Cento alberi per l’ambiente

Lo scorso 14 novembre, grazie a un finanziamento della Regione Lazio (che ha coperto il 76% delle spese sostenute) è entrato nella sua fase esecutiva “Cento alberi per l’ambiente e la memoria”, il progetto che ha consentito la piantumazione di 121 alberi lungo la nuova via Serra (una delle principali vie di accesso al paese) e nei pressi di una stele dedicata ai caduti sul lavoro nelle cave di pietra, oltre che di alcune altre decine  di piante ornamentali in diverse zone del comune di Coreno Ausonio (Fr).

La via Serra è una strada collinare di circa 3 km che si dirama dalla provinciale SP9 che abbraccia il centro abitato (a circa 300 m s.l.m.), attraversa in declivo una gola di bassi promontori e si tuffa poi in vista del mare, quasi a capitombolo, nella piana antistante il golfo di Gaeta.

Per facilitare l’attecchimento delle piante in condizioni ambientali non facili (substrato sassoso, forti venti in inverno, prolungato caldo e siccità in estate), nel progetto sono state contemplate soprattutto specie autoctone (lecci, farnie, allori, carrubi, ornielli, aceri campestri, carpini, bagolari, ginepri). In linea generale i sempreverdi sono stati posizionati in modo prevalente sui margini  di strada esposti a Nord, gli alberi a foglia caduca prevalentemente nei versanti rivolti ad Est. Nei mesi più freddi, gli uni (con il fogliame persistente) offrono riparo dai venti settentrionali; gli altri, oltre a regalare in autunno variopinte sfumature di colori, perdendo le foglie si lasciano attraversare dal primo tepore del sole mattutino. Per i versanti più luminosi, esposti a Sud-Ovest, sono state utilizzate soprattutto specie mediterranee eliofile appartenenti in gran parte al genere delle querce. Questa varietà vegetale connoterà in modo leggermente diverso i vari tratti di strada ed eviterà che il filare di alberi possa apparire esteticamente monotono.

Gli alberi crescendo potranno assolvere sempre meglio ad utili funzioni: come quella di consolidare l’assetto delle scarpate della strada a mezzacosta; di mitigare l’impatto visivo di cave attive o dismesse che insistono nei paraggi; di attenuare il rumore e l’inquinante pulviscolo generato in special modo dai grossi camion che trasportano blocchi, pietrame e granulati; di assicurare un microclima più confortevole per i tanti ciclisti e podisti che frequentano il percorso (soprattutto nei giorni festivi) per fini salutistici o ricreativi. Si è avuta premura anche per gli animali selvatici prevedendo l’inserimento di specie che producono frutti o bacche appetite dalla fauna e dagli uccelli come il melograno, il corbezzolo, il corniolo o il sorbo degli uccellatori  (il cui fogliame in autunno si incendia di rosso). Pini e cipressi sono stati utilizzati per dare risalto verticale in punti salienti (curve panoramiche, intersezioni, antico rudere di S.Eleuterio), mentre dei siliquastri sono stati collocati in modo che in primavera possa risplendere distintamente la loro intensa e minuta fioritura rosa.

Sin da quando la nuova strada Serra è stata realizzata, circa 15 anni fa, iniziative private di vario tenore (e perfino qualcuna pubblica se si pensa allo stesso monumento dei cavatori), hanno continuato a distruggere irreversibilmente il suolo naturale millenario e a depauperare il patrimonio boschivo autoctono che ne lambiva i margini e le coste assolate dei dintorni. Difficilmente un albero messo a dimora dall’uomo può sostituire il valore biologico e paesaggistico di uno nato in loco. Un albero nato spontaneamente instaura una complessa simbiosi con l’ecosistema circostante che è frutto di processi di selezione intercorsi nell’arco di secoli. E tuttavia l’intervento messo in campo dal Comune, pur nella sua modestia (rispetto ai danni già compiuti) promuovendo un cambio di mentalità generazionale e coinvolgendo aspetti di forte valenza educativa, rappresenta una sorta di rivoluzione copernicana. L’albero selvatico non è più un elemento quasi dannoso e malamente utile per il fuoco domestico, ma diventa una risorsa collettiva, se possibile un essere vivente, che con la sua presenza rassicurante contribuisce ad impreziosire, qualificare, proteggere, oltre che abbellire, il territorio in cui nel trascorrere del tempo può continuare a identificarsi una comunità.

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giuseppe di siena

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