Gli pneumatici fuori uso (PFU)

Gli Pneumatici Fuori Uso (PFU) sono “pneumatici rimossi dal loro impiego in qualunque punto della loro vita, del quale il detentore si disfi, abbia deciso di disfarsi, o abbia l’obbligo di disfarsi, e che non sono fatti oggetto di ricostruzione e di successivo utilizzo”. Il D.Lgs 152/2006 (il “Testo Unico Ambientale”) ha incluso i cosiddetti PFU nelle categorie particolari di rifiuti per i quali è prevista una disciplina integrativa specifica (art. 228). Tale disciplina è stata definita solo di recente (a distanza di 5 anni) con il decreto ministeriale 82/2011. Analogamente a quanto avviene per altre tipologie di rifiuti (ad esempio per gli accumulatori o per i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) è stato stabilito il principio della “Responsabilità del produttore“.

A partire dal 9 agosto 2011 i produttori (o gli importatori) di pneumatici hanno l’obbligo di raccogliere e smaltire una quantità di “pneumatici fuori uso” almeno equivalente a quella immessa nel mercato nazionale del ricambio nell’anno precedente. Nel computo si tiene conto dell’usura, stimando che un pneumatico usato pesi il 10% in meno di uno nuovo. Il sistema prevede che entro il 31 maggio di ogni anno il produttore dichiari le quantità vendute e recuperate nell’anno solare precedente e presenti un rendiconto economico della gestione dei rifiuti raccolti (in modo diretto o attraverso consorzi). L’obiettivo prefissato è quello di recuperare entro il 31 dicembre 2012 l’ 80% dei pneumatici immessi nel mercato nel 2011 ed entro il 31 dicembre 2013 il 100% dei pneumatici immessi nel mercato nel 2012. Da tale normativa sono esclusi gli pneumatici per bicicletta e quelli per i veicoli aerei. Sono esclusi anche quelli delle auto destinate alla demolizione, il cui obbligo di recupero segue una filiera diversa ed è scattato a partire dal 6 dicembre 2011. E’ degno di nota che la Legge prenda in considerazione anche gli “stock storici”, vale a dire qualsiasi accumulo di PFU pre-esistente all’entrata in vigore del decreto. In caso di avanzo di gestione, i Consorzi dovrebbero dedicarne almeno il 30% al recupero del materiale già accumulato in passato.

Ma che fine fanno gli pneumatici raccolti? Da un lato se ne può recuperare il materiale costitutivo mediante un processo di riduzione in granuli e di devulcanizzazione. La materia che se ne ottiene può essere utilizzata nell’asfalto stradale, nelle piste di impianti sportivi, per la realizzazione di tappeti, teloni o altri prodotti gommati. Dall’altro (essendo ottenuti a partire dalla polimerizzazione di idrocarburi) gli PFU possono essere bruciati per recuperare energia. Nulla prescrive la normativa nel merito,  eppure dal punto di vista ecologico la prima strada ci sembra decisamente più virtuosa della seconda.

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giuseppe di siena

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