Quando fu inaugurato il nuovo edificio della Facoltà di Ingegneria a Cassino (luglio 1995), nel grande atrio centrale furono sistemati molti vasi contenenti anonimi arbusti con foglie rotondeggianti e di un verde piuttosto scuro. Per lungo tempo, frequentando quotidianamente il luogo da studente, mi son chiesto a che specie appartenessero. Non sembravano molto attraenti perché erano attaccati da parassiti e malattie. Nell’arco di un decennio, una dopo l’altra, anno dopo anno, le piante son deperite e morte quasi tutte: gli apici rinsecchivano, le foglie più vecchie si coprivano di ragnatele e muffe nere. La causa principale era la scarsissima frequenza con cui venivano irrigate dal personale, ma di certo vi contribuiva parecchio lo smog della contigua strada, il clima umido di Cassino, il luogo coperto e poco soleggiato in cui si trovavano.

Nel 2004 scoprii che quegli arbusti erano esemplari di viburnum tinus, chiamato volgarmente anche lentaggine. Una specie sempreverde molto robusta e quindi facile da coltivare, una tipica pianta rustica dell’areale mediterraneo, molto diffusa. Resiste al freddo fino a -10°C, resiste ai venti, sopporta bene il caldo, tollera anche l’aria salmastra e una leggera salinità. Le foglie sono  ovate e coriacee, di un verde scuro e lucido sulla parte superiore, chiare e tomentose su quella inferiore. L’arbusto cresce abbastanza rapidamente fino a  1 m di altezza, poi prosegue più lentamente. I fiori sono bianchi e piccoli, leggermente rosati ai bordi e riuniti su racemi a forma di ombrello. Il viburnum tinus fiorisce in modo progressivo da novembre ad aprile: è tra le poche piante a fiorire in pieno inverno! Molto decorative anche le bacche blu scuro, che rimangono a lungo sulla pianta.

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