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giuseppe di siena

Scuola: note a margine del TFA

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Quest’anno ho avuto modo di completare il percorso di abilitazione per l’insegnamento nelle scuole superiori chiamato “Tirocinio Formativo Attivo“. Il “TFA“, progettato nel 2008 ma introdotto solo nel 2011, ‘metteva in palio’ circa 20.000 abilitazioni nelle varie discipline insegnate nelle scuole superiori italiane. In passato erano già stati istituiti analoghi corsi di abilitazione (le “Siss”), ma ancora nel 2011 non erano pochi gli insegnanti che esercitavano grazie al solo conseguimento di una laurea. Con cadenza pluriennale gli aspiranti professori sceglievano una ventina di istituti scolastici e in seguito alla formazione di una graduatoria (stilata sulla base del voto di laurea e soprattutto del servizio già svolto) attendevano che i dirigenti scolastici li convocassero per un incarico annuale o per supplenze di breve periodo. Un meccanismo grossolano, ma in fondo abbastanza efficiente e non privo di meritocrazia. Tendeva a premiare chi era disposto a spostarsi stabilmente in province più favorevoli dal punto di vista occupazionale, situate in genere nel Nord italia.

Scritta murale sulla precarietà del lavoro.

Scritta murale nei pressi dell’Università Roma Tre.

Nel luglio 2012 cominciano le prove selettive per l’accesso al TFA. In tutta Italia le domande inoltrate sono 179.982. Ai quiz partecipano 115.553 candidati. Io sostengo le selezioni per la classe A020 (Discipline meccaniche e Tecnologia) presso l’Università Roma Tre. I posti disponibili sono 40, i candidati 79.  Superiamo la prova in 23. Qualcosa di simile avviene in tutta Italia: in quasi tutte le classi di insegnamento il test preparato dagli “esperti” del ministero aveva “decimato” i partecipanti e promosso meno persone di quanti fossero i posti disponibili. Sotto la pressione incalzante dei sindacati italiani, (ai quali del merito e della professionalità della categoria non ha mai importato più di tanto) e con il pretesto (sia pure fondato) che i test contenevano qualche errore, il ministero decide di abbuonare buona parte dei quesiti. Così gli ammessi alle prove successive passano da 26.626 a 46.686. Comunque, alla fine di tutte le selezioni potranno iscriversi al TFA circa 11.000 candidati.

Biglietti metrebus Lazio

Biglietti metrebus Lazio

Le prime lezioni organizzate dalle Università cominciano verso la fine dell’anno 2012. Per l’iscrizione al corso TFA era prevista una tassa di circa 2.500 Euro. In un momento di difficoltà finanziaria, a molti è sembrato l’ennesimo balzello escogitato per carpire soldi ai cittadini. In effetti equivaleva a richiedere, a mo’ di “pizzo”, un paio di mensilità del futuro stipendio. Ma la maggior parte dei partecipanti ha dovuto aggiungere costi e disagi maggiori: spostarsi per decine o centinaia di chilometri in auto o con mezzi pubblici, conciliare impegni di famiglia o di lavoro, rinunciare talvolta ad altre opportunità. Del resto alcune regole erano rigide: un numero di ore di corso esorbitante (circa 500) e la presenza obbligatoria (almeno per chi non aveva già alle spalle una buona carriera). Inoltre una circolare ministeriale invitava a terminare il percorso formativo in pochi mesi, entro la fine dell’anno scolastico.

Per quanto riguarda la didattica svolta, a noi che eravamo tutti ingegneri meccanici, non di rado è stata propinata per lo più una serie di dimostrazioni analitiche, in modo non molto dissimile da quanto è già avvenuto durante i più lunghi studi universitari. Peraltro tra le materie riprese neanche figuravano quelle che si insegnano a scuola nell’ambito della classe A020 (come Disegno, Tecnologia, Progettazione, Sistemi). Invero è stato stimolante ritornare un po’ ai tempi della formazione universitaria e ripassare argomenti familiari. Inoltre è sempre un privilegio poter interagire con persone più colte, intelligenti e preparate. Era uno dei motivi per iscriversi al TFA. Ma fino a che punto ne valeva la pena?

In compenso le materie attinenti alla pedagogia erano totalmente nuove per la maggior parte degli iscritti di tutte le classi di ambito scientifico. Molti di noi si aspettavano che sarebbero state le lezioni più formative e utili. Invece l’Università si è limitata a rendere disponibili on line, in modo massivo, circa 800 pagine di dispense dattiloscritte contenenti quasi solo filosofia e bibliografia: una logorrea gratuita, sterile ed astratta, dove ogni tanto si poteva evidenziare qualche buona osservazione che pure c’era. Una delle cose più utili che mi è capitato di sottolineare è che fornire un eccesso di informazioni è controproducente (sic). Non sbaglio di molto se dico che il 90% di noi non ne ha letto che qualche riga, accontentandosi di imparare a memoria le risposte ai correlati test di esercitazione.

Macchina per la sagomatura di ruote dentate

Macchina per la sagomatura di ruote dentate

A causa di lentezze nelle direttive nazionali il tirocinio a scuola è cominciato in ritardo e senza un vero coordinamento con le università. I tutor avrebbero dovuto essere contattati singolarmente e coinvolti nello svolgimento di un programma semplice ed univoco. Alla fine avrebbero forse dovuto redigere una scheda da “sistema qualità”, utile magari anche alla valutazione finale. Invece per quanto riguarda il tirocinio ogni candidato si è arrangiato un po’ da sé. Meno male che non solo stiamo in Italia, ma siamo anche italiani: alla cronica disorganizzazione che viene dall’alto, si ovvia con l’elasticità, l’aiuto reciproco, la condivisione di informazioni dal basso.

A giugno era fissato l’esame finale. In quella circostanza, dopo un percorso didattico svolto in modo non impeccabile, di colpo diventò importante per i candidati sapere come articolare esattamente una specifica lezione o se per spiegare una certa unità didattica occorrevano 12 ore oppure 16. Pura astrazione! Del resto non poteva partorire qualcosa di molto diverso una classe dirigente di politici e burocrati (ma anche di professori universitari) costituita in gran parte da persone che non sono mai entrate in una scuola superiore italiana. Per trasmettere determinate informazioni ad una classe di alunni ci vogliono 10 ore oppure 60 non in base allo specifico argomento, ma in base alla determinazione dell’insegnante e all’effettivo clima che si instaura in aula, solo in parte dipendente dalle azioni e dalle capacità del docente.

