XX Edizione “Libri sulla cresta dell’onda” (Franco Di Mare, Raffaele Cantone)

XX Edizione Libri sulla Cresta dell'onda

XX Edizione Libri sulla Cresta dell’onda

Durante la serata dello scorso 5 agosto, nella suggestiva cornice del centro C.O.N.I. di Formia (Lt), il giudice Raffaele Cantone e il giornalista Franco Di Mare hanno partecipato al secondo dei tre incontri della XX rassegna letterariaLibri sulla cresta dell’onda a cura della libreria “Tuttilibri”. I due convenuti, attenti osservatori dei nostri tempi, si sono prestati a riflessioni per nulla banali sullo stato e sul sentire della legalità in Italia.

Franco Di Mare ha presentato il libro dal titolo “Il paradiso dei diavoli“, un racconto ambientato nella sua Napoli. Per il noto giornalista della Rai, Napoli è una città unica al mondo perché i quartieri socialmente più “degradati” non si trovano nella periferia, ma nel suo stesso centro. Così succede che anche la “buona borghesia” cittadina si sia abituata non solo a tollerare, ma anche a favorire varie forme di illegalità. Il libro narra tra le altre cose della corruzione di un professore universitario che vuole appropriarsi del buon lavoro di un giovane per favorire la carriera del figlio. Per Franco Di Mare il confine tra bene e male, che per molte persone che vivono in altri luoghi è un limite lontano dalla propria esistenza, a Napoli diventa una fettuccia che sfiora i passi della vita quotidiana e che di tanto in tanto si travalica. Ne fa un esempio grottesco: un uomo conosciuto come un impiegato pubblico integerrimo che in una circostanza si è prestato a fare il killer su commissione.

Non molto tempo fa costituiva una sorta di passatempo per i napoletani osservare in mare i motoscafi della Guardia di Finanza all’inseguimento dei contrabbandieri. Gran parte degli spettatori facevano il tifo per quest’ultimi. Il contrabbando di sigarette era accettato da tutti, anche perché per la politica era diventato l’alibi per non intervenire sulla disoccupazione e sul dilagante disagio sociale. Una città senza speranze? Franco Di Mare ritiene di no. Ricorda che una ventina di anni fa quando si pensò di riqualificare il parco cittadino furono introdotte nel laghetto delle papere che l’indomani erano sparite. Non durarono più di 24 ore. Oggi gli uccelli acquatici vi sguazzano indisturbati. Un piccolo progresso che lascia sperare per il futuro in “conquiste” più importanti. Purtroppo, ammette il giornalista, non avverrà sulla scala della vita di un uomo.

Vista la sua professione, non poteva mancare una domanda sul mondo dell’informazione che in Italia non si sofferma tanto sui problemi veri del nostro Paese (come la malavita organizzata) ma dà risalto piuttosto a questioni inutili o argomenti frivoli. Come siamo arrivati a questo? Franco Di Mare ricorre ad una metafora che lo avrebbe folgorato -quasi ammutolito- durante un convegno in cui si dibatteva della televisione “malata” che sfrutta il corpo delle donne. Come si cuociono le rane? Non come le aragoste, che si buttano di colpo nell’acqua bollente. Gli anfibi infatti zampillerebbero fuori della pentola con tutta la forza delle loro zampe posteriori. Le rane si cuociono a fuoco lento. Si adagiano nell’acqua fredda, in un ambiente che almeno all’inizio non sentono lontano dal proprio habitat naturale. Quindi vengono intorpidite gradualmente con il calore. Quando la temperatura diventa eccessiva le rane sono ormai incapaci di qualsiasi reazione e muoiono. Come siamo arrivati a questo? Poco alla volta, senza che ce ne siamo accorti, siamo stati bolliti.

Raffaele Cantone ha scritto assieme al giornalista Gianluca Di Feo un libro dal titolo “Football clan“. Ha spiegato perché non deve stupire che le mafie siano interessate ad investire denaro nel calcio. L’aspetto più banale è che il calcio costituirebbe un ottimo pretesto per intrattenere rapporti con amministratori e dirigenti di altre società. Nelle tribune avverrebbe quello che non avviene neanche nel parlamento italiano. Il magistrato, appassionato tifoso del Napoli, non ha risparmiato battute sui recenti acquisti della squadra del cuore, ma ha anche ricordato le complicità che a volte si instaurano tra il mondo dei calciatori e quello della criminalità. Lo stesso Maradona, all’apice della sua popolarità, sceglieva la vita e le compagnie delle zone più malfamate della città. Fu in quel periodo che il Napoli mancò lo scudetto  perdendo goffamente una partita col Milan. Fu solo un caso? La criminalità può gestire l’economia dei gadget. Squadre di calcio come il Napoli, ma anche la Lazio, a differenza di altre società paragonabili (come il Barcellona) incassano ben poco da questo settore commerciale. Come mai?

