Finisce il settembre più caldo degli ultimi 150 anni e va lentamente a terminare anche una stagione estiva tra le più rovinose sotto l’aspetto degli incendi. Per il territorio di Coreno è stata la peggiore da almeno una decina d’anni.

Il 22 agosto un incendio ha colpito, divorando boschi e minacciando abitazioni, una vasta area a confine tra i comuni di Coreno (Fr) e SS Cosma e Damiano (Lt). Le fiamme sarebbero state avvistate già alle prime luci dell’alba nei pressi del cimitero di San Cosma, non lontano dal piccolo borgo di Ventosa (Lt). Il fuoco ha  attraversato la provinciale ed è proseguito poi verso Coreno  causando la perdita di gran parte della pineta che costeggia la strada che porta alla frazione di “Candole” e della vegetazione che insiste  sulla  montagna prospiciente la contrada “Aurito”. La nuvola di fumo che ha oscurato parzialmente il cielo era visibile in tutto il basso Lazio. Lo stesso paese di Coreno è stato colpito da una fastidiosa pioggia di cenere e fuliggine. Molti hanno dovuto a chiudere gli infissi, comunque  alcuni proprietari delle abitazioni vicine sono stati costretti a lasciarle per precauzione.

Nella serata del 10 settembre degli incendi si sono rapidamente allargati a partire da almeno due distinti focolai appiccati alle pendici del Monte Maio (940 m) ai margini della zona sulla quale vigeva da pochi mesi un divieto di caccia (riserva dei Vescini Occidentali). Il leggerissimo vento, la calura, l’implacabile siccità dell’estate, hanno fatto sì che le fiamme fossero particolarmente irruente e aggressive, arrivando a coinvolgere per la prima volta -con disegni di fuoco che facevano pensare al ribollire del sole- anche i secolari lecci eroicamente abbarbicati fin quasi alla vetta, sul versante Sud-Ovest del monte.

La pattuglia dei vigili del fuoco di Cassino sopraggiunta sul posto è rientrata quasi subito, col pretesto che fosse notte o che lo strame frettolosamente spento fosse in grado di riprendere fuoco con facilità. Il giorno successivo è intervenuta la protezione civile – tra gli altri una lode al gruppo di Minturno (Lt) – coadiuvata in mattinata anche da mezzi aerei del Corpo Forestale. In realtà si è esitato qualche ora di troppo: l’alba e il primo mattino sarebbero stati il momento più propizio per estinguere facilmente le fiamme e risparmiare un inestimabile patrimonio di vegetazione arborea autoctona. Tuttavia la macchina organizzativa, una volta avviata, è sembrata ben coordinata ed efficiente, con il centralino del 1515 del Corpo Forestale che pur sovraccaricato dalle numerose segnalazioni di incendi provenienti da tutto il Lazio, si è reso sempre disponibile sia a ricevere che a dare informazioni.

Il 17 settembre ancora un incendio è divampato nella notte a partire dalla strada provinciale Ausonia-Coreno. Quest’ultimo ha attaccato boschi e anche antichi uliveti ai margini del paese, arrivando a lambire il caratteristico caseggiato sopraelevato di Rotondoli (Ausonia) e spingendosi fino al territorio di Castelnuovo Parano (Fr). L’intervento di squadre di terra e degli elicotteri ha permesso, sia pure in due riprese, di estinguere l’incendio quasi all’imbrunire.

Rimane l’amarezza per l’abbandono in cui versano le nostre montagne e suggestivi luoghi panoramici collinari. La Comunità Montana per anni si è limitata quasi solo a gettare alla meno peggio del cemento su qualche strada carrareccia.
Il primo passo da compiere per evitare che simili scempi si ripetano dovrebbe essere quello di valorizzare dal punto di vista turistico/ricreativo questi territori  ai margini della civiltà urbana e -a volte- della legalità. Solo in questo modo si può provare a strapparli al monopolio che li riserva non di rado a chi tende solo a sfruttarli sino allo stremo: cacciatori, taglialegna, pastori, speculatori vari. Servirebbero piste ciclabili, percorsi per fare attività fisica, aree accoglienti per l’escursione e per lo svago (per la “detente” direbbero in Francia), magari un parco tematico per la memoria storica e anche qualche agriturismo attrezzato. Ma più di tutto servirebbe che tutti noi fossimo più consapevoli di quanto il nostro benessere, la qualità della nostra vita, persino la solidità della nostra economia, dipendano dalla bellezza del paesaggio e dalla salute dell’ecosistema che ci sta intorno.

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giuseppe di siena

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