Lodevole realizzazione, in un Istituto Tecnico Industriale, di una pompa ad ingranaggi

Lodevole realizzazione, in un Istituto Tecnico Industriale, di una pompa ad ingranaggi

Per mio conto ho cercato di suggerire qualche risposta. Tra le cose prioritarie da fare (almeno con l’attuale struttura educativa), ce ne sarebbero almeno due: la riduzione della numerosità delle classi e l’allontanamento degli studenti più riottosi. Di fatto, l’esatto contrario di quello che si continua a fare da decenni. Più che le singole lezioncine da svolgere o meno, sarebbe vitale trasmettere agli aspiranti insegnanti una maggiore consapevolezza della funzione sociale della scuola. Che non presenta solo aspetti etici, ma rileva dell’efficienza o del rendimento del “sistema società” nel suo complesso (come doveva comprendere tanto più chi ha fatto studi generali di ingegneria). Gli insegnanti che non fanno profondamente propria questa consapevolezza, di fronte alle prime difficoltà “ambientali”, in qualche misura si adageranno all’andazzo consolidato. E via via troveranno più interessante preoccuparsi soprattutto… dei propri diritti sindacali.

Comunque, pur con tutte le sue difficoltà e la sua debolezza organizzativa, rimane il fatto che il TFA ha consentito di abilitare, prima dell’estate, circa 11.000 insegnanti scelti tra i migliori laureati italiani. Molti si aspettavano, considerata anche la fretta di terminare in pochi mesi, che già dall’anno scolastico successivo sarebbero stati in prima fila per ricevere incarichi di lavoro più lunghi e stabili. Si illudevano. Le graduatorie saranno riviste solo per l’anno scolastico 2014-2015. Ma questa era un’inezia giustificabile. La beffa che si preparava era ben altra: il governo dei larghi inciuci dava il via ai cosidetti “Percorsi Abilitanti Speciali” (PAS). Con essi, senza numero chiuso e senza alcuna selezione, si concederà l’abilitazione a tutti coloro che dal 1999 al 2013 abbiano maturato almeno tre anni di servizio. A tutti gli effetti si tratta di una sanatoria che consegnerà la “patente” di insegnante a circa 70.000 docenti sulla base della mera dichiarazione di servizio svolto in scuole pubbliche o anche private. Come spiega il giornalista Gian Antonio Stella, “molti si riempiono la bocca di merito ma alla fine i diritti fondamentali da difendere sembrano comunque essere ancora quelli dei professori e solo dopo (molto dopo) quelli degli studenti“.

Si legga anche: Test per l’accesso all’insegnamento, 31 agosto 2012

Ex vasca navale (1927), restaurata di recente per accogliere dipartimenti di ingegneria di Roma 3

Area della vasca navale (1927), restaurata per accogliere dipartimenti di ingegneria di Roma Tre.

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L’acropoli di Alatri (Fr)

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Scorcio di Alatri visto dal lato Ovest dell'Acropoli.

Scorcio di Alatri visto dal lato Ovest dell’Acropoli.

Alatri è un’accogliente città di palazzi storici, edifici religiosi e fontane monumentali. Il centro urbano, che vanta origini antichissime, è il terzo della Ciociaria per numero di abitanti (dopo Frosinone e Cassino). Il fastigio del borgo è l’acropoli, caratterizzata da una cintura di mura megalitiche che abbracciano la sommità della collina su cui la città è adagiata.

Vista della porta Maggiore dall'interno dell'Acropoli di Alatri.

Vista della porta Maggiore dall’interno dell’Acropoli di Alatri.

Veduta verso Sud dal Pizzale dell'Acropoli di Alatri.

Veduta verso Sud dal Pizzale dell’Acropoli di Alatri.

Monumento al "concone", la brocca simbolo della Ciociaria (Acropoli di Alatri).

Monumento al”concone”, la brocca simbolo della Ciociaria (Alatri).

L’inizio della costruzione delle mura viene fatto risalire al VII secolo a.E.V.. I massi – anche di ragguardevoli dimensioni- levigati e sapientemente incastrati a secco, formano una barriera spessa e possente. Un tempo, oltre ad avere funzioni di protezione, delimitavano l’area sacra di un tempio pagano. Dal centro della città l’accesso più rapido al sito è quello attraverso la cosiddetta Porta minore (di solito chiusa però da un cancelletto). L’accesso principale è la Porta maggiore, che si trova quasi agli antipodi del quadrilatero murario. Affaccia su una stradina modesta che costeggia alcune abitazioni private.

Rivolta a Sud, con le sue umili pietre ingrigite e l’enorme architrave, la Porta maggiore conserva intatta l’antica sembianza austera e solenne. Accanto all’ingresso, sulla sinistra, sono presenti tre grandi nicchie, apparentemente riservate a qualche culto arcaico. Sulla destra, poco lontano, c’è il cosiddetto “Pizzale“, uno spigolo alto delle mura. Dalla sua sommità si possono mirare i monti Ernici e il paesaggio declinante verso la piana di Tecchiena. Sulle pendici di una collina si può individuare in lontananza il centro abitato di Veroli.

Proseguendo il cammino sull’Acropoli, sul lato opposto (Nord) la vista sovrasta la gran parte dei tetti e dei campanili del centro storico di Alatri. La sensazione è che da quell’altura si stia costeggiando una “piccola Siena”. Il luogo è reso ameno dalle pietre invecchiate dal tempo, ma la passeggiata è resa incantevole dalla presenza degli alberi e del verde.  Con il fusto eretto e regolare in mezzo al primo tappeto di foglie, spiccano i viali di tiglio. In un tiepido giorno di autunno, le loro chiome tendono ormai a spogliarsi e a colorarsi di un luminoso giallo.

Mura megalitiche di Alatri viste da via del Duomo (lato città)

Mura megalitiche di Alatri viste da via del Duomo (lato città)

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Il Monte Fammera (1166 m)

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Insolita veduta, da Coreno Ausonio, del monte Fammera innevato (dicembre 2011)

Monte Fammera innevato (veduta da Coreno Ausonio, dicembre 2011)

Non véco mancu Fammera” (trad.: Non vedo neanche Fammera) si dice talvolta a Coreno Ausonio, quando si ritiene di non avere neanche il tempo di alzare lo sguardo da terra o dalle proprie occupazioni. Il modo di dire diviene più significativo se si pensa che i contadini della zona solevano gettare un’occhiata sulla “pietra di Fammera”: un masso incastonato ai piedi di una china ripida del monte. La pietra segnava il mezzogiorno quando era raggiunta dall’ombra di una guglia soprastante.

Sentiero tra i boschi del monte Fammera.

Sentiero tra i boschi del monte Fammera.

