La montagna spaccata, Gaeta (LT)

Un paio di settimane fa ho visitato un luogo di pregevole valore naturalistico sito nel comune di Gaeta (LT), non lontano dal centro urbano della città pontina. La Montagna spaccata è una fenditura che attraversa la roccia in prossimità di un suggestivo promontorio