Il Rhynchophorus ferrugineus o punteruolo rosso, è un coleottero originario dell’Asia molto nocivo per le palme. L’ insetto, arrivato in Spagna nel 1994, sarebbe sbarcato in Italia nel 2005 sciamando da un vivaio del Lazio. La specie arborea più colpita è la palma delle canarie (Phoenix canariensis) diffusa in Italia e in tutto l’areale mediterraneo per il suo notevole effetto decorativo.

Il punteruolo compie il suo ciclo vitale restando sempre all’interno della pianta che ha infettato. Ogni individuo depone circa 300 uova che schiudono in pochi giorni. Le larve che ne originano si nutrono scavando tunnel nei tessuti vegetali per 1-3 mesi prima della metamorfosi, che avviene nell’arco di una ventina di giorni e che dà origine all’insetto in grado di migrare su altri alberi. Questo ciclo riproduttivo si ripete per 3-5 volte all’anno: si può comprendere come in poco tempo il temibile animaletto sia in grado di colonizzare un notevole numero di piante. L’attacco si concentra sulla parte apicale e di solito ci si accorge che le palme sono state colpite solo quando il caratteristico ciuffo si affloscia in un anomalo portamento a forma di ombrello aperto. In questa fase, che precede di poco il collasso vero e proprio di tutta la chioma, l’esemplare arboreo è già compromesso in modo irreversibile.

La Regione Lazio ha emanato dei provvedimenti per la lotta al punteruolo, tra cui di recente un “Piano d’azione regionale per il contenimento e l’eradicazione del punteruolo rosso delle palme” (D.D. A4529 del 02/05/2011). In esso si precisa però che “Tutti gli oneri derivanti dall’esecuzione delle misure fitosanitarie imposte dal piano sono a carico dei proprietari e/o i conduttori a qualsiasi titolo di vegetali di palma“. In definitiva una calamità così vasta e di natura così straordinaria, che dovrebbe gravare su un Ministero o su un dipartimento della Regione con le risorse e le professionalità di cui queste Istituzioni possono disporre, viene scaricata su cittadini ignari ed Enti locali già oberati da mille altre cose. Appare velleitario e fuori tempo anche l’invito a segnalare “sintomi sospetti” al Servizio Fitosanitario Regionale. Per rendersi conto della reale diffusione del fenomeno,  oggi alle Autorità basterebbe percorrere il territorio di propria competenza a bordo di una Panda.

L’entità dell’infestazione lascia pensare che essa non si fermerà finché tutte le palme delle canarie non siano distrutte, o quasi. Tuttavia si possono raccomandare delle precauzioni, come quella di non potare le palme quando sono verdi. Erroneamente si potrebbe ritenere che la potatura sia una forma di profilassi. In realtà le incisioni che ne derivano generano delle vie preferenziali di ingresso dell’insetto. Il taglio delle foglie va effettuato solo dopo il loro completo disseccamento.

Quando le palme sono state colpite, il piano fitosanitario regionale ne prevede l’abbattimento secondo un dettagliato protocollo.  L’abbattimento deve essere effettuato in giornate non umide e non ventose. Tutto il materiale di risulta dell’operazione va raccolto con cura, se possibile triturato sul posto (cippatura), e distrutto mediante incenerimento entro 24 ore.

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giuseppe di siena

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