie e giocattoli.

Fiera dell'agricoltura di Ceprano 2013.

Fiera dell’agricoltura di Ceprano 2013.

Nei due giorni e mezzo di manifestazione si sono registrati 7.150 visitatori. Di questi, circa 4.800 si sono concentrati nella sola giornata della domenica, caratterizzata da una notevole partecipazione di curiosi, anziani e famiglie con bambini al seguito. Un’occasione di incontro generazionale quindi, ma soprattutto di promozione e valorizzazione del territorio. E il territorio delle campagne ciociare appare dolce e bellissimo proprio in questo periodo, con le sue alture boscate che brillano al sole, la tenera vegetazione in fiore, le colline puntellate di alberi maestosi, disseminate di case sparse, filari di coltivi, ruscelli e fiumiciattoli ancora gonfi d’acqua fredda e fluente.

Volontari in prossimità dell'ingresso alla fiera.

Volontari in prossimità dell’ingresso alla fiera.

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Fiera di Roma: Expoedilizia 2013

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Nuova fiera di Roma

Nuova fiera di Roma, presso ingresso Nord.

Dal 21 al 24 marzo si è tenuta a Roma la VI fiera internazionale per l’edilizia e l’architettura. C’è una particolarità che contraddistingue la moderna infrastruttura inaugurata nel 2006: non esiste un collegamento diretto con la Stazione Termini. La nuova Fiera di Roma si trova sulla tratta che porta all’aeroporto di

Expoedilizia 2013: area esterna ai padiglioni.

Expoedilizia 2013: area esterna ai padiglioni.

Fiumicino e può essere raggiunta solo a partire dalla Stazione di Roma Ostiense, a sua volta mal servita dalla  linea “B” della metropolitana: bisogna scendere alla fermata “Piramide” e percorrere a piedi circa 400 metri. Uscito dalla metro mi avvicino ad una sorvegliante dell’Atac, l’unica del drappello appena protesa fuori del gabbiotto. “Scusi….” – vado per chiedere

Minipala in azione nell'area dimostrativa.

Minipala ‘Avant’  in azione nell’area dimostrativa.

– “Attraversi tutto il mercato qui fuori e poi vada a destra” – risponde senza neanche farmi finire. Presumo ci sia da stancarsi a fornire decine di volte la medesima informazione. E dei cartelli di indicazione, no?  Comunque facendomi largo tra extracomunitari, scarpe, vestiario, accessori e gingilli vari, effettivamente mi ritrovo sulla destra

Blocchi cassero e solai in legno-cemento prodotti dalla Isotex di Reggio Emilia.

Blocchi cassero e solai in legno-cemento della Isotex di Poviglio (RE).

una discesa pedonale dalla destinazione ignota se non fosse per un’anonima tabella con la scritta “METRO”. Metro? Scoprirò poi che porta anche alla stazione ferroviaria agognata. I disagi logistici non terminano all’arrivo, dopo circa 20 minuti di treno: la fermata “Fiera di Roma” si trova a circa mezzo chilometro dall’ingresso più vicino. Inoltre per scendere sullo spiazzo ad un livello più basso, si deve attraversare la linea ferroviaria salendo su una passerella alta. Per i visitatori di solito si predispone una navetta. E magari costruire i padiglioni più vicini alla fermata ferroviaria, no? Sembra che nel realizzare opere così importanti, non senza gran dispendio di risorse pubbliche, si perdano di vista aspetti banali ma cruciali. Si tratta di piccoli disagi, cui noi italiani in fondo siamo per natura abituati prima ancora che rassegnati. Eppure: cosa c’è di più importante, per una qualsiasi infrastruttura fieristica con ambizioni internazionali, della facilità, della semplicità, della rapidità con la quale può essere raggiunta dai visitatori?

Riciclo e arte urbana presso Expoedilizia 2013.

Riciclo e arte urbana presso Expoedilizia 2013.

