Roberto Saviano a Cassino (Fr)

Roberto Saviano presentato dalla giornalista Francesca De Sanctis

Roberto Saviano presentato dalla giornalista Francesca De Sanctis

Sabato 15 giugno il giornalista e scrittore Roberto Saviano ha fatto tappa a Cassino per la presentazione del suo libro dal titolo “Zero zero zero” (Feltrinelli editore). L’incontro si è tenuto nell’area archeologica del Teatro Romano, ubicata ad un’altitudine poco superiore a quella della città martire, proprio lungo la strada che porta all’Abbazia Montecassino. Nonostante l’appuntamento culturale sia stato divulgato, per motivi di sicurezza, solo qualche giorno prima dell’evento, le gradinate erano quasi tutte occupate. Secondo gli organizzatori (che hanno distribuito i biglietti in cambio di un’offerta libera) avrebbero partecipato all’evento circa 1500 persone. Saviano, che è stato accolto con l’entusiasmo che di solito si riserva a divi più “frivoli”, ha ricambiato l’affetto rivelando che il cassinate gli è caro sia per il ricordo di qualche scorreria che vi ha consumato da ragazzo (in vespa, provenendo lui dall’alto casertano), sia per l’immagine simbolica che gli suscita la grande battaglia qui combattuta nel corso della II guerra mondiale. Tra le diverse etnìe coinvolte nello scontro che fu decisivo per le sorti del conflitto, quella neozelandese dei Maori, di cui Saviano si è tatuato le tipiche decorazioni che inneggiano alla vita.

Vita e morte: nella suggestiva illuminazione  dell’antico sito archeologico, due parole che, come luce e ombra, hanno aleggiato nell’aria per tutta la serata. Piuttosto discreta, rassicurante e inquietante al tempo stesso, la presenza degli uomini di scorta e di pubblica sicurezza, quasi tutti in borghese. Nel racconto, Saviano è partito dall’argomento principale del suo libro: il traffico di cocaina. Prima dell’avvento di questa droga “socialmente accettata”, le organizzazioni malavitose tenevano gli stupefacenti alla larga dai propri territori come qualcosa di spregevole e degradante. Oggi il traffico di questo alcaloide ottenuto dalle foglie di coca è diventato l’attività economica più redditizia del mondo. Del resto solo una piccolissima percentuale viene intercettata e  distrutta dalla mastodontica macchina di repressione messa in atto dai governi (tra il 2% e l’ 8%).

La droga è stata solo il pretesto di qualche riflessione più generale e profonda sulla criminalità organizzata. Essa si fonderebbe sostanzialmente sulla convinzione che il mondo sia “brutto”, la condizione umana sia “infelice” e gli uomini siano tutti ambigui e “comprabili”. Non a caso le mafie combattono persone moralmente integre anche mettendone in dubbio i veri motivi interiori o infangandone la reputazione. Un esempio è quello di Anna Politkovskaja, la giornalista nota per il suo impegno in favore dei diritti civili e la denuncia dei soprusi commessi nella guerra russo-cecena. Qualcuno aveva tentato di drogarla per screditarne il nome presso il grande pubblico. Così, quando il 7 ottobre 2006 fu assassinata, suo marito osservò che per una donna onesta ed idealista come lei, quella morte fisica era comunque preferibile  ad una uccisione morale.

In attesa di Roberto Saviano al Teatro Romano di Cassino (Fr)

In attesa di Roberto Saviano al Teatro Romano di Cassino (Fr)

Per quanto riguarda il contesto locale, Roberto Saviano ha ricordato come Cassino sia sempre stata terra di camorra. Non è difficile capire quando dietro una nuova attività si nasconde del denaro sporco. Infatti di solito nasce senza un’apparente giustificazione economica: ad esempio un centro commerciale in una zona con poca domanda o in un periodo di recessione. Nulla vieta che simili attività “di facciata” possano essere anche ben gestite e redditizie. Ma costituiscono sempre una concorrenza sleale e un danno per l’economia del luogo. “Immaginate le sfide che deve fronteggiare un imprenditore onesto – ha spiegato Saviano – le difficoltà di accesso al credito, la copertura delle spese correnti, le tasse, i costi della burocrazia, i controlli della Finanza… Un’attività che ricicla denaro sporco per far fronte a tutti questi ostacoli semplicemente non ha alcun problema di liquidità”.

