Sugli alberi di Coreno (Fr)

Una parte considerevole del territorio di Coreno Ausonio, come è noto, è stata sacrificata  all’estrazione della pietra. Oggi ci ritroviamo enormi e sterili voragini laddove un tempo, tra le rocce e le “thateme” affioranti,  c’erano anche boschi verdeggianti ricchi di fauna, prati e siepi di valli fertili e rugiadose.  L’acqua un tempo limpida, affiora oggi schiumosa tra i massi delle discariche di inerti che hanno travolto i torrenti avventizi. Eppure, nonostante questo disastro ecologico, la natura ancora resiste intorno al nostro abitato, ad esempio con le querce che, fra sassi e “stramma(ampelodesma tenax), si abbarbicano tenacemente ovunque sia possibile.

Come osserva la scrittrice Susanna Tamaro, l’albero se ne sta sempre lì dove è nato: mite, quieto, senza poter influire su nessuna delle cose da cui dipende la sua sopravvivenza, in balia -senza potersi spostare- di tutto quello che gli accadrà intorno durante la sua lunga vita. Ma l’albero che punteggia il costone pietroso del nostro territorio non è lo stesso che possiamo trovare nelle pianure ciociare o in altre sconfinate foreste d’Italia e d’Europa. Gli alberi del nostro paese sono combattenti, pionieri che lottano contro la povertà del suolo, i forti venti dell’inverno, la calura, la siccità (a volte le fiamme) della durevole estate mediterranea. In questa lotta per la sussistenza, le nostre querce non lasciano trapelare nulla del loro sforzo, se  non la grazia delle loro fronde appena coriacee o dei rami robusti e rugosi dove, cacciatori permettendo, si posano talvolta degli uccelli a ispezionarne i dintorni. Purtroppo, motosega alla mano, capita che per una infornata di legna o una manciata di euro, ce se ne infischi della maestà di piante centenarie o quasi.

La legna è una risorsa utile e preziosa. Piacevole per tanti aspetti, dal profumo che emana allo spacco, al bagliore, allo scoppietìo che genera mentre brucia, al calore e alla serenità che diffonde, come poche altre cose, in un focolare di casa. Soprattutto la legna è una risorsa rinnovabile. Le piante assorbono l’energia del sole per le loro funzioni vitali e ne immagazzinano una piccola quantità (circa il 4%) nei tessuti legnosi. Facciamone pure buon uso. Di recente il Comune è intervenuto per amministrare meglio la pratica del taglio boschivo e anche la Forestale sembra avere una maggiore attenzione a riguardo. Ma la Legge interviene goffamente, in modo inutilmente severo oppure superficialmente indulgente. Neanche si può confidare nella deontologia professionale degli operatori del settore che nel passato come nel presente hanno mostrato una scarsissima sensibilità per le implicazioni ambientali del loro lavoro. Nel territorio di Coreno sono stati abbattuti quasi tutti gli alberi più antichi e persino alcuni che erano più che maestosi: monumentali. Quindi è soprattutto  la mentalità di noi singoli e la coscienza di noi cittadini che deve funzionare.

Quando tagliamo degli alberi per farne legna preoccupiamoci di lasciare sempre un sufficiente numero di esemplari grandi che possano da un lato proteggere la crescita degli individui più giovani e dall’altro continuare a preservare l’ecosistema della zona. Inoltre valutiamo l’effetto del taglio in base alla fecondità del suolo e allo stato naturale nei dintorni, con un riguardo particolare per l’impatto idrogeologico. Non sempre è evidente il costo economico del rischio idrogeologico, ma di recente sono state abbattute persino delle querce che insistevano su una scarpata stradale di cui erano noti i lunghi e dispendiosi lavori di stabilizzazione effettuati dalla XIX Comunità Montana.

Un aspetto importante è costituito dall’effetto dell’abbattimento sul microclima e sul paesaggio. E fin troppo facile ed economico abbattere degli alberi quando si trovano ai margini di una strada carrabile. Fin troppo. Ma son proprio questi gli alberi che di solito hanno il valore storico-paesaggistico maggiore per la nostra collettività e che contribuiscono a rendere il nostro paese un luogo gradevole e bello in cui vivere! Non solo per chi risiede stabilmente a Coreno, ma anche per i villeggianti e per coloro che vengono a visitarlo occasionalmente. Pensiamo a quanto le comitive di podisti o cicloamatori possano apprezzare la presenza della vegetazione spontanea lungo le strade di accesso al paese e lungo quelle di montagna. E’ appena il caso di dire, mentre si riduce inesorabilmente il numero degli occupati dell’industria estrattiva, che in ambito locale il turismo avrà un peso sempre più determinante sul mantenimento e sulla creazione di posti di lavoro.

Gli alberi migliorano il clima locale attenuando gli eccessi del troppo caldo, del troppo freddo, regolando l’umidità, affievolendo i venti forti, ripulendo l’aria, favorendo le precipitazioni. Ma gli alberi sono importanti anche per contrastare gli sconvolgimenti climatici che stanno avvenendo su scala globale a causa dell’inquinamento e dell’avidità devastatrice di tante attività umane. Nel corno d’Africa è in corso una delle siccità più dure dell’ultimo secolo. Probabilmente abbiamo la sensazione di poter fare poco per alleviare la sofferenza di simili persone, divisi dalla distanza e da un mare di corruzione. Ma forse, soprattutto se fortunatamente non ci troviamo in particolari difficoltà economiche, nel nostro piccolo possiamo cominciare con l’avere maggiore premura per l’ambiente e per gli alberi vicini a noi, preoccupandoci di rendere più ospitale il paese in cui abitiamo, avendo cura della terra sulla quale viviamo, cercando non solo la piccola speculazione personale, ma un po’ il bene anche degli altri.

[Articolo pubblicato sul N. 100 de “La Serra”, trimestrale di vita corenese, il 31/03/12]

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giuseppe di siena

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