Una volta in fiera mi sorprende scoprire che i padiglioni utilizzati per l’evento sono solo 2 in luogo dei 5 di pochi anni fa.  A questi si aggiunge l’area all’aperto presidiata dai tipici sollevatori telescopici svettanti, e l’area dimostrativa, occupata da macchine per lavori stradali e movimento terra, messe in moto di tanto in tanto per fini promozionali. Se l’edizione

Agorà di giovani architetti presso Expoedilizia 2013.

Agorà di giovani architetti presso Expoedilizia 2013.

2013 di Expoedilizia risente fortemente della contrazione economica del settore, al tempo stesso sembra rivelare quali sono le specializzazioni di crescente interesse e potenziale espansione: l’isolamento termico e acustico delle abitazioni, il risparmio energetico  e le fonti alternative,  l’economia e la potabilizzazione dell’acqua, la bioedilizia e l’impiego strutturale del legno, il recupero dei fabbricati esistenti con riguardo agli aspetti estetici oltre che antisismici, la sicurezza nei lavori edili, la progettazione del verde o del paesaggio urbano.

Modellino in scala che mette a confronto una galleria tradizionale con una trattata con materiali innovativi.

Modellino che promuove l’uso di materiali innovativi per le gallerie.

Tra gli altri espositori, la Italcementi Group ha presentato una innovativa soluzione capace di rendere più confortevole e sicura la guida nelle gallerie stradali. Il suo ramo ricerca e sviluppo ha concepito un materiale applicabile a spruzzo sulle volte delle gallerie. Autopulente, da un lato renderebbe le gallerie più chiare, dall’altro, grazie a principi catalitici attivati da una specifica illuminazione ultravioletta, sarebbe capace di ridurre il tenore degli inquinanti atmosferici del 25%. Ad esso è associabile l’impiego sull’asfalto di una miscela cementizia, facilmente spalmabile, che migliorerebbe la resistenza e la durata del manto stradale (riducendo gli interventi manutentivi), aumentando ancora la luminosità complessiva dell’ambiente. Nella speranza che anche la situazione sociale, economica e politica dell’Italia possa diventare più chiara e radiosa di quella attuale, arrivederci alla prossima edizione, che si terrà dal 20 al 23 marzo 2014.

Piani tavoli composti di marmi diversi presso lo stand Cardoni Marmi Travertini di Guidonia Montecelio (Roma)

Piani tavolo composti di marmi diversi presso lo stand dell’azienda Cardoni di Guidonia Montecelio (Roma).

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Cento alberi per l’ambiente

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Lo scorso 14 novembre, grazie a un finanziamento della Regione Lazio (che ha coperto il 76% delle spese sostenute) è entrato nella sua fase esecutiva “Cento alberi per l’ambiente e la memoria”, il progetto che ha consentito la piantumazione di 121 alberi lungo la nuova via Serra (una delle principali vie di accesso al paese) e nei pressi di una stele dedicata ai caduti sul lavoro nelle cave di pietra, oltre che di alcune altre decine  di piante ornamentali in diverse zone del comune di Coreno Ausonio (Fr).

La via Serra è una strada collinare di circa 3 km che si dirama dalla provinciale SP9 che abbraccia il centro abitato (a circa 300 m s.l.m.), attraversa in declivo una gola di bassi promontori e si tuffa poi in vista del mare, quasi a capitombolo, nella piana antistante il golfo di Gaeta.

Per facilitare l’attecchimento delle piante in condizioni ambientali non facili (substrato sassoso, forti venti in inverno, prolungato caldo e siccità in estate), nel progetto sono state contemplate soprattutto specie autoctone (lecci, farnie, allori, carrubi, ornielli, aceri campestri, carpini, bagolari, ginepri). In linea generale i sempreverdi sono stati posizionati in modo prevalente sui margini  di strada esposti a Nord, gli alberi a foglia caduca prevalentemente nei versanti rivolti ad Est. Nei mesi più freddi, gli uni (con il fogliame persistente) offrono riparo dai venti settentrionali; gli altri, oltre a regalare in autunno variopinte sfumature di colori, perdendo le foglie si lasciano attraversare dal primo tepore del sole mattutino. Per i versanti più luminosi, esposti a Sud-Ovest, sono state utilizzate soprattutto specie mediterranee eliofile appartenenti in gran parte al genere delle querce. Questa varietà vegetale connoterà in modo leggermente diverso i vari tratti di strada ed eviterà che il filare di alberi possa apparire esteticamente monotono.

