Virtù del compostaggio

La parte organica dei rifiuti domestici rappresenta circa 1/3 del loro peso complessivo. Nella prospettiva di una gestione razionale ed ecologicamente sostenibile dei rifiuti un tassello cruciale è rappresentato dalla differenziazione di questa frazione e dal successivo processo di fermentazione aerobica al fine di ottenerne del compost. Il compost è un prodotto ammendante in grado di apportare sostanze nutritive e di migliorare al tempo stesso le caratteristiche fisico-meccaniche e biochimiche del terreno.
Per aumentare la resa agricola di solito si utilizzano concimi minerali. L’effetto di questi prodotti appare pure soddisfacente nel breve termine, ma risulta dannoso e controproducente in tempi più lunghi. Non è un caso che l’ortofrutta in vendita nei supermercati, in genere ottenuta con l’uso intensivo di tali prodotti, risulti spesso meno sapida e meno aromatica di quella autoprodotta in un orto di famiglia. Il fatto è che le piante sono esseri viventi e non  solo fabbriche di trasformazione molecolare, né il terreno è un mero contenitore di sostanze chimiche. Il terreno possiede una sua fertilità intrinseca che deriva dall’interazione di fattori diversi: la presenza di humus (l’insieme di sostanze organiche decomposte o in via di  lenta decomposizione), è uno dei più importanti.

L’ humus non solo è un precursore degli elementi nutritivi, ma li rende disponibili alle radici più a lungo, crea un ambiente propizio per funghi, batteri e protozoi benefici, fa in modo che la terra trattenga l’umidità nella giusta misura, sia più areata e soffice se troppo asfittica, oppure più stabile e consistente se troppo sabbiosa e sassosa. Un terreno  fertile è costituito per circa il 2% da humus ma la quantità ottimale per un suolo davvero ricco è di circa il 4%. E’ evidente come il compostaggio degli scarti domestici e urbani possa rappresentare una risorsa preziosa per orti e giardini oltre che una pratica virtuosa per l’economia e per l’ambiente. Comunque non di rado capita di  osservare operatori ecologici intenti nel forzare entro anguste buste nere in PVC le foglie raccolte per strada o persino sfalci d’erba. Quale spreco! Di tempo e fatica, di materia prima, di inquinamento da plastica, di risorse economiche per lo smaltimento in discarica.

Il motore del processo naturale di compostaggio è costituito da microorganismi aerobi che utilizzano ossigeno per trasformare gli scarti organici e i residui vegetali in anidride carbonica (CO2) e altri composti. Ecco perché risulta utile  rivoltare di tanto in tanto i cumuli e aggiungere magari sterpaglie o rametti triturati che li rendono più porosi (da  sistemare soprattutto alla base del cumulo). Anche i lombrichi contribuiscono in tal senso e anzi la loro presenza è un indice della buona qualità della trasformazione in corso. Dopo un tempo variabile da 6 a 9 mesi, tutto quello che abbiamo accumulato diventa  (in modo quasi “incredibile”!) semplicemente… terriccio. Sembra che dal punto di vista chimico, oltre alla giusta umidità e ovviamente alla temperatura, un ruolo fondamentale per il miglior svolgimento del processo lo abbia il rapporto medio carbonio/azoto. Macroscopicamente tale rapporto è correlato a quello tra le sostanze “marroni” (più secche, a lenta decomposizione come rametti, sughero, paglia, segatura, cellulosa) e le sostanze “verdi” (più umide, a rapida decomposizione come erba, scarti di frutta  e verdura, residui di cibo). E’ significativo che un valore ottimale (C/N = 30 circa) lo abbiano… le foglie. Questo fa sì che difficilmente i tappeti di foglie lungo viali urbani siano caratterizzati da odori sgradevoli e che il sottobosco sia un ambiente piacevole per tutti i nostri sensi.

[Si legga anche:  Riciclare i rifiuti! ] [Per approfondire: Manuale di compostaggio domestico, a cura dell’ARPA Valle D’Aosta]

.

giuseppe di siena

Author giuseppe di siena

More posts by giuseppe di siena

Leave a Reply