Il Platanus acerifolia è il platano comune, ottenuto da un incrocio fra il platanus orientalis e il platanus occidentalis. E’ una pianta diffusissima in Italia e in Europa per il suo valore paesaggistico ed ornamentale. Il tronco cresce eretto fino ad una certa altezza, poi ramifica in tutte le direzioni, dando forma a una chioma ampia e globosa, fino a 10 metri di diametro e a 30 metri di altezza. La corteccia è liscia e chiara, con chiazze che hanno riflessi anche verdognoli. Dopo qualche anno si desquama, facendo trapelare sottostanti strati verdastri. Le foglie sono caduche, hanno frequentemente cinque lobi e grandezza di 10-20 cm. Le infiorescenze sia maschili che femminili sono raccolte in sferette di 3-4 cm di diametro. Sono appese mediante lunghi ed eleganti peduncoli. Quelle maschili sui rami di un anno, quelle femminili sui rametti nuovi e si distinguerebbero per il colore più rossastro.

Avendo strappata qualche sferica  infruttescenza allo storico esemplare che si trova in piazza della Quercia a Coreno Ausonio, ho riprodotto qualche esemplare partendo dai semi. Se non perde il ramo apicale e se non è sottoposta a stress idrici, la pianta tende a crescere con una certa rapidità e in pochi anni comincia a sua volta a fruttificare. Sui testi è riportato che non predilige terreni calcarei, ma in realtà penso si adatti ad ogni tipo di terreno, purché non soffra la siccità.
Esemplari altissimi ho avuto modo di osservarli a Tolosa in Francia, lungo il fiume Garonna, laddove il terreno era argilloso e umido. Gli alberi non compaiono in foto della stessa città degli anni ’60 e anche questo testimonia di come in condizioni ideali la crescita diventi rapidissima. Una caratteristica favorevole del platano è la sua capacità di sopportare sia l’inquinamento che tagli molto drastici (capitozzature). Questo ne fa una specie idonea per il verde pubblico, laddove gli interventi di potatura sono sbrigativi e spesso affidati a personale non troppo esperto.

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