Gli alberi crescendo potranno assolvere sempre meglio ad utili funzioni: come quella di consolidare l’assetto delle scarpate della strada a mezzacosta; di mitigare l’impatto visivo di cave attive o dismesse che insistono nei paraggi; di attenuare il rumore e l’inquinante pulviscolo generato in special modo dai grossi camion che trasportano blocchi, pietrame e granulati; di assicurare un microclima più confortevole per i tanti ciclisti e podisti che frequentano il percorso (soprattutto nei giorni festivi) per fini salutistici o ricreativi. Si è avuta premura anche per gli animali selvatici prevedendo l’inserimento di specie che producono frutti o bacche appetite dalla fauna e dagli uccelli come il melograno, il corbezzolo, il corniolo o il sorbo degli uccellatori  (il cui fogliame in autunno si incendia di rosso). Pini e cipressi sono stati utilizzati per dare risalto verticale in punti salienti (curve panoramiche, intersezioni, antico rudere di S.Eleuterio), mentre dei siliquastri sono stati collocati in modo che in primavera possa risplendere distintamente la loro intensa e minuta fioritura rosa.

Sin da quando la nuova strada Serra è stata realizzata, circa 15 anni fa, iniziative private di vario tenore (e perfino qualcuna pubblica se si pensa allo stesso monumento dei cavatori), hanno continuato a distruggere irreversibilmente il suolo naturale millenario e a depauperare il patrimonio boschivo autoctono che ne lambiva i margini e le coste assolate dei dintorni. Difficilmente un albero messo a dimora dall’uomo può sostituire il valore biologico e paesaggistico di uno nato in loco. Un albero nato spontaneamente instaura una complessa simbiosi con l’ecosistema circostante che è frutto di processi di selezione intercorsi nell’arco di secoli. E tuttavia l’intervento messo in campo dal Comune, pur nella sua modestia (rispetto ai danni già compiuti) promuovendo un cambio di mentalità generazionale e coinvolgendo aspetti di forte valenza educativa, rappresenta una sorta di rivoluzione copernicana. L’albero selvatico non è più un elemento quasi dannoso e malamente utile per il fuoco domestico, ma diventa una risorsa collettiva, se possibile un essere vivente, che con la sua presenza rassicurante contribuisce ad impreziosire, qualificare, proteggere, oltre che abbellire, il territorio in cui nel trascorrere del tempo può continuare a identificarsi una comunità.

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Città della Pieve (Pg)

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Città della Pieve (Pg) è una cittadina umbra adagiata (a circa 500 metri sul livello del mare)  su alture prospicienti la Val di Chiana, una valle di origine alluvionale lunga un centinaio di chilometri e condivisa con la vicina Toscana. Il centro abitato non è molto popoloso (circa 7.800 abitanti) ma ha una forte vocazione turistica: sia per la presenza di edifici storici e religiosi (la “pieve” nell’alto medioevo indicava la chiesa principale d’una circoscrizione), sia per l’ambiente naturale e il rinfrancante paesaggio  che la circonda. Ciò che caratterizza la città più di ogni altra cosa è il diffuso utilizzo di mattoni a vista. Nel territorio digradante dei dintorni non si ritrovano i muri a secco in pietre cui sono così abituato nella mia terra di origine e  anzi la semplice presenza di sassi appare una rarità.

