Nella primaverile giornata di ieri ho visitato il Giardino di Ninfa, l’oasi naturalistica che si trova ai piedi dei Monti Lepini, pochi chilometri a Est della via Appia, nel territorio di Cisterna di Latina (Lt). Su una rupe poco lontana, erto su una parete scoscesa, troneggia il comune di Norma, mentre nel cielo terso volteggiano una mezza dozzina di parapendio. Gli alberi sono ancora spogli, ma un vasto campo d’erba verde brilla al sole tiepido e accoglie i visitatori che son già abbastanza numerosi nel primo mattino. Diversi i camper parcheggiati. Al botteghino in legno due signore, invero non troppo cordiali. Entusiasta e sorridente è invece la giovane donna che ci fa da guida. Cominciamo la visita al di sotto di un noce americano. Non sembra, ma ci troviamo nel mezzo di quella che era una chiesa e di cui solo si riconosce, poco in là, parte dell’abside. Finalmente ci addentriamo nel cuore giardino, soffermandoci al di sotto di prunus o di magnolie in fiore, nei pressi del tronco di un possente leccio o di un enorme faggio rosso, ammirando cespugli di camelie rosse o bianche, arbusti sparsi di aceri giapponesi, vialetti di lavanda che sfiorano un ciliegio dai rami penduli, la tillandsia che si avvolge elicoidale al tronco d’una conifera…

L’abitato di Ninfa trae le sue origini in epoca Romana, quando vi fù costruito un tempio in onore delle Ninfe Naiadi, divinità minori associate alle acque sorgive. Il luogo assunse importanza solo nell’ VIII-IX secolo quando, divenuta impraticabile la via Appia, divenne un nodo cruciale di passaggio sulla via pedemontana che collegava il Nord al Sud dell’Italia. Grazie ai dazi doganali, Ninfa divenne un piccolo ma prospero comune autonomo dello Stato Pontificio. Nel 1159 ospitò persino l’ incoronazione di papa Alessandro III prima che, avversato da  una minoranza di cardinali, si trasferisse alcuni anni in Francia. L’imperatore Barbarossa, anch’egli contrario alla sua elezione, per ritorsione distrusse e saccheggiò la città che gli aveva dato ricovero.
Nel 1294 salì al soglio pontificio Benedetto Caetani, papa Bonifacio VIII, e questi sì adoperò perché, tra le varie ricche famiglie che si contendevano Ninfa, potesse acquistarla proprio suo nipote Pietro Caetani. Nel 1382 in seguito ad un ennesimo attacco e al diffondersi della malaria, la città fu definitivamente abbandonata. Intorno al 1920 gli ultimi epigoni della famiglia Caetani, analogamente a quanto avevano tentato  altri avi, recuperarono il luogo non già ricostruendo l’antica cittadina, ma impiantandovi l’incantevole giardino che si può ammirare oggi. L’ultima giardiniera della dinastia fu Lelia Caetani, che prima di morire senza eredi (1977) volle istituire la Fondazione Roffredo Caetani col fine di continuare la cura del giardino e serbare memoria della casata.

L’oasi di Ninfa occupa una superficie di 106 ettari che comprende il laghetto e le sorgenti dell’omonimo fiume. Ospita numerose specie di piante provenienti da tutto il mondo, molte delle quali son state collezionate con passione botanica dalla madre stessa di Lelia. Il giardino è di tipo inglese, senza geometrie definite, con una disposizione apparentemente disordinata delle specie botaniche e dei sentieri sinuosi. Il rapido accrescimento degli alberi testimonia la naturale fertilità del terreno.
A partire dagli anni ’90 un’area umida di circa 15 ettari è stata rimboscata e destinata a rifugio di protezione per l’avifauna. Sembra che i risultati siano stati subito incoraggianti, con l’insperato ritorno di rapaci ed altri uccelli che un tempo popolavano diffusamente la palude e l’agro pontino.

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giuseppe di siena

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