Il peggior primo ministro degli ultimi 150 anni

La sua corte di “nani, scilipoti e prostitute” è ancora tutta lì in Parlamento e non si può giubilare più di tanto. Ma Berlusconi è caduto. Forse si esagera nel festeggiare e nell’aspettarsi tempi nuovi. E tuttavia nelle ultime ore si è consumata una cesura di portata storica con  il recente passato.

Non è stato un capo politico come tanti altri del mondo democratico occidentale. Forte del suo potere mediatico, in 17 anni di preminenza politica (e prima ancora come impresario senza scrupoli), Berlusconi ha lavorato giorno dopo giorno per asservire ai suoi interessi i pensieri e le coscienze stesse delle persone. Chi più chi meno noi italiani siamo stati tutti contaminati dal suo perverso ascendente. Non stupisce che secondo un sondaggio riportato ieri da La Nazione, solo il 47% degli elettori di centrodestra si dichiarava favorevole alle sue dimissioni, a fronte della quasi totalità degli elettori di centrosinistra. Come dire che ancora tanti suoi sostenitori, nel momento stesso in cui è diventato evidente come abbia trascinato un’intera nazione sull’orlo del baratro economico, avrebbero preferito che egli avesse continuato ad andare avanti con la superficialità, la falsità, l’arroganza di sempre.

Un costituzionalista spiegò che la democrazia si fonda sul “dubbio”: il dubbio che al di là delle proprie convinzioni più salde possa aver ragione l’altra parte. In qualche misura nel 1994 si poteva nutrire il dubbio che avessero davvero ragione coloro che si erano fatti convincere a votare “Forza Italia” dalla incalzante propaganda elettorale andata in onda per tre mesi sulle reti Fininvest. Forse si poteva concedere questo “dubbio” ancora nel 2001, quando pure la rivista The Economist dichiarava Berlusconi inadatto (“unfit”) a governare l’Italia. Eppure gli italiani hanno continuato a sostenerlo ampiamente sia nel 2006 (nonostante la legge elettorale “porcata” appena varata) che nel 2008, quando ebbe una maggioranza persino schiacciante.

Comunque la verità, sia pure troppo tardi a volte, viene sempre a galla. E se una decina di anni fa potevo annoverarmi tra la minoranza di persone che si affannava modestamente a scrivere del modo pernicioso con il quale si continuava a gestire (o a distruggere) la Cosa Pubblica, dopo 17 anni di cattiva influenza sulla storia italiana, forse dovremmo concludere tutti, senza farci prendere dal tifo partigiano, che questo magnate è stato una iattura come poche altre per il nostro Paese e un danno grave per la faticosa vita quotidiana di milioni di persone. Un danno che non è finito ieri alle 21.43 quando Berlusconi si è finalmente dimesso. Nondimeno dopo aver atteso tanto questo epilogo, ci sia consentito oggi di gioirne anche smodatamente, e di sperare, per la nostra bistrattata penisola, giorni un po’ migliori.

Tutti i danni del controllo mediatico“, 9 marzo 2006
Una deludente vittoria di misura“, 12 aprile 2006
Buonanotte all’Italia“,  17 aprile 2008
No Berlusconi Day“, 6 dicembre 2009

.

giuseppe di siena

Author giuseppe di siena

More posts by giuseppe di siena

Join the discussion One Comment

  • BURLESKUS – L’uomo che organizza , fa o subisce burle.

    Studiando le radici araldiche del nostro, mi sono imbattuto il questa parola BURLESKUS che riguarda coloro che animavano le fiere e i mercati delle vacche con spettacolini, lazzi, parolacce, palpeggi, musichette sguaiate e simili sollazzi.

    Questi stimolatori di mozioni che titillano i pruriti e le foje più animalesche del popolino, la risata crassa e scomposta, l’entusiasmo per il frantumatore di ogni spazio culturale e per colui che in cambio sostituisce il lazzo, l’insulto e la volgarità, esistevano già dai tempi degli antichi Romani, nel basso Medioevo e poi fino ai giorni nostri sulle navi di linea e in particolare sulla Genova – Barcelona.

    La figura del comico da due soldi, del guitto, del cantastorie, del saltimbanco che non sa neppure saltare i banchi, è una presenza già vista in innumerevoli occasioni. Mai però accadde che uno di questi BURLESKUS avesse accesso alla carica che fu di un Camillo Benso Conte di Cavour, di un De Gasperi, e via enumerando.

Leave a Reply