L’esuberante utilizzo dei mattoni nelle strutture urbane è quindi dovuto a motivazioni storiche di tipo economico e logistico, ma di certo in tempi più recenti è stato incoraggiato in modo lungimirante da amministrazioni e cittadini che hanno puntato non solo alla conservazione del medievale centro storico, ma anche ad un accogliente effetto estetico complessivo.
Lode alla città quindi, con i suoi vicoli arcati dove occhieggiano lampioni, le porte antiche in legno, i muri e i davanzali colmi di fioriere, i frondosi angoli verdi, i campanili svettanti sulle piazze dove al tramonto turbinano le rondini… E tuttavia, in questi giorni d’estate così caldi, ci sia consentito di soffermarci sul sinuoso territorio agricolo circostante: impreziosito, in modo inestimabile, da solari campi di girasole.

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III Concorso nazionale di poesia “Falcone e Borsellino 20 anni dopo”

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Sabato 16 giugno 2012 si è tenuta  la cerimonia di premiazione del 3° concorso nazionale di poesia indetto dal Comune di Coreno Ausonio con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, della Provincia di Frosinone e con il contributo della Banca Popolare del Cassinate. Nel XX anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio il tema scelto per questa terza edizione è stato “Falcone e Borsellino venti anni dopo“.

Il coordinatore della serata Domenico Adriano ha letto, tra le altre cose, il messaggio di saluto di Rita Borsellino: “Ecco, con il linguaggio leggero e soave della poesia –ha scritto la sorella del magistrato ucciso- ricordi tristi e dolorosi che hanno segnato inevitabilmente la vita di questo Paese e di tante persone che hanno perso la loro vita con le stragi del ’92. Un pezzo di loro stessi rivive. E lo fa nel modo migliore possibile.” In rappresentanza dei 25 finalisti (le opere pervenute sono state 119) Adriano ha declamato l’asciutta poesia di Rita Veloce di Rodi Garganico (FG) dal titolo “L’eredità”: “Come quel messaggio /che naviga le tempeste /in una bottiglia provata dall’onde, /il loro sacrificio /continuerà /a veleggiare le acque tumultuose /finché anche un solo giusto /si disseterà di quel lascito vitale.”

Il terzo premio è stato assegnato a Giuseppe Quirino di Coreno Ausonio (FR) per la poesia “Malapianta. Prima di leggere il suo componimento, il Quirino ha voluto rievocare le sensazioni provate alla vista delle immagini televisive della strage di Capaci, tra cui l’odore acre di tritolo, che gli sembrava di sentire quasi, conoscendolo bene grazie al lavoro da egli svolto nelle cave di marmo. Inoltre ha rimarcato l’assenza e la latitanza della politica nei confronti delle persone giuste “che quasi sempre sono perdenti perché proprio in quanto giuste vengono lasciate troppe volte sole.  Come quelle persone che quando decidono di dire la verità, non fanno semplicemente il proprio dovere, ma fanno la ‘spia’. Finché non si cambia questo modo di vedere le cose, staremo qui a piangere morti ammazzati “.

Il secondo premio è stato conferito ad Antonio Giordano di Palermo per la poesia in dialetto  dal titolo “7 gennaio 1943 – La Ballata di Ballarò“. Il poeta isolano ha negato che le vittime di mafia rimangano sole, spiegando che a Palermo c’è un luogo “magico” chiamato Ballarò, dove si tiene il mercato, dove si parla molto e dove i cantastorie si sono sempre sentiti liberi di declamare anche le verità più sgradite ai potenti, sicuri di poter  sgattaiolare in ogni momento tra i vicoletti dell’attiguo quartiere di ‘albergherìa’ detto così  perché poteva essere di rifugio per chiunque. Quindi Giordano ha recitato la sua opera in modo teatrale, a guisa proprio d’un cantastorie, con l’accompagnamento d’una chitarra.

Il primo premio è stato consegnato a Umberto Vicaretti di Luco dei Marsi (AQ) autore di “Ma noi ti aspettiamo”, poesia “ispirata nel contenuto e originale nella forma” come riporta il verbale della giuria di valutazione presieduta dal poeta  corenese prof. Tommaso Lisi. Vicaretti ha insistito sulla importanza di trasmettere alle nuove generazioni le idealità rappresentate dai due magistrati Falcone e Borsellino: “Dobbiamo insegnare ai giovani a opporsi alla ingiustizia, all’illegalità, al malaffare, alla malapolitica“. “Certo -ha aggiunto- è difficile dire ai giovani di essere corretti se poi un cattivo esempio ci viene da chi ci governa, da chi qualifica di eroismo persone che eroi non sono“.