Fammera appartiene al gruppo montuoso degli Aurunci occidentali, nel Lazio meridionale. La montagna  risalta per la parete scoscesa che incombe su Selvacava (frazione di Ausonia), troneggia sulla piana dell’ Ausente e guarda dritta verso gli Aurunci orientali e lo stesso paese di Coreno, sito sulla collina antistante, alle pendici del monte Maio. Fammera ricade per buona parte all’interno del Parco Regionale dei Monti Aurunci, istituito nel 1997. La caratteristica parete, che dal punto di vista geologico rappresenta una linea di faglia (la disgiunzione di 2000 metri è quella di maggior rigetto verticale di tutti gli Aurunci) è censita come area “SIC” ed è stata inclusa quindi nella rete europea dei Siti di Importanza Comunitaria da preservare a tutela degli habitat e della biodiversità.

Il sole del mattino sul declivio retrostante del monte Fammera.

Il sole del mattino sul declivio retrostante del monte Fammera.

Il poeta corenese Mariano Coreno, emigrato in Australia negli anni ’50, osserva: “E non importa dove vado, dove mi trovo: Fammera mi segue ovunque con la sua mitica bellezza.” Dal canto suo, l’umanista di Ausonia Elisio Calenzio (1430-1503) scriveva negli Opuscola: “Vito, a te piace il Fammera; anche noi ammiriamo il monte e le sue pietre, precipitate per mano non umana.”

Vegetazione autunnale del Monte Fammera

Vegetazione autunnale del Monte Fammera

Uno dei percorsi consigliati per raggiungere la vetta è quello che parte dalla “Valle Gaetana” nel territorio di Spigno Saturnia (Lt): ad un primo tratto facile da percorrere ne segue però uno ripido e accidentato che sfiora e costeggia lo strapiombo e alcuni burroni. Il modo probabilmente più agevole di raggiungere la vetta è invece quello di partire da uno stretto pianoro sito sul retro del rilievo, nei pressi di masserie sparse che vivono delle risorse del luogo (legname, allevamento, agricoltura). Oggi dalla Rocca di Esperia vi arriva una stradina stretta e a tratti tortuosa, ma facilmente carrabile. Pare che fino agli anni ’70-’80 esistesse soltanto una mulattiera e che solo intorno al 2000 le ultime abitazioni siano state servite dalla rete elettrica nazionale.

Precipizi in prossimità della vetta del monte Fammera.

Precipizi in prossimità della vetta del monte Fammera.

Su questo versante insiste un sentiero che è stato contrassegnato di recente e che si inerpica sul monte con una pendenza moderata. Esso necessiterebbe però di interventi migliorativi e di manutenzione: non poche pietre sciolte intralciano il passo e possono causare una perdita di equilibrio; inoltre andrebbero rimossi i diversi alberi caduti a seguito della nevicata del febbraio 2012. Sarebbe opportuno che l’Ente parco se ne preoccupasse quanto prima, perché il percorso, sfiorato dal sole del mattino, attraversa cornici naturali di incomparabile bellezza che meritano di essere alla portata di tutti. Il patrimonio boschivo è molto vario: oltre alle macchie di pino messe a dimora nel dopoguerra (ormai ben consolidate), si incontrano aceri, carpini, frassini, lecci, querce e castagni; pietraie colonizzate dall’erica e dalla salvia lasciano il passo a fitti boschi di conifere altissime.

Cima del monte Fammera. Sullo sfondo il monte Cairo.

Cima del monte Fammera. Sullo sfondo il monte Cairo.

Man mano che si sale, lo sguardo spazia sempre meglio sulle valli e sui clivi contrapposti dei monti interni, tra cui il grande Petrella, ed in parte verso il mare. Ma è quando si arriva sulla cresta, dopo circa un’ora e mezzo di cammino senza affanno, che si apre un panorama mozzafiato. Sulla vetta da pochi anni è stata ancorata una croce di legno e se ne può cogliere il contributo scenografico alla suggestione del sito. Eppure questi luoghi lontani dalle ansie quotidiane e dalle beghe mondane andrebbero lasciati forse alla loro pace. Anche un piccolo manufatto rischia di violare goffamente ciò che la natura ha armoniosamente plasmato in un tempo smisurato. Ma non è il momento di indugiare sulle piccinerie umane: tra le pietre consumate dal vento e dall’acqua, vicino ai frassini rossi d’autunno, ai lecci verdi che sfidano vertiginosi dirupi, è il momento di rimirare un pezzo di Terra. Accanto alle nuvole.

Uno scorcio del sentiero che porta sulla cresta del Monte Fammera

Scorcio di un sentiero del Monte Fammera

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Il Monte Maio (940 m)

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Il Monte Maio (940 m).

Il Monte Maio (940 m).

Gli Aurunci sono un gruppo montuoso sito nel Lazio meridionale. L’insieme confina a Nord con i Monti Ausoni, a Est con la valle del Liri, a Sud-Ovest con il mar Tirreno ed il fiume Garigliano. Dal punto di vista geologico si tratta di un massiccio calcareo costituito da rocce friabili, ove spiccano volumi compatti in prossimità del mare di Gaeta e lungo le pendici del monte Fammera (1166 m). Alle dorsali principali, come quella che contiene la cima più alta del monte Petrella (1533 m) si affiancano cime minori e separate.

"Vallaurea": vallata ai piedi del Maio un tempo coltivata a grano.

“Vallaurea”: vallata ai piedi del Maio un tempo coltivata a grano.

Tra queste, nell’estremo Sud, il comprensorio degli “Aurunci orientali“, la cui montagna più alta è il monte Maio (940 m). La vetta segna anche il confine tra i comuni di Coreno Ausonio e di Vallemaio, in provincia di Frosinone. Per l’orografia della nostra penisola appenninica non rappresenta un’altura particolarmente significativa.

Aurunci orientali: il monte Feuci (830 m).

Aurunci orientali: il monte Feuci (830 m).

Eppure, svettando isolato, a poche decine di chilometri dal mare, il monte Maio apre agli escursionisti potenzialmente un panorama  straordinario: ruotando a 360 gradi si possono scorgere via via gli Aurunci occidentali (il Monte d’Oro della vicina Esperia, dalla tipica cima appuntita, il Monte Fammera, dalla caratteristica parete rocciosa, l’imponente monte Petrella, il monte Redentore, che guarda verso il mare); il golfo del Sud pontino con il curioso promontorio della città di Gaeta (una “balena” che insegue una “nave”); il mar Tirreno con le piccole isole di Santo Stefano e di Ventotene; il Monte Epomeo di Ischia; il Monte Massico e la Rocca Monfina (un vulcano spento) poco oltre il fiume Garigliano, in provincia di Caserta; il Vesuvio; il Matese; i Monti della Meta; la piana di Cassino dominata  dal colle di Montecassino (520 m); più lontano i monti Simbruini.

Panorama. Monti Aurunci occidentali visti dalla sella tra il monte Maio e il monte Feuci.

Panorama. Monti Aurunci occidentali visti dalla sella tra il monte Maio e il monte Feuci.

