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Ambiente

Energia: privatizzazioni pericolose

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Caro Beppe,
l’Europa sembra essere entrata in un delirio di privatizzazione. Anche a non voler mettere in dubbio la buona fede degli economisti e il buon intento dei politici, la privatizzazione del settore energetico mi lascia però molto perplesso. Ho letto di una possibile riduzione del 5-10% delle tariffe, ma non è molto più grave e più certa la perdita del controllo statale di un settore così delicato anche sotto l’aspetto ambientale? Ormai sappiamo che lo sfruttamento delle risorse, in particolare energetiche, non può continuare a crescere indefinitivamente. Quindi il fabbisogno di energia deve essere amministrato da un ente pubblico più che incentivato da logiche capitalistiche. Inoltre la pianificazione dello sviluppo energetico dovrebbe essere una scelta più politica che commerciale. A esempio so che in Francia, Stato molto accentratore, si sono costruite centrali nucleari in modo «standard» da 1,2 GW ottimizzando il rapporto costo/sicurezza. Negli Usa, patria della logica capitalistica, è avvenuta invece la dispersione della produzione elettrica in centrali nucleari più piccole, con uno svantaggio complessivo per la collettività, nonostante fosse di certo massimizzato il profitto degli investitori. Un altro aspetto sono i limiti di legge inerenti i gas di scarico o la temperatura delle acque di scarico. Le deroghe concesse quest’estate sono criticabili a mio parere, ma indicano che per le centrali elettriche pubbliche ne esiste un certo rispetto. Quando a produrre saranno i privati sarà assai più probabile che simili limitazioni ecologiche, in modo sistematico o sporadico, siano più facilmente ignorate.
Saluti,

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Disorganizzazione nella lotta agli incendi

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Caro Beppe,
gli incendi boschivi sono una piaga inevitabile nel nostro clima mediterraneo, però in Italia c’è una morbosità strutturale nel modo di affrontare questo problema. Spicca la mancanza di una seria prevenzione. A esempio una sola torre di avvistamento ben piazzata e attivata nei pochi mesi a più alto rischio, può coprire l’osservazione di un vastissimo territorio. Il costo del suo mantenimento sarebbe paragonabile a quello di pochi viaggi di un aereo Canadair. In zone che sono sistematicamente incendiate tutte le estati non c’è più neanche da confrontare rischi e costi, il vantaggio è certo, anche sotto l’aspetto del numero di posti di lavoro. Un’altra grave lacuna è l’assenza di pattuglie e mezzi di spegnimento nel primo mattino o addirittura di notte. In queste ore, in particolare la mattina presto, gli incendi sembrano quasi estinguersi da soli, e basterebbe poco a soffocarli. Invece il tentativo di spegnimento si concentra, con dispendio di energie e costi, solo nelle ore più calde, quando si rivela molto più arduo.

Da casa mia noto il massiccio montuoso del neo Parco regionale dei monti Aurunci, quasi quotidianamente in fiamme. Mi chiedo se in qualche centrale operativa nazionale non balzi all’occhio la frequenza con cui vengano colpite talune località silvo-pastorali. Si tratta di territorio italiano, di fatto non controllato dallo Stato. Ci sarebbero gli estremi per utilizzare persino l’esercito, con la relativa alta tecnologia militare.

Una considerazione sul Corpo forestale dello Stato. I suoi appartenenti si sentono poliziotti più che «lavoratori». Niente di esecrabile, ma se ne dovrebbe prendere atto. Sia il legislatore che noi cittadini. A volte mi capita di prendere parte, come volontario, in azioni di spegnimento. L’inerme e talvolta quasi ozioso comportamento dei Forestali è scoraggiante, soprattutto di cattivo esempio per gli intervenuti che, non so se a ragione, ne conservano un diverso e più ideale immaginario. C’è un’ambiguità nelle loro mansioni che rende meno efficace la lotta agli incendi. Da un lato il Corpo forestale non si impegna efficacemente solo alla sorveglianza e alla repressione anche investigativa, dall’altro non si costituisce una diversa organizzazione autenticamente impiegata allo spegnimento degli incendi in estate e ai lavori di prevenzione e manutenzione in inverno.
Saluti,

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La caccia ci offende

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Caro Beppe,
voglio parlare di un tema che solo di rado è stato sfiorato nella tua rubrica: la caccia. Da poco si è riaperta, come l’anno scorso con 15 giorni di anticipo rispetto a un calendario nazionale prefissato. Io credo di aver capito perché quest’argomento non muove, come dovrebbe, gli animi della gran parte degli italiani. Secondo me in città si tende a trascurarlo o a viverlo in termini fortemente idealistici (animalisti o vegetariani). Invece dovrebbe interessare qualsiasi cittadino che abbia a cuore la migliore gestione della cosa pubblica. Io che abito in un piccolo paese, sento la caccia come un fenomeno molto vicino e concreto. Quando sento gli spari mi ribolle il sangue. A partire da questo periodo diventa raro vedere uccelli che volano disinvoltamente nel cielo.
E’ vero, la caccia è una pratica molto antica. Fino a neanche tanto tempo fa si cacciava anche per mangiare. Oggi però la caccia è solo uno svago, un puro divertimento. Uno svago che inquina, uccide, devasta. Tutto questo, quando l’ambiente è minacciato seriamente da vari fronti. Ecco perché la caccia ci offende. Ci offende perché i cacciatori si prendono gioco di un patrimonio naturale prezioso e sempre più vulnerabile. Ci offende perché la prepotenza la vince su chi è indifeso. Ci offende perché in un un mondo dove le armi causano tante sofferenze è difficile tollerarne l’uso gratuito, per sfizio o per vizio. I cacciatori inquinano con il piombo velenoso, con i rifiuti lasciati nei boschi, inquinano con il suono degli spari che echeggia macabro e infantile nelle assolate giornate di inverno. Inaridiscono i cieli, portano morte e spavento agli animali. Pericolo alle persone. Ha scritto un letterato degli anni Sessanta: “In Italia gli uccelli non volano: scappano”.
Il governo, con la complicità delle Regioni, si sta distinguendo per nuove aperture verso i cacciatori. Poco importa se si adottano disposizioni che vanno contro la direttiva “Uccelli” europea. In fondo a “imbrogliare” con noi c’è anche la Francia. Io penso che, come cittadini, non possiamo accettare che l’interesse nostro e dell’ambiente sia calpestato da quello, egoistico, di pochi.
Saluti cordiali.

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