Tra le autorità presenti, il Sindaco di Coreno Ausonio Domenico Corte e il Presidente del Consiglio della Regione Lazio On. Mario Abbruzzese, il quale ha lodato la virtuosa iniziativa culturale di un piccolo comune promettendo di non far mancare il suo sostegno anche alla prossima edizione. Le tre poesie premiate, assieme alle altre 22 prescelte come finaliste, sono state pubblicate in una piccola antologia distribuita gratuitamente.

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Neve in Ciociaria

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Una “bomba di neve” si è abbattuta sulla Ciociaria (come su poche altre province d’Italia) a partire dal 2-3 febbraio scorso. Un evento meteorologico eccezionale, di proporzioni che non si riscontravano da più di mezzo secolo. In diverse località del frusinate la neve depositata a terra ha raggiunto un’altezza superiore al metro o anche al metro e mezzo.
La portata straordinaria delle precipitazioni nevose, nonostante fosse nota con buon anticipo, ha trovato impreparate e impotenti la gran parte delle autorità e delle aziende fornitrici di servizi.  La Cotral (autotrasporti Lazio) ha sospeso diverse corse, mentre i treni Roma-Cassino hanno subito rallentamenti inverosimili, con punte di 18-23 ore di ritardo.
I mezzi di informazione locali hanno divulgato quasi senza sosta lo stato di decine di migliaia di famiglie rimaste per giorni senza acqua potabile, senza energia elettrica, senza riscaldamento. Sembra che  1/3 delle utenze che in tutta Italia erano senza energia elettrica fossero ubicate solo nel frusinate. Diverse le strutture edilizie, sia private che pubbliche, che son crollate a causa del carico imprevisto della neve (tra le più “eclatanti” la tribuna dello stadio Casaleno di Frosinone, il chiostro del Conservatorio di Frosinone, il palazzetto dello sport di Ceccano). Comunque questa situazione gravosa ha trovato scarso rilievo sui media nazionali, presi piuttosto dalle polemiche,  alquanto sterili, sulla disorganizzazione e sulle difficoltà patite dalla città di Roma.

A Coreno Ausonio, il paese più a Sud della Ciociaria, la neve è arrivata solo sabato 4 febbraio. Il manto nevoso ha raggiunto uno spessore di circa 20 cm, un valore straordinario per un clima temperato dal mare del vicino golfo di Gaeta (solo nel 1956 una precipitazione analoga). Scarsi i disagi sulla circolazione stradale anche grazie all’intervento, sin dal primo mattino, di un paio di mezzi spalaneve. Piuttosto le persone ne hanno approfittato per compiacersi e rallegrarsi di un evento raro che ha reso la vita giocosa e il paesaggio luminoso e suggestivo. Più apprezzabili i danni alla vegetazione e agli alberi. Molti degli ulivi che tipicamente insistono sui terrazzamenti collinari hanno ceduto sotto il peso della neve associato al vento. Ne risentirà in qualche misura la locale produzione d’olio ad uso familiare. Ma i danni che la natura stessa fa all’ambiente o al territorio sono sempre reversibili.  Preoccupanti sono piuttosto i danni causati, per avidità o per mera stupidità, dall’uomo.

