Il Radon, questo sconosciuto

Il Radon (Rn) è l’elemento numero 86 nella tavola periodica di Mendeleev. Appartiene al gruppo dei “gas nobili”. E’ inodore, incolore, insapore, chimicamente inerte. Fra le sostanze gassose è tra quelle con la più alta massa volumica: 9,73 kg/m³ (in condizioni standard quasi 8 volte più denso dell’aria). In natura si presenta sotto forma di tre isotopi. Molto insidioso è il Radon 222 che appartiene alla serie di decadimento dell’uranio 238 (elemento radioattivo che a bassa concentrazione si trova in tutta la crosta terrestre). Una volta formato, con un periodo di dimezzamento di 3,8 giorni questo radioisotopo gassoso ha tutto il tempo di abbandonare il materiale poroso in cui si trova (in genere il suolo terrestre ma anche rocce e materiali da costruzione come il granito e il tufo) e di percorrere lunghe distanze. Il problema non si pone se alla fine fuoriesce in ambienti aperti in quanto si diluisce nell’ambiente. Ma il gas può raggiungere gli spazi confinati delle abitazioni e qui, in mancanza di areazione, accumularsi fino a livelli pericolosi per gli essere viventi. Infatti il radon non è stabile, ma  a sua volta decade e genera discendenti radioattivi in grado di emettere radiazioni ionizzanti  di tipo alfa e beta (nuclei di Elio).

Il radon e i suoi discendenti possono legarsi all’aria che respiriamo. Il radon inspirato è anche facilmente espulso, ma non avviene così per gli eventuali discendenti solidi che possono formarsi e rimanere intrappolati all’interno del sistema broncopolmonare, continuando a trasformarsi e ad emettere radioattività fino a quando non raggiungono la forma stabile del piombo 206. Tra i possibili danni  c’è la rottura di molecole di DNA e di altre parti che costituiscono le singole cellule. In realtà se l’esposizione è bassa o non prolungata l’organismo riesce a difendersi bene. In caso contrario possono insorgere neoplasie. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il radon tra gli agenti cancerogeni di gruppo 1 (ovvero quelli la  cui pericolosità per l’uomo è acclarata al di là di ogni dubbio). Con un’incidenza complessiva dell’ 11% rappresenterebbe la prima causa di tumori al polmone per i non fumatori e la seconda causa per i fumatori. Per quest’ultimi sarebbero stati accertati effetti sinergici che farebbero aumentare la probabilità di insorgenza della malattia di 15-20 volte.

Con la Raccomandazione 90/143 “sulla tutela della popolazione contro l’esposizione del radon in ambienti chiusi ” la Commissione Europea ha stabilito che per gli edifici esistenti è tollerabile una dose di esposizione di 20 mSv  (millisievert) annui, convenzionalmente ritenuti equivalenti a una concentrazione media annua di  400 Bq/m³ (1 becquerel corrisponde ad una disintegrazione al secondo). Quanto all’Italia, si sarebbe limitata a legiferare solo in materia di tutela della salute negli ambienti di lavoro, fissando una soglia limite di concentrazione media annua di 500 Bq/m³ (D.Lgs 241/2000). Nel 2005 una commissione incaricata dal ministero della Salute ha avviato un piano per la riduzione dei tumori polmonari dovuti al radon. Il piano prevedeva iniziative di informazione della popolazione e un monitoraggio ai fini di una  migliore valutazione del rischio. Probabilmente è in virtù di questo progetto che un campione significativo di famiglie della penisola sono state prescelte per effettuare una rilevazione della concentrazione di radon presente nella propria abitazione. Per quanto riguarda la provincia di Frosinone pare che l’Arpa non abbia mai reso noti i risultati di uno studio concluso ormai da  alcuni anni.

E’ noto che le regioni italiane più soggette a questo rischio sono il Lazio e la Lombardia (con concentrazioni medie superiori ai 100 Bq/m³), seguite dalla Campania e dal Friuli Venezia Giulia. In linea generale ci si aspetta che siano più esposti i territori  che sono stati caratterizzati in passato da attività vulcanica, dove sono presenti fenomeni carsici o dove si trovano sorgenti termali. Tuttavia simili considerazioni si rivelano poco significative ai fini pratici in quanto la presenza del radon in ambienti chiusi dipende molto dalle caratteristiche di permeabilità del terreno nel punto esatto in cui si trova l’edificio o da come esso sia stato effettivamente isolato dal sottosuolo.

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