Cinque terre, La Spezia

Le Cinque Terre sono una lingua di territorio marino-montano della Liguria più orientale, a 10 minuti di treno dal capoluogo della Spezia. L’area è diventata nel 1999 Parco Nazionale delle Cinque Terre. La costa è frastagliata e rocciosa, ma la conformazione austera è ingentilita ovunque sia possibile da una vegetazione che resiste vigorosamente al freddo, ai venti, alla calura, alla salsedine del mare. Sui pendii che salgono rapidi verso l’interno l’uomo ha pervicacemente cercato, con terrazzamenti anche arditi, di strappare terra e orti da coltivare alla natura aspra del luogo. E’ così che sono nati i vigneti che danno origine allo Sciachetrà, un vino liquoroso ottenuto da uve passite.

Riomaggiore è il più orientale dei 5 paesini, il primo che si incontra ad Ovest di La Spezia. E’ situato sul letto avventizio dell’omonimo torrente. La stazione ferroviaria è stata ricavata nell’angusto tratto di luce tra le due gallerie che perforano i monti da una parte e dall’altra del canale. L’abitato è costituito dalle tipiche “torri genovesi”, costruzioni alte e strette addossate l’una all’altra, distinguibili dal diverso e vivace intonaco colorato. Un sentiero si spinge a Est verso Capo Monte Nero, un promontorio circondato da una riserva marina a tutela integrale. A Ovest invece ci si può incamminare, ancora ricavato nella roccia a strapiombo sul mare, sulla cosiddetta Via dell’amore, un sentiero che conduce al limitrofo abitato  di Manarola, un chilometro distante. D’intorno abbondano piante grasse (come i fichi d’india)  e tipiche piante mediterranee come l’euforbia, il lentisco, il rosmarino, il pittosporo, ma anche alberelli di corbezzolo, di oleandro, di fico, di ulivo, di leccio… Oltre ai caratteristici pini che, modellati dal vento e spesso resi sofferenti dal clima ostile, sembrano protendersi nel vuoto e tuffarsi quasi, sopra l’acqua azzurra.

Manaròla si sviluppa anch’esso nella gola tra due speroni. Il torrente esistente è stato coperto e trasformato in un canale che sfocia a mare al di sotto d’un ponte ad arco che si confonde col colore della roccia circostante. Sulla costa è ricavato un piccolo approdo protetto da asperità naturali dove stazionano solitarie barche a remi. Proseguendo oltre il sentiero (che tocca tutti e 5 i comuni) si snoda in tratti costieri anche più accidentati. In diversi punti si viene catturati dall’ondeggiare rumoroso del mare. Sia il suo suono un tonfo tumultuoso, un singulto possente e selvaggio che si infrange contro la roccia dura, oppure un crepitìo quasi misterioso, con la risacca d’acqua che si asciuga e permea rumorosamente i milioni di interstizi tra le pietre di una battigia di sassolini.

Corniglia è il paese centrale delle Cinque Terre. Il piccolo borgo si erge in cima a uno sperone di un centinaio di metri d’altezza. E’ l’unico fra gli altri che non ha una propaggine che affaccia direttamente a mare. Il centro si raggiungere dalla stazione ferroviaria salendo una scalinata in mattoni di 33 rampe e 377 scalini. Al culmine la terrazza di una torre da cui la vista può spingersi sia sul mare, verso il promontorio appena lasciato di Manarola, sia verso l’interno, con le colline coltivate e, più in alto, con i boschi parzialmente bruciati dagli incendi.

Vernazza può essere ritenuto uno dei borghi più belli d’Italia. Il monte su cui si trova si spinge a largo sul mare, mentre l’abitato affaccia, in modo suggestivo e peculiare, su un porticciolo, un’insenatura naturale protetta dal promontorio stesso. Un luogo sicuro, sul quale però il mare arriva costantemente, infrangendo le sue onde ora più forti ora più deboli, alzando in aria, quasi eterea, la sua spuma.

Monterosso al mare è il più popoloso (1555 abitanti), oltre che il più a Ovest dei cinque comuni. E’ il paese natale del poeta Eugenio Montale (premio nobel nel 1975) che si ispirò a questi luoghi per Ossi di Seppia. E’ anche l’unico ad avere spiagge di ghiaia sottile di una certa ampiezza, in particolare  nell’abitato di Fegina, dove si trova anche la stazione, e a cui si accede attraverso un tunnel di poche decine di metri.

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giuseppe di siena

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  • Giuseppe Di Siena ha detto:

    Una curiosità ulteriore. Intorno al 2001, mentre di primo mattino mi recavo all’università, proprio nei pressi della Facoltà di ingegneria mi avvicinò una signora anzianotta, molto vispa e snella. Una sorta di giramondo, camminava accanto alla sua bicicletta oberata di effetti personali. Mi disse che veniva dalla Liguria, dalle Cinque Terre. Replicai che sapevo essere quello un posto naturalisticamente suggestivo e che di recente era stato istituito il Parco. Non l’avessi mai fatto. La donna, fino a quel momento cordialissima, cominciò a inveire contro Prodi e i “comunisti” che, a suo dire, in questo modo avevano determinato la iattura e la morte di quei luoghi, e a tessere poi le lodi di Berlusconi.
    Ora che ho potuto constatare sul posto non solo l’inestimabile valore ambientale, ma anche lo straordinario afflusso turistico che porta lavoro e attività commerciali… Che dire? Ognuno la pensa come la vuole pensare.
    La mente di ciascuno… è umana!

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