Non so quali potranno essere gli sviluppi delle prossime ore, ma in ogni caso il “decreto interpretativo” non è certo una “soluzione per un generico caos liste“, come si affannano a ripetere il tg1, il tg2, il tg5 e altri. E’ un trucco, una furbata bella e buona a vantaggio di una parte politica, l’intrallazzo all’italiana a favore di chi ha un potere e lo difende di solito in modo arrogante in barba a principi più alti di interesse comune o di democrazia.

Lo so, il centrodestra non è nuovo a simili provvedimenti “porcata”. Gravissimo fu aver cambiato la legge elettorale nel 2006 a pochi mesi dalle elezioni politiche. Allora il primo ministro si ritagliò un sistema elettorale a perfetta misura del metodo autoritario del suo partito, dei suoi mezzi di telecomunicazione, nonché (con il finto “tridente” Berlusconi/Fini/Casini) dei malumori popolari che si riverberavano nella sua coalizione dopo 5 anni di evidente malgoverno.

Sembra che a causa della mancanza del simbolo sulla scheda elettorale, il centrodestra stimasse di perdere qualche punto percentuale (2-3%) nelle due regioni interessate (Lazio e Lombardia). Ma se la correttezza  è un valore, il “decretino” già firmato -questa stessa notte- dal presidente Napolitano, dovrebbe essere per il PDL una iattura ben peggiore. Se gli elettori italiani scegliessero i propri rappresentanti anche sulla base di un sentimento civico o di un qualche amore per la giustizia, il “Partito del Libertinaggio” -dopo questo colpo di mano- dovrebbe perdere ora molti più voti di quanti abbia temuto di perdere -tradendo le sue beghe o solo le sue goffagini- sino a ieri.

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giuseppe di siena

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