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Cherubino Coreno (Coreno 1706?-Napoli 1764)

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Lo scorso 2 agosto nella chiesa S. Margherita di Coreno Ausonio, a circa trecento anni dalla nascita, si è tenuto il primo concerto in onore di Cherubino Coreno (1706 – 1764) “Maestro di stromenti di fiato”  presso il Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Napoli dal 1749 al 1762. L’esecuzione di alcune composizioni sue e di musicisti a lui contemporanei (Giuseppe Sammartini, Francesco Mancini, in conclusione anche il grazioso terzo movimento della sonata in Fa maggiore HWV 405 di George Frideric Haendel) è stata preceduta da un appassionante inquadramento storico preparato dal preside Nilo Cardillo, artefice nell’ultimo anno di un entusiasmante lavoro di ricerca. Fortunatamente la rigorosa amministrazione delle istituzioni napoletane di quel tempo -quando regnava a Napoli l’illuminato Re Carlo Sebastiano di Borbone (1735-1759)-  teneva minuziosa traccia documentale di ogni cosa. Così il professore ha potuto accertare ad esempio che la domanda di iscrizione al Conservatorio era stata inizialmente inoltrata da un certo Francesco Coreno, fratello maggiore di Cherubino, il quale da tempo si era già stabilito nella città partenope. Cherubino in effetti fu il penultimo di numerosi fratelli. Nacque in uno degli undici “casali” che componevano l’abitato di Coreno e che portavano il nome delle famiglie che vi risiedevano. Fu proprio il caseggiato dei “Coreno”, peraltro prossimo alla chiesa di S. Margherita dove il certificato di battesimo del Cherubino è tuttora conservato, quello che diede al comune collinare il nome con cui è conosciuto sino ai nostri giorni.

Napoli era all’epoca una città culturalmente vivissima, tra le più splendide del mondo occidentale, capitale di un territorio che si spingeva -con la cosiddetta “Terra di Lavoro”- fino a gran parte della Ciociaria e del basso Lazio.
Nel 1735, la chiave che aprì a Cherubino le porte dell’alta società e del florido ambiente musicale di Napoli, fu il matrimonio con Fortunata Piano, appartenente a una rinomata famiglia di musicisti. Così, il 30 dicembre 1748, essendo morto il maestro Don Paolo Pierro, i governatori del Conservatorio di Santa Maria di Loreto stimarono di “eliggere alla carica altra persona capace et idonea” e  dopo “matura riflessione” ravvisarono di aver identificato questa persona in Cherubino Coreno: “virtuoso di oboe, flauto traverso e flauto dolce, quale con sua lode si è fatto conoscere molto addottrinato nella musica“. L’atto di nomina prevedeva che il maestro, in cambio di 4 ducati al mese, insegnasse ogni mattina per 2 ore ai figlioli (per lo più orfani) destinati all’apprendimento di tali strumenti a fiato, con l’obbligo di “fare concerti, e anco fare qualche composizione di simphonia“. E’ stata proprio quest’ultima espressione a spingere Cardillo ad avventurarsi nella ricerca dei lavori musicali del Cherubino, portandolo alfine alla riscoperta della sola sua opera finora nota, pubblicata a Londra verosimilmente nell’anno 1750: “Six Sonatas for two German Flutes or two violins with a thourough bass” (“Sei sonate per due flauti traverso o due violini, con basso continuo”).

Il flautista Tommaso Rossi che con  l’ Ensemble Barocco di Napoli -da lui fondato- si è esibito nell’evocativo concerto della serata, ha osservato come la musica del Coreno si inserisca a pieno titolo nella fase di passaggio dal primo Settecento allo stile classico del XVIII secolo inoltrato, definito “stile galante”. Essa sarebbe caratterizzata da “uno stile vivace, senza indulgere in impervie difficoltà tecniche, ma prediligendo una scrittura delicata e gradevole, specie negli adagi“. Rossi ha rilevato anche come il fatto che il Cherubino suonasse diversi strumenti fosse in linea con la cultura tipica dei musicisti del ‘700, così come era tipico di quel periodo che gli strumentisti si cimentassero come compositori. Nondimeno l’essere pubblicati a Londra non era da tutti ed era il segno di una fama ulteriore. Londra rappresentava un mercato “competitivo”, uno dei pochi luoghi d’Europa dove la musica veniva stampata, cosa che ad esempio non avveniva a Napoli, da cui diffondevano solo manoscritti.

