Anguillara Sabazia (Rm)

Fontana di Anguillara Sabazia sul lago di...

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Fontana di Anguillara Sabazia sul lago di Bracciano
Fontana di Anguillara Sabazia sul lago di Bracciano

Il primo giugno sono stato ad Anguillara Sabazia, città situata sul lago di Bracciano, trenta chilometri a Nord di Roma. La mia nonna paterna menzionava Anguillara quando narrava le drammatiche traversìe vissute  in tempo di guerra (1943-1944). Assieme a tre suoi piccoli (tra cui due bambine che sarebbero poi morte di stenti) era stata sfollata a Cesano di Roma. In questa località dell’agro romano i soldati tedeschi avevano attrezzato un campo di concentramento per i civili che erano stati allontanati con la forza dalla Linea Gustav.

Porta dell'orologio
Porta dell’orologio

L’area di confinamento era recintata e sorvegliata da guardie. Comunque alcuni (aspettando il momento opportuno), riuscivano a guadagnare l’uscita attraverso una fenditura. Di lì sciamavano nei dintorni in cerca di qualcosa da mangiare; poi rientravano di nascosto. Tra queste persone, che gli abitanti del posto chiamavano “quelli di Cassino“, c’era mia nonna Domenica (1915). Lasciando mio zio Angelo (di 4 anni) ad aspettarlo nel campo e portando con sé solo la più piccola nata da pochi mesi, nonna Domenica percorreva 5-6 chilometri fino ad Anguillara, dove trovava un lago con “tantissima acqua“, all’ingresso del paese “una grande porta“, quindi “una salita che portava ad una chiesa“. Raccontava, non riuscendo a farlo mai senza piangere, che le genti del luogo si intenerivano alla vista di lei con la figlioletta e non si trattenevano da gesti generosi, facendola entrare in casa senza diffidenza.

Una volta, durante una delle sortite dal campo di Cesano, stava attraversando un tratto di bosco solitario, quando sopraggiunse un uomo a cavallo. Sentì l’imbarazzo della propria condizione, forse ebbe anche timore che lo sconosciuto potesse farle del male. Ma l’uomo, senza scendere dalla sella e senza avvicinarsi troppo, in guisa d’un cavaliere d’altri tempi, tirò fuori delle monete e glie le gettò a terra, prima di galoppare via.

In quei territori, a 150 km dal fronte, il conflitto sembrava abbastanza lontano e la vita proseguiva in modo relativamente tranquillo. L’economia rurale si ripeteva nel suo ciclico corso, i beni di prima necessità non scarseggiavano. Comunque, con le persone del posto mia nonna poteva indugiare nel racconto di qualche doloroso episodio che aveva vissuto a Coreno Ausonio: spiegare che fino a poco tempo prima anche lei coltivava terreni e allevava animali, ma aveva visto venire meno tutti i suoi mezzi di sostentamento a causa dei disordini della guerra, dei bombardamenti, delle razzìe dei militari.

Chiesa della Collegiata (sul promontorio)
Chiesa della Collegiata (sul promontorio)

Attraversata la Porta dell’Orologio, percorsa la stessa salita che è rimasta scolpita nella mente di mia nonna, con i miei familiari giungiamo dinanzi alla Chiesa della Collegiata. L’edificio religioso, di ricostruzione settecentesca, sovrasta la parte più antica di Anguillara. Nello slargo attiguo alla terrazza che affaccia sul lago se ne sta seduto a riposare il signor Alfonso. Non c’è persona di passaggio (a piedi, in auto o in motorino), che non gli rivolga un saluto. Lui è nato poco dopo la guerra, ma racconta che sua madre (morta da circa 8 anni) non aveva mai smesso di parlargli di quel tragico periodo e degli “sfollati di Cassino”. In particolare continuava a ricordarsi di una donna che giungeva in paese con una piccola creatura in braccio e che chiedeva aiuto con un certo imbarazzo. Prevedendo gli orari del suo arrivo, sua madre aveva premura di farle trovare del latte appena bollito, così che non si guastasse durante il cammino di ritorno. Un particolare che raccontava anche mia nonna! Quando sente nominare il “cavaliere”, Alfonso quasi sobbalza. Ne indica la casa persino. Si trattava di un signore benestante, morto da pochi anni, che era effettivamente noto per il suo spirito magnanimo.

Domenica La Valle in una foto degli anni '60
Domenica La Valle in una foto degli anni ’60

Negli anni del dopoguerra, mentre la società italiana diventava via via più opulenta ed individualista, mia nonna si è portata nel cuore l’umanità di quei giorni in cui la propria vita e quella dei suoi cari dipendeva dalla generosità degli altri. Così, almeno finché una malattia non l’ha privata del senno, ogni volta che una questuante bussava alla sua porta, non aveva importanza chi fosse e se meritasse davvero un’offerta: la faceva entrare in casa e le consegnava, quasi con devozione, una bottiglia di buon olio d’oliva che teneva sempre da parte, come qualcosa di prezioso.

Tramonto sul lago di Bracciano (Anguillara Sabazia, RM)
Tramonto sul lago di Bracciano (Anguillara Sabazia, RM)
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