La giustizia ordinaria ha delle norme ridicole, come quella che ha permesso all’allenatore della Juventus di patteggiare la pena dopo due gradi di giudizio sfavorevoli. Quanto alla giustizia sportiva, questa è ben peggiore. “Fa ridere” – tira corto il magistrato. Richiama casi recenti, come quello del capitano della Lazio o del portiere del Torino. Entrambi si sarebbero venduti delle partite, ma le condanne della giustizia sportiva  -piuttosto blande- sono arrivate solo alla fine del campionato. Le scommesse sono un altro importante capitolo di interesse per la criminalità organizzata. La quantità di denaro che orbita attorno alle scommesse è difficilmente stimabile ma, sulla base di qualche indizio, sarebbe enorme. Se non si porrà qualche argine, il calcio perderà l’interesse popolare che lo contraddistingue. Non sarebbe così improbabile. In fondo è già successo per altri sport che un tempo erano quasi altrettanto popolari come la boxe e l’ippica. Comunque il rischio di inquinamento ci sarebbe anche negli sport meno seguiti, dove di solito gli atleti hanno retribuzioni modeste e sono più facilmente corruttibili.

Area Coni di Formia alla fine dell'incontro letterario

Area Coni di Formia alla fine dell’incontro letterario

Al di là dell’argomento psudo-sportivo del libro, il magistrato si è prestato a considerazioni di carattere generale sulle organizzazioni mafiose. Come si fa a capire se le mafie si sono insediate al di fuori dei loro luoghi di origine (ad esempio nel basso Lazio)? Secondo Cantone un equivoco di fondo ha caratterizzato gli anni ’90. Allora si pensava che la criminalità organizzata fosse presente solo laddove ci fossero boss, sparatorie, estorsioni e cose simili. Oggi sappiamo che questi criteri, al di fuori delle regioni storicamente presidiate, semplicemente non sono validi. In effetti in molte aree d’Italia, come nel Lazio meridionale, non si avvertono presenze eclatanti. Poi però  “in lombardia succede che il prefetto non si accorge che la ndrangheta comandava la Regione”. In realtà la malavita organizzata, più che negli alti palazzi del potere, vive soprattutto sul territorio, dove può portare avanti attività di riciclaggio e investimenti. I Comuni sono gli enti che contano di più per le mafie, proprio perché gestiscono la vita quotidiana del territorio. “Un assessore, magari all’urbanistica, è più importante di un parlamentare che si limita a schiacciare bottoni a comando. Il controllo di un municipio vale 100 volte più di una sparatoria” spiega Cantone. Secondo lui l’attuale sistema elettorale dei Comuni, (che pure in genere è apprezzato per la sua efficienza, ndr), nel Sud Italia avrebbe favorito le mafie perché le maggioranze possono essere ribaltate spostando un pacchetto di voti relativamente piccolo. Bisogna ricordare che le mafie non gestiscono il voto tanto attraverso gli affiliati, quanto attraverso l’economia. All’inizio sono presenze persino gradite, specie in un momento di crisi come quello attuale, perché sembrano portare lavoro e ricchezza nel sistema produttivo locale. Alla lunga però scacciano l’economia pulita.

Come contrastare queste infiltrazioni più o meno subdole? Per Raffaele Cantone sarebbe sufficiente solo che ciascuno faccia il proprio dovere. Le mafie hanno bisogno e vivono anche di “rispetto”. Soprattutto, osserva acutamente,  si inseriscono facilmente dove sono già consolidate forme di illegalità: “dove i cittadini sono adusi violare norme piccole, arriva la camorra e vìola le norme grandi. Osservazione ineccepibile, che rivela come il magistrato conosca bene le dinamiche e le strutture umane di cui parla.
A giudizio dello scrivente, è mancato forse un tassello. E’ importante sì, per ciascuno di noi, avere il giusto riguardo per le regole, avere a cuore le norme anche piccole. Ma soprattutto è importante che le leggi stesse siano formulate in modo da poter essere facilmente comprese e rispettate. Nessun cittadino o imprenditore onesto dovrebbe essere indotto o costretto, da leggi complicate o vessatorie, oppure da amministrazioni confuse e inefficienti, a scegliere tra  la ricerca di ambigue scorciatoie e la rinuncia ad aspirazioni legittime.

XX edizione Libri sulla cresta dell'onda: Raffaele Cantone e Franco Di Mare

XX edizione Libri sulla cresta dell’onda: Raffaele Cantone e Franco Di Mare

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