Non sorprende che il monte Maio costituisse strategicamente uno dei più importanti punti di osservazione dell’artiglieria tedesca durante la seconda guerra mondiale.  Il confine della linea Gustav (la fortificazione approntata dai tedeschi nell’autunno 1943 contro l’avanzata delle truppe alleate) correva pochi chilometri più a Sud. Ancora oggi è possibile rinvenire le trincee e gli appostamenti che furono scavati allora.

Trincea a difesa della linea Gustav.

Trincea a difesa della linea Gustav.

L’assalto decisivo degli alleati venne scagliato nella notte tra l’11 e il 12 maggio 1944. Lo sfondamento della linea difensiva avvenne in questo settore il 14 maggio per mezzo delle truppe marocchine (i goumier) sotto il comando del generale Juin. Il filmato in bianco e nero ripreso da un aereo, di una bandiera francese che sventola sulla vetta del monte Maio, è tra le testimonianze più suggestive che mi è capitato di vedere sul conflitto che sconvolse questi luoghi. Nel 1994, a 50 anni da quei giorni terribili e cruciali, in località “Marinaranne” è stata eretta una stele in pietra in ricordo di tutte le vittime della guerra.

Sentiero con alberi spogli.

Sentiero con alberi spogli lungo un crinale prossimo alla cima.

Sotto l’aspetto naturalistico, il Maio rappresenta bene le peculiarità proprie dei monti Aurunci, caratterizzati da una spiccata varietà di suolo, di paesaggio e di specie vegetali. Il clima tende ad essere freddo e ventoso in inverno, arido e siccitoso in estate. Ma basta una piccola rupe di massi, un crinale, un impluvio protetto dalla vegetazione, perché si instauri un microclima un po’ diverso. In genere si tende a considerare di valore inestimabile le grandissime distese di boschi tipiche di regioni più interne, e senza dubbio vanno protette per la loro funzione di polmone verde dell’Italia. Ma dal punto di vista ecologico rischiano di costituire aree “monotone”. I dintorni del monte Maio hanno il pregio della varietà e della biodiversità.  I terrazzamenti di muri a secco realizzati da avi laboriosi e sapienti per coltivare gli ulivi lasciano il posto a pascoli impervi punteggiati di querce che si abbarbicano talvolta su terreni scoscesi, oppure a boschi fittissimi di specie arboree diverse, a lecceti densi sparsi tra gli affioramenti di rocce, a prati bassi impreziositi da piccoli fiori che spuntano fra le pietre o da erbe aromatiche. Nell’aria inaspettati profumi, d’origano o di timo.

Boschi umidi dietro un crinale del Monte Maio.

Versante boscoso in prossimità della cima del Monte Maio.

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XX Edizione “Libri sulla cresta dell’onda” (Franco Di Mare, Raffaele Cantone)

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XX Edizione Libri sulla Cresta dell'onda

XX Edizione Libri sulla Cresta dell’onda

Durante la serata dello scorso 5 agosto, nella suggestiva cornice del centro C.O.N.I. di Formia (Lt), il giudice Raffaele Cantone e il giornalista Franco Di Mare hanno partecipato al secondo dei tre incontri della XX rassegna letterariaLibri sulla cresta dell’onda a cura della libreria “Tuttilibri”. I due convenuti, attenti osservatori dei nostri tempi, si sono prestati a riflessioni per nulla banali sullo stato e sul sentire della legalità in Italia.

Franco Di Mare ha presentato il libro dal titolo “Il paradiso dei diavoli“, un racconto ambientato nella sua Napoli. Per il noto giornalista della Rai, Napoli è una città unica al mondo perché i quartieri socialmente più “degradati” non si trovano nella periferia, ma nel suo stesso centro. Così succede che anche la “buona borghesia” cittadina si sia abituata non solo a tollerare, ma anche a favorire varie forme di illegalità. Il libro narra tra le altre cose della corruzione di un professore universitario che vuole appropriarsi del buon lavoro di un giovane per favorire la carriera del figlio. Per Franco Di Mare il confine tra bene e male, che per molte persone che vivono in altri luoghi è un limite lontano dalla propria esistenza, a Napoli diventa una fettuccia che sfiora i passi della vita quotidiana e che di tanto in tanto si travalica. Ne fa un esempio grottesco: un uomo conosciuto come un impiegato pubblico integerrimo che in una circostanza si è prestato a fare il killer su commissione.

Non molto tempo fa costituiva una sorta di passatempo per i napoletani osservare in mare i motoscafi della Guardia di Finanza all’inseguimento dei contrabbandieri. Gran parte degli spettatori facevano il tifo per quest’ultimi. Il contrabbando di sigarette era accettato da tutti, anche perché per la politica era diventato l’alibi per non intervenire sulla disoccupazione e sul dilagante disagio sociale. Una città senza speranze? Franco Di Mare ritiene di no. Ricorda che una ventina di anni fa quando si pensò di riqualificare il parco cittadino furono introdotte nel laghetto delle papere che l’indomani erano sparite. Non durarono più di 24 ore. Oggi gli uccelli acquatici vi sguazzano indisturbati. Un piccolo progresso che lascia sperare per il futuro in “conquiste” più importanti. Purtroppo, ammette il giornalista, non avverrà sulla scala della vita di un uomo.

Vista la sua professione, non poteva mancare una domanda sul mondo dell’informazione che in Italia non si sofferma tanto sui problemi veri del nostro Paese (come la malavita organizzata) ma dà risalto piuttosto a questioni inutili o argomenti frivoli. Come siamo arrivati a questo? Franco Di Mare ricorre ad una metafora che lo avrebbe folgorato -quasi ammutolito- durante un convegno in cui si dibatteva della televisione “malata” che sfrutta il corpo delle donne. Come si cuociono le rane? Non come le aragoste, che si buttano di colpo nell’acqua bollente. Gli anfibi infatti zampillerebbero fuori della pentola con tutta la forza delle loro zampe posteriori. Le rane si cuociono a fuoco lento. Si adagiano nell’acqua fredda, in un ambiente che almeno all’inizio non sentono lontano dal proprio habitat naturale. Quindi vengono intorpidite gradualmente con il calore. Quando la temperatura diventa eccessiva le rane sono ormai incapaci di qualsiasi reazione e muoiono. Come siamo arrivati a questo? Poco alla volta, senza che ce ne siamo accorti, siamo stati bolliti.

Raffaele Cantone ha scritto assieme al giornalista Gianluca Di Feo un libro dal titolo “Football clan“. Ha spiegato perché non deve stupire che le mafie siano interessate ad investire denaro nel calcio. L’aspetto più banale è che il calcio costituirebbe un ottimo pretesto per intrattenere rapporti con amministratori e dirigenti di altre società. Nelle tribune avverrebbe quello che non avviene neanche nel parlamento italiano. Il magistrato, appassionato tifoso del Napoli, non ha risparmiato battute sui recenti acquisti della squadra del cuore, ma ha anche ricordato le complicità che a volte si instaurano tra il mondo dei calciatori e quello della criminalità. Lo stesso Maradona, all’apice della sua popolarità, sceglieva la vita e le compagnie delle zone più malfamate della città. Fu in quel periodo che il Napoli mancò lo scudetto  perdendo goffamente una partita col Milan. Fu solo un caso? La criminalità può gestire l’economia dei gadget. Squadre di calcio come il Napoli, ma anche la Lazio, a differenza di altre società paragonabili (come il Barcellona) incassano ben poco da questo settore commerciale. Come mai?

La giustizia ordinaria ha delle norme ridicole, come quella che ha permesso all’allenatore della Juventus di patteggiare la pena dopo due gradi di giudizio sfavorevoli. Quanto alla giustizia sportiva, questa è ben peggiore. “Fa ridere” – tira corto il magistrato. Richiama casi recenti, come quello del capitano della Lazio o del portiere del Torino. Entrambi si sarebbero venduti delle partite, ma le condanne della giustizia sportiva  -piuttosto blande- sono arrivate solo alla fine del campionato. Le scommesse sono un altro importante capitolo di interesse per la criminalità organizzata. La quantità di denaro che orbita attorno alle scommesse è difficilmente stimabile ma, sulla base di qualche indizio, sarebbe enorme. Se non si porrà qualche argine, il calcio perderà l’interesse popolare che lo contraddistingue. Non sarebbe così improbabile. In fondo è già successo per altri sport che un tempo erano quasi altrettanto popolari come la boxe e l’ippica. Comunque il rischio di inquinamento ci sarebbe anche negli sport meno seguiti, dove di solito gli atleti hanno retribuzioni modeste e sono più facilmente corruttibili.

Area Coni di Formia alla fine dell'incontro letterario

Area Coni di Formia alla fine dell’incontro letterario

Al di là dell’argomento psudo-sportivo del libro, il magistrato si è prestato a considerazioni di carattere generale sulle organizzazioni mafiose. Come si fa a capire se le mafie si sono insediate al di fuori dei loro luoghi di origine (ad esempio nel basso Lazio)? Secondo Cantone un equivoco di fondo ha caratterizzato gli anni ’90. Allora si pensava che la criminalità organizzata fosse presente solo laddove ci fossero boss, sparatorie, estorsioni e cose simili. Oggi sappiamo che questi criteri, al di fuori delle regioni storicamente presidiate, semplicemente non sono validi. In effetti in molte aree d’Italia, come nel Lazio meridionale, non si avvertono presenze eclatanti. Poi però  “in lombardia succede che il prefetto non si accorge che la ndrangheta comandava la Regione”. In realtà la malavita organizzata, più che negli alti palazzi del potere, vive soprattutto sul territorio, dove può portare avanti attività di riciclaggio e investimenti. I Comuni sono gli enti che contano di più per le mafie, proprio perché gestiscono la vita quotidiana del territorio. “Un assessore, magari all’urbanistica, è più importante di un parlamentare che si limita a schiacciare bottoni a comando. Il controllo di un municipio vale 100 volte più di una sparatoria” spiega Cantone. Secondo lui l’attuale sistema elettorale dei Comuni, (che pure in genere è apprezzato per la sua efficienza, ndr), nel Sud Italia avrebbe favorito le mafie perché le maggioranze possono essere ribaltate spostando un pacchetto di voti relativamente piccolo. Bisogna ricordare che le mafie non gestiscono il voto tanto attraverso gli affiliati, quanto attraverso l’economia. All’inizio sono presenze persino gradite, specie in un momento di crisi come quello attuale, perché sembrano portare lavoro e ricchezza nel sistema produttivo locale. Alla lunga però scacciano l’economia pulita.

Come contrastare queste infiltrazioni più o meno subdole? Per Raffaele Cantone sarebbe sufficiente solo che ciascuno faccia il proprio dovere. Le mafie hanno bisogno e vivono anche di “rispetto”. Soprattutto, osserva acutamente,  si inseriscono facilmente dove sono già consolidate forme di illegalità: “dove i cittadini sono adusi violare norme piccole, arriva la camorra e vìola le norme grandi. Osservazione ineccepibile, che rivela come il magistrato conosca bene le dinamiche e le strutture umane di cui parla.
A giudizio dello scrivente, è mancato forse un tassello. E’ importante sì, per ciascuno di noi, avere il giusto riguardo per le regole, avere a cuore le norme anche piccole. Ma soprattutto è importante che le leggi stesse siano formulate in modo da poter essere facilmente comprese e rispettate. Nessun cittadino o imprenditore onesto dovrebbe essere indotto o costretto, da leggi complicate o vessatorie, oppure da amministrazioni confuse e inefficienti, a scegliere tra  la ricerca di ambigue scorciatoie e la rinuncia ad aspirazioni legittime.

XX edizione Libri sulla cresta dell'onda: Raffaele Cantone e Franco Di Mare

XX edizione Libri sulla cresta dell’onda: Raffaele Cantone e Franco Di Mare

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IV Concorso nazionale di poesia “Emigrazione: un fenomeno anche italiano”

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IV premio nazionale di poesia comune di Coreno Ausonio

IV premio nazionale di poesia comune di Coreno Ausonio

Sabato 13 luglio 2013 si è tenuta  la cerimonia di premiazione del 4° concorso nazionale di poesia a cura dell’Amministrazione comunale di Coreno con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, della Camera di Commercio di Frosinone e della Banca Popolare del Cassinate. Quest’anno è stato scelto il tema: “Emigrazione: un fenomeno anche italiano“.

La vincitrice del IV premio nazionale di poesia del comune di Coreno Ausonio

Caterina Katia Colica, vincitrice del IV premio nazionale di poesia di Coreno Ausonio.

La giuria, formata dai poeti Tommaso Lisi (presidente), Rossella Fusco e Domenico Adriano, ha esaminato i 126 lavori pervenuti da tutta Italia e ha selezionato i 21 finalisti che sono stati pubblicati in una piccola antologia.  Tra questi, il primo premio è stato assegnato a “Il Senso di una valigia” di Caterina Katia Colica (Reggio Calabria). La composizione vincitrice si sofferma sulla serena disperazione di una madre intenta alla premurosa preparazione di una valigia: “Mia madre lo sa bene cos’è una valigia/mentre ci ripone con cura il mio fallimento/ma piangerà dopo, adesso no: adesso la spolvera come fosse cosa viva…” Il secondo premio è stato assegnato alla composizione “Bianco e nero” di Laura Giorgi (Grosseto), dove lo smarrimento di un nonno sul ponte di una nave, colto in una vecchia fotografia, viene accostato al volto nero di un migrante su un gommone dei nostri giorni. Il terzo premio è stato assegnato alla composizione in dialetto “Via pa’l mondo” di Sergio Gregorin (Turriaco, GO). Nel testo si esprime il dolore di chi si allontana dal proprio borgo lasciando la sua anima nei pressi di un campanile che diventa sempre più piccolo. Un premio speciale, in memoria di Antonio Corte (1933-1973) è stato assegnato alla composizione “Sogno napoletano” del giovane Gennaro Fiorillo (Castellamare di Stabia, NA). 

Antonio Corte, poeta, giornalista e scrittore (Coreno Ausonio 1933, Milano 1973)

Antonio Corte, poeta, giornalista e scrittore
(Coreno Ausonio 1933, Milano 1973)

Il coordinatore della serata, Domenico Adriano, ha richiamato più volte proprio la figura di Antonio Corte, giornalista corenese emigrato in Francia e morto prematuramente a Milano. Lo scorso 29 giugno gli è stata intitolata la biblioteca comunale. Per la circostanza  era stato ristampato e distribuito ai presenti un suo libretto di poesie giovanili dal titolo “La Bella Allegria“.  In linea col tema del concorso, Tommaso Lisi si è soffermato in particolare sulla poesia “Vergogna“, nel cui testo si può scorgere, a suo avviso, sia pure con un po’ di forzatura, il latente presentimento della futura emigrazione.

Poesia tratta da "La Bella Allegria" (1950-1956) di Antonio Corte.

Poesia tratta da “La Bella Allegria” (1950-1956) di Antonio Corte.

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Roberto Saviano a Cassino (Fr)

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Roberto Saviano presentato dalla giornalista Francesca De Sanctis

Roberto Saviano presentato dalla giornalista Francesca De Sanctis

Sabato 15 giugno il giornalista e scrittore Roberto Saviano ha fatto tappa a Cassino per la presentazione del suo libro dal titolo “Zero zero zero” (Feltrinelli editore). L’incontro si è tenuto nell’area archeologica del Teatro Romano, ubicata ad un’altitudine poco superiore a quella della città martire, proprio lungo la strada che porta all’Abbazia Montecassino. Nonostante l’appuntamento culturale sia stato divulgato, per motivi di sicurezza, solo qualche giorno prima dell’evento, le gradinate erano quasi tutte occupate. Secondo gli organizzatori (che hanno distribuito i biglietti in cambio di un’offerta libera) avrebbero partecipato all’evento circa 1500 persone. Saviano, che è stato accolto con l’entusiasmo che di solito si riserva a divi più “frivoli”, ha ricambiato l’affetto rivelando che il cassinate gli è caro sia per il ricordo di qualche scorreria che vi ha consumato da ragazzo (in vespa, provenendo lui dall’alto casertano), sia per l’immagine simbolica che gli suscita la grande battaglia qui combattuta nel corso della II guerra mondiale. Tra le diverse etnìe coinvolte nello scontro che fu decisivo per le sorti del conflitto, quella neozelandese dei Maori, di cui Saviano si è tatuato le tipiche decorazioni che inneggiano alla vita.

Vita e morte: nella suggestiva illuminazione  dell’antico sito archeologico, due parole che, come luce e ombra, hanno aleggiato nell’aria per tutta la serata. Piuttosto discreta, rassicurante e inquietante al tempo stesso, la presenza degli uomini di scorta e di pubblica sicurezza, quasi tutti in borghese. Nel racconto, Saviano è partito dall’argomento principale del suo libro: il traffico di cocaina. Prima dell’avvento di questa droga “socialmente accettata”, le organizzazioni malavitose tenevano gli stupefacenti alla larga dai propri territori come qualcosa di spregevole e degradante. Oggi il traffico di questo alcaloide ottenuto dalle foglie di coca è diventato l’attività economica più redditizia del mondo. Del resto solo una piccolissima percentuale viene intercettata e  distrutta dalla mastodontica macchina di repressione messa in atto dai governi (tra il 2% e l’ 8%).

La droga è stata solo il pretesto di qualche riflessione più generale e profonda sulla criminalità organizzata. Essa si fonderebbe sostanzialmente sulla convinzione che il mondo sia “brutto”, la condizione umana sia “infelice” e gli uomini siano tutti ambigui e “comprabili”. Non a caso le mafie combattono persone moralmente integre anche mettendone in dubbio i veri motivi interiori o infangandone la reputazione. Un esempio è quello di Anna Politkovskaja, la giornalista nota per il suo impegno in favore dei diritti civili e la denuncia dei soprusi commessi nella guerra russo-cecena. Qualcuno aveva tentato di drogarla per screditarne il nome presso il grande pubblico. Così, quando il 7 ottobre 2006 fu assassinata, suo marito osservò che per una donna onesta ed idealista come lei, quella morte fisica era comunque preferibile  ad una uccisione morale.

In attesa di Roberto Saviano al Teatro Romano di Cassino (Fr)

In attesa di Roberto Saviano al Teatro Romano di Cassino (Fr)

Per quanto riguarda il contesto locale, Roberto Saviano ha ricordato come Cassino sia sempre stata terra di camorra. Non è difficile capire quando dietro una nuova attività si nasconde del denaro sporco. Infatti di solito nasce senza un’apparente giustificazione economica: ad esempio un centro commerciale in una zona con poca domanda o in un periodo di recessione. Nulla vieta che simili attività “di facciata” possano essere anche ben gestite e redditizie. Ma costituiscono sempre una concorrenza sleale e un danno per l’economia del luogo. “Immaginate le sfide che deve fronteggiare un imprenditore onesto – ha spiegato Saviano – le difficoltà di accesso al credito, la copertura delle spese correnti, le tasse, i costi della burocrazia, i controlli della Finanza… Un’attività che ricicla denaro sporco per far fronte a tutti questi ostacoli semplicemente non ha alcun problema di liquidità”.

Lo scrittore ha indugiato anche sul voto di scambio. Una pratica diffusa soprattutto nel Centro-Sud ma presente anche in grandi città del Nord, come Milano. Non deve stupire. In fondo, anche in agglomerati urbani enormi, il voto è “parcellizzato” in quartieri (e in sezioni) risultando sempre controllabile. Ad esempio con il metodo della cosiddetta “scheda ballerina“: il trafugamento di una sola scheda elettorale consente di spostare con certezza centinaia di voti e alterare così la libera espressione popolare. Chi mette a disposizione il proprio voto in questo modo, di solito per vedere riconosciuto come  un “favore” quello che dovrebbe essere un suo diritto oppure in cambio di un vantaggio economico effimero, spesso non si rende conto che per una cosa sola rinuncia a tutto il resto. Il voto di scambio è una grave piaga per l’Italia, coinvolge di sicuro migliaia di voti, ma il fenomeno potrebbe essere dell’ordine dei milioni di voti. Eppure non se ne parla mai nelle tribune elettorali nazionali. Saviano suggerisce una soluzione. Il voto non andrebbe espresso in cabine chiuse che consentono di nascondersi totalmente alla vista ma, come avviene peraltro in altri Paesi democratici, dietro tendine che coprono solo parzialmente la figura umana, lasciando visibile la parte bassa del corpo e il movimento delle mani.

Roberto Saviano dopo il monologo, rimane ancora sul palco per firmare le copie del libro e salutare uno ad uno i suoi estimatori.

Roberto Saviano, dopo il monologo, rimane sul palco per firmare copie del libro e salutare uno ad uno i suoi estimatori.

Tra le altre cose, Saviano si è soffermato sulle condizioni di vita dei carcerati in Italia. “Lo so, molti mi hanno detto, e anch’io lo penserei in prima battuta, che avremmo altro di cui preoccuparci piuttosto che la condizione -di inferno- in cui versano persone che hanno commesso dei reati. Ma è sbagliato ragionare così. Le organizzazioni malavitose sono contente che il carcere sia un inferno, così come sono contente di casi e di sentenze -terribili- come quella di Stefano Cucchi (morto alcuni giorni dopo un pestaggio mentre era in custodia cautelare, ndr). Infatti ai loro affiliati non viene torto un capello e possono condurre, anche in carcere, una vita decisamente più agiata degli altri criminali. Perciò è importantissimo che nei penitenziari lo stato di diritto non venga meno e che siano rispettati ugualmente i diritti di tutti i detenuti.

Al di là delle analisi razionali e della rivelazione di particolari inaspettati sull’effettivo funzionamento delle organizzazioni criminali (esisterebbe persino una sorta di “contro-giustizia” che risarcisce i condannati in misura proporzionale alla pena ricevuta, vanificando così ogni principio etico su cui si fonda l’azione della magistratura), Saviano ha fatto trapelare anche i disagi e la solitudine della sua vita invisibile e fuggitiva. Ha concluso il suo monologo ricordando il suggestivo verso di una poesia di Danilo Dolci (1924-1997): “ciascuno cresce solo se sognato”. Un verso che rende palese come ciascuno di noi, per vivere, abbia bisogno di essere nel “sogno” di qualcun altro. Roberto Saviano dunque può continuare a “crescere” (e superare magari qualche momento di dubbio o malinconia), perché rimane nei “sogni” di tantissimi italiani che non smetteranno mai di sperare, anche grazie al suo impegno civile, in un’ Italia più giusta, più felice, più bella.

Roberto Saviano al Teatro Romano di Cassino il 15-06-2013

Roberto Saviano al Teatro Romano di Cassino (frosinone) nella serata del 15 giugno 2013.

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Fiaccolata per “Zì’ Peppucciu”

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Fiaccolata per Zi' Peppuccio e i suoi familiari.

Fiaccolata per Zi’ Peppuccio e i suoi familiari.

Il 15 maggio 2011, in circostanze misteriose e forse sfortunate, spariva nel nulla l’ultra-ottantenne Giuseppe Ruggiero. Quella mattina nell’area montana di Coreno Ausonio (Fr) si svolgeva l’annuale manifestazione per la pace in ricordo del passaggio della II guerra mondiale (1944). L’anziano si era allontanato dal luogo principale di quella sentita rievocazione per recarsi in un’area pianeggiante poco distante, chiamata “Vallaurea”, nel territorio del comune di Vallemaio. Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata molto assolata, calò un’insolita e fitta nebbia. In serata seguì un breve e violento temporale. Le ricerche partirono quasi subito, ma di “Zì Peppuccio“, come era chiamato in paese, fu ritrovata solo la storica motocicletta.

Lo scorso 23 maggio, gran parte dei compaesani hanno voluto testimoniare la propria vicinanza ai familiari dello scomparso (tra cui la moglie, Maria Civita Di Vito). Una fiaccolata ha preso il via alle ore 21 da piazzetta Magni (nella parte alta di Coreno Ausonio), per raggiungere poi la piazza principale del paese. Il figlio Tonino Ruggiero è intervenuto nella chiesa S.Margherita, colma di persone, per ringraziare tutti della solidarietà, ma anche per tornare a porre le domande che a distanza di due anni son rimaste senza risposta. “Se c’è qualcuno che sa qualcosa – l’appello di Tonino – si metta una mano sulla coscienza e ci dia qualche notizia utile per ritrovare gli umili resti“. La speranza che fa trepidare Tonino e i suoi familiari è quella di un intero paese e delle tante persone che, pensierose ed in silenzio, hanno camminato alla luce fioca delle candele.

Aspettando “Zio Peppuccio” e tutti gli altri… , maggio 2012

Testa della fiaccolata di solidarietà per Zi' Peppuccio e i suoi familiari.

Testa della fiaccolata di solidarietà per Zi’ Peppuccio e i suoi familiari.

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XI Fiera Agricola di Ceprano (Fr)

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Macchine per lavori agricoli e giardinaggio

Macchine per lavori agricoli e giardinaggio.

Domenica 14 aprile son tornato a visitare la Fiera Agricola di Ceprano. L’iniziativa è curata dalla locale associazione “Amici per la Terra“. Ceprano, a 25 km dal capoluogo di provincia e ad un centinaio di chilometri dalla capitale, è una cittadina che si trova nel “cuore” della Ciociaria. Si raggiunge facilmente per mezzo dell’autostrada Roma-Napoli.

Toro che si disseta.

Toro che si disseta.

La fiera si svolge nei pressi della stazione ferroviaria, non lontano dalla linea dove sfrecciano treni velocissimi, in un piazzale di circa 10.000 metri quadri interamente recintato e provvisto di servizi ed infrastrutture leggere. Un’area adiacente, più estesa, è riservata a parcheggio per le auto e ha una capienza di circa 900 posti.

Vitello negli stalli riservati agli animali da allevamento.

Un vitello si affaccia dal suo stallo.

A distanza di solo un paio d’anni dalla precedente visita, sono rimasto meravigliato dall’incremento di partecipazione. Di certo è merito della perseveranza e dell’impegno dei molti volontari che presidiano la manifestazione con mansioni diverse. Il coordinatore Francesco De Angelis mi spiega orgogliosamente che si tratta dell’unica fiera del genere in tutta la provincia di Frosinone e che, dopo quella di Campoverde ad Aprilia (Lt), è la seconda per numero di edizioni in tutto il Lazio. Ma forse il successo di questo appuntamento annuale è anche il segnale, nella persistente crisi economica che costringe a chiudere fabbriche ed opifici l’uno dopo l’altro, di come il settore dei “lavori verdi” possa costituire uno zoccolo solido nella produzione di valore aggiunto.

Area dedicata al tiro con l'arco.

Area dedicata al tiro con l’arco.

Gli espositori sono stati 105. Erano presenti, oltre ai concessionari di trattori e macchine agricole, macchine per il taglio della legna  o piccoli veicoli da carico, anche vivaisti di piante da fiore e alberi da frutto, impiantisti specializzati nella produzione di eco-energie, commercianti di prodotti alimentari artigianali, di oggetti e utensili legati al mondo rurale, di arredi e ornamenti per il giardino, articoli per la casa,  chincaglierie e giocattoli.

Fiera dell'agricoltura di Ceprano 2013.

Fiera dell’agricoltura di Ceprano 2013.

Nei due giorni e mezzo di manifestazione si sono registrati 7.150 visitatori. Di questi, circa 4.800 si sono concentrati nella sola giornata della domenica, caratterizzata da una notevole partecipazione di curiosi, anziani e famiglie con bambini al seguito. Un’occasione di incontro generazionale quindi, ma soprattutto di promozione e valorizzazione del territorio. E il territorio delle campagne ciociare appare dolce e bellissimo proprio in questo periodo, con le sue alture boscate che brillano al sole, la tenera vegetazione in fiore, le colline puntellate di alberi maestosi, disseminate di case sparse, filari di coltivi, ruscelli e fiumiciattoli ancora gonfi d’acqua fredda e fluente.

Volontari in prossimità dell'ingresso alla fiera.

Volontari in prossimità dell’ingresso alla fiera.

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Fiera di Roma: Expoedilizia 2013

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Nuova fiera di Roma

Nuova fiera di Roma, presso ingresso Nord.

Dal 21 al 24 marzo si è tenuta a Roma la VI fiera internazionale per l’edilizia e l’architettura. C’è una particolarità che contraddistingue la moderna infrastruttura inaugurata nel 2006: non esiste un collegamento diretto con la Stazione Termini. La nuova Fiera di Roma si trova sulla tratta che porta all’aeroporto di

Expoedilizia 2013: area esterna ai padiglioni.

Expoedilizia 2013: area esterna ai padiglioni.

Fiumicino e può essere raggiunta solo a partire dalla Stazione di Roma Ostiense, a sua volta mal servita dalla  linea “B” della metropolitana: bisogna scendere alla fermata “Piramide” e percorrere a piedi circa 400 metri. Uscito dalla metro mi avvicino ad una sorvegliante dell’Atac, l’unica del drappello appena protesa fuori del gabbiotto. “Scusi….” – vado per chiedere

Minipala in azione nell'area dimostrativa.

Minipala ‘Avant’  in azione nell’area dimostrativa.

– “Attraversi tutto il mercato qui fuori e poi vada a destra” – risponde senza neanche farmi finire. Presumo ci sia da stancarsi a fornire decine di volte la medesima informazione. E dei cartelli di indicazione, no?  Comunque facendomi largo tra extracomunitari, scarpe, vestiario, accessori e gingilli vari, effettivamente mi ritrovo sulla destra

Blocchi cassero e solai in legno-cemento prodotti dalla Isotex di Reggio Emilia.

Blocchi cassero e solai in legno-cemento della Isotex di Poviglio (RE).

una discesa pedonale dalla destinazione ignota se non fosse per un’anonima tabella con la scritta “METRO”. Metro? Scoprirò poi che porta anche alla stazione ferroviaria agognata. I disagi logistici non terminano all’arrivo, dopo circa 20 minuti di treno: la fermata “Fiera di Roma” si trova a circa mezzo chilometro dall’ingresso più vicino. Inoltre per scendere sullo spiazzo ad un livello più basso, si deve attraversare la linea ferroviaria salendo su una passerella alta. Per i visitatori di solito si predispone una navetta. E magari costruire i padiglioni più vicini alla fermata ferroviaria, no? Sembra che nel realizzare opere così importanti, non senza gran dispendio di risorse pubbliche, si perdano di vista aspetti banali ma cruciali. Si tratta di piccoli disagi, cui noi italiani in fondo siamo per natura abituati prima ancora che rassegnati. Eppure: cosa c’è di più importante, per una qualsiasi infrastruttura fieristica con ambizioni internazionali, della facilità, della semplicità, della rapidità con la quale può essere raggiunta dai visitatori?

Riciclo e arte urbana presso Expoedilizia 2013.

Riciclo e arte urbana presso Expoedilizia 2013.

Una volta in fiera mi sorprende scoprire che i padiglioni utilizzati per l’evento sono solo 2 in luogo dei 5 di pochi anni fa.  A questi si aggiunge l’area all’aperto presidiata dai tipici sollevatori telescopici svettanti, e l’area dimostrativa, occupata da macchine per lavori stradali e movimento terra, messe in moto di tanto in tanto per fini promozionali. Se l’edizione

Agorà di giovani architetti presso Expoedilizia 2013.

Agorà di giovani architetti presso Expoedilizia 2013.

2013 di Expoedilizia risente fortemente della contrazione economica del settore, al tempo stesso sembra rivelare quali sono le specializzazioni di crescente interesse e potenziale espansione: l’isolamento termico e acustico delle abitazioni, il risparmio energetico  e le fonti alternative,  l’economia e la potabilizzazione dell’acqua, la bioedilizia e l’impiego strutturale del legno, il recupero dei fabbricati esistenti con riguardo agli aspetti estetici oltre che antisismici, la sicurezza nei lavori edili, la progettazione del verde o del paesaggio urbano.

Modellino in scala che mette a confronto una galleria tradizionale con una trattata con materiali innovativi.

Modellino che promuove l’uso di materiali innovativi per le gallerie.

Tra gli altri espositori, la Italcementi Group ha presentato una innovativa soluzione capace di rendere più confortevole e sicura la guida nelle gallerie stradali. Il suo ramo ricerca e sviluppo ha concepito un materiale applicabile a spruzzo sulle volte delle gallerie. Autopulente, da un lato renderebbe le gallerie più chiare, dall’altro, grazie a principi catalitici attivati da una specifica illuminazione ultravioletta, sarebbe capace di ridurre il tenore degli inquinanti atmosferici del 25%. Ad esso è associabile l’impiego sull’asfalto di una miscela cementizia, facilmente spalmabile, che migliorerebbe la resistenza e la durata del manto stradale (riducendo gli interventi manutentivi), aumentando ancora la luminosità complessiva dell’ambiente. Nella speranza che anche la situazione sociale, economica e politica dell’Italia possa diventare più chiara e radiosa di quella attuale, arrivederci alla prossima edizione, che si terrà dal 20 al 23 marzo 2014.

Piani tavoli composti di marmi diversi presso lo stand Cardoni Marmi Travertini di Guidonia Montecelio (Roma)

Piani tavolo composti di marmi diversi presso lo stand dell’azienda Cardoni di Guidonia Montecelio (Roma).

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