L’Acacia dealbata è il comunissimo albero chiamato “mimosa”, appartiene alla famiglia delle Leguminosae. Nonostante il suo nome volgare, la mimosa non appartiene al genere Mimosa, cui pure un tempo era stata associata sia per la somiglianza estetica delle foglie che per la loro capacità di richiudersi e cambiare posizione (dal latino “mimus”). La corteccia della pianta è inizialmente grigio-verde, diventa più scura con l’età, il tronco è eretto ma i rami tendono ad assumere un portamento ricadente. Le foglie sono tipicamente minute e frastagliate, bipennate e composte a loro volta da altre più piccole, sono morbide e chiare (verde grigio o verde pallido) e danno alla pianta il tipico effetto piumoso. Anche i fiori sono di ridotte dimensioni (diametro 5 mm), di colore giallo, riuniti in infiorescenze molto appariscenti e hanno un aspetto piumoso, grazie agli stami che sono raccolti tutt’intorno alla struttura sferica. Il periodo di fioritura, in base alle diverse varietà, cade tra i mesi di gennaio e marzo.
L’albero ha di solito dimensioni contenute, non superiori ai 10 metri, ma nelle regioni d’origine (Tasmania e Australia) raggiunge i 20 metri. In Italia prospera molto bene solo nel centrosud perché è una pianta che non tollera i venti freddi e le temperature  a lungo inferiori a zero gradi. Ama terreni neutri o tendenzialmente acidi, fnon calcarei, ertili e umidi, ma senza ristagno d’acqua. Resiste agli incendi più di altre specie grazie alla sua capacità di emettere nuovi polloni dalle radici superficiali. Probabilmente è un caso, ma questa suggestiva caratteristica ben la adatta a simboleggiare la festa della donna. Come è noto la ricorrenza dell’ 8 marzo ricorda l’incendio doloso, avvenuto nel 1908, di una fabbrica tessile di New York, dove morirono 129 operaie che stavano scioperando.

Le mimose in commercio sono spesso innestate sulla varietà Acacia retinoides. Quest’ultima viene usata come portainnesto perché meno esigente e tollerante dei terreni calcarei. Si differenzia per le foglie che non sono bipennate ma intere con lamina appiattita, di colore più scuro. In realtà si tratta botanicamente dei cosiddetti “fillodi”, cioè di rametti che hanno assunto capacità fotosintetiche. L’Acacia retinoides  formata ad albero non è diffusa, anche perché rispetto alla classica mimosa più conosciuta ha una fioritura molto meno appariscente. In compenso la fioritura dura più a lungo e i rami, di colore più scuro hanno anch’essi una loro sobria eleganza. Ho moltiplicato alcuni esemplari di Acacia retinoides da seme. All’inizio il portamento è debole e necessita di un tutore, ma l’accrescimento, se la pianta è in pieno sole, diventa poi molto più rapido e vigoroso della comune mimosa: nel giro di 2-3 anni la specie è in grado di formare un tronco robusto e ben piantato nel terreno, anche su scarpate. Qualche problema di stabilità, anche dopo anni, l’ho comunque riscontrato con il vento molto forte.

[Fonti: Alberi e Arbusti, Edagricole 2008; Giardinaggio marzo 2011].

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