Al termine del concerto, che ha visto la partecipazione entusiasta di un pubblico che gremiva curioso ogni posto disponibile, la cerimonia si è spostata nei pressi del vicino caseggiato dove il musicista corenese è nato e vissuto sino a maturità. Il sindaco Domenico Corte, alla presenza del sacerdote e delle altre persone intervenute, ha intitolato a Cherubino Coreno il nome di un suggestivo vicolo del paese e ha scoperto, in uno slargo dell’antico borgo, una targa di marmo in suo onore e ricordo.

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I Simposio di scultura in Perlato Coreno

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Dal 4 al 10 luglio si è tenuto a Coreno Ausonio (Fr) il 1° Simposio Internazionale di Scultura in Perlato Coreno. Il singolare evento è stato organizzato dall’associazione Pro Loco di Coreno in collaborazione con la Cooperativa Cavatori Coreno, il Consorzio per la valorizzazione del Perlato Coreno e con il patrocinio dell’ Amministrazione Provinciale di Frosinone, della XIX Comunità montana di Esperia, del Comune di Coreno Ausonio, dell’ Università di Cassino, della Camera di Commercio di Frosinone e dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni (ANPCI).

Otto gli artisti prescelti tra i 14 che hanno inviato la loro candidatura a seguito della pubblicazione del bando sul sito internet de La Serra (trimestrale a cura della Pro-Loco): Sergio Macera (Lazio), Valentino Giampaoli (Abruzzo), Kristina Josifova (Bulgaria), Dana O’Donnell (USA), Andrea Berni (Toscana), Anna Ghilardi (Lombardia), Stephen King (Gran Bretagna), Karoly Kurutz (Ungheria). A costoro si è aggiunto poi Giovanni Parente, di Coreno. Ciascuno intento alla realizzazione del proprio progetto, gli artisti hanno lavorato sotto gli occhi esterrefatti di visitatori e curiosi che -giorno dopo giorno- hanno potuto constatare come da un semplice parallepipedo di pietra fosse possibile ottenere, con estetica fantasia ma anche con grinta e non poco sforzo manuale, creazioni scultoree originali e attraenti.

Il giorno 8 luglio si è tenuto nella sala polifunzionale del Municipio un convegno –“Corenius Marmor“- dove sono intervenuti rappresentanti delle Istituzioni ed esperti. In generale, alle lodi per il presidente della pro-Loco Antonio Lisi e per l’entusiasmo messo in campo dai suoi giovani collaboratori, si è aggiunta l’amara constatazione di come, ai fini di una migliore promozione della pietra locale, sia mancata tradizionalmente una maggiore unità e una visione più lungimirante da parte degli operatori del settore (peraltro scarsamente presenti al convegno stesso). L’indizione di un simposio di scultura si vagheggiava ormai da qualche decennio nel paese del Perlato Royal.

Per Giuseppe Lavalle, vicepresidente della Cooperativa Cavatori Coreno, il coinvolgimento di scultori professionisti provenienti da diverse parti del mondo ha rappresentato un importante test mai compiuto in passato. In effetti la pietra calcarea di Coreno si distingue per la sua notevole durezza, ma presenta anche una disomogeneità e una anisotropia strutturale (dovuta alla sua caratteristica litogenesi e alla presenza dei fossili) che ne possono rendere più ardua la sagomatura con martello e scalpello. Nondimeno a parere di qualche artista essa si lascerebbe plasmare piuttosto facilmente per abrasione. Inoltre la durezza costituirebbe un vantaggio dal punto di vista della durabilità nel tempo. In definitiva, vista anche la qualità e la varietà dei manufatti realizzati, il test sarebbe stato superato. Dal canto suo il prof. Antonio Riccio, antropologo e direttore del Museo della pietra di Ausonia (Fr), ha sviluppato un discorso di più ampio respiro, osservando acutamente come la pietra, anche nei suoi impieghi domestici e urbanistici più umili, si leghi sempre indissolubilmente alla civiltà e alla storia umana, costituendone da sempre la testimonianza non solo più durevole, ma probabilmente anche la più misteriosa e potente.

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