Lo scrittore ha indugiato anche sul voto di scambio. Una pratica diffusa soprattutto nel Centro-Sud ma presente anche in grandi città del Nord, come Milano. Non deve stupire. In fondo, anche in agglomerati urbani enormi, il voto è “parcellizzato” in quartieri (e in sezioni) risultando sempre controllabile. Ad esempio con il metodo della cosiddetta “scheda ballerina“: il trafugamento di una sola scheda elettorale consente di spostare con certezza centinaia di voti e alterare così la libera espressione popolare. Chi mette a disposizione il proprio voto in questo modo, di solito per vedere riconosciuto come  un “favore” quello che dovrebbe essere un suo diritto oppure in cambio di un vantaggio economico effimero, spesso non si rende conto che per una cosa sola rinuncia a tutto il resto. Il voto di scambio è una grave piaga per l’Italia, coinvolge di sicuro migliaia di voti, ma il fenomeno potrebbe essere dell’ordine dei milioni di voti. Eppure non se ne parla mai nelle tribune elettorali nazionali. Saviano suggerisce una soluzione. Il voto non andrebbe espresso in cabine chiuse che consentono di nascondersi totalmente alla vista ma, come avviene peraltro in altri Paesi democratici, dietro tendine che coprono solo parzialmente la figura umana, lasciando visibile la parte bassa del corpo e il movimento delle mani.

Roberto Saviano dopo il monologo, rimane ancora sul palco per firmare le copie del libro e salutare uno ad uno i suoi estimatori.

Roberto Saviano, dopo il monologo, rimane sul palco per firmare copie del libro e salutare uno ad uno i suoi estimatori.

Tra le altre cose, Saviano si è soffermato sulle condizioni di vita dei carcerati in Italia. “Lo so, molti mi hanno detto, e anch’io lo penserei in prima battuta, che avremmo altro di cui preoccuparci piuttosto che la condizione -di inferno- in cui versano persone che hanno commesso dei reati. Ma è sbagliato ragionare così. Le organizzazioni malavitose sono contente che il carcere sia un inferno, così come sono contente di casi e di sentenze -terribili- come quella di Stefano Cucchi (morto alcuni giorni dopo un pestaggio mentre era in custodia cautelare, ndr). Infatti ai loro affiliati non viene torto un capello e possono condurre, anche in carcere, una vita decisamente più agiata degli altri criminali. Perciò è importantissimo che nei penitenziari lo stato di diritto non venga meno e che siano rispettati ugualmente i diritti di tutti i detenuti.

Al di là delle analisi razionali e della rivelazione di particolari inaspettati sull’effettivo funzionamento delle organizzazioni criminali (esisterebbe persino una sorta di “contro-giustizia” che risarcisce i condannati in misura proporzionale alla pena ricevuta, vanificando così ogni principio etico su cui si fonda l’azione della magistratura), Saviano ha fatto trapelare anche i disagi e la solitudine della sua vita invisibile e fuggitiva. Ha concluso il suo monologo ricordando il suggestivo verso di una poesia di Danilo Dolci (1924-1997): “ciascuno cresce solo se sognato”. Un verso che rende palese come ciascuno di noi, per vivere, abbia bisogno di essere nel “sogno” di qualcun altro. Roberto Saviano dunque può continuare a “crescere” (e superare magari qualche momento di dubbio o malinconia), perché rimane nei “sogni” di tantissimi italiani che non smetteranno mai di sperare, anche grazie al suo impegno civile, in un’ Italia più giusta, più felice, più bella.

Roberto Saviano al Teatro Romano di Cassino il 15-06-2013

Roberto Saviano al Teatro Romano di Cassino (frosinone) nella serata del 15 giugno 2013.

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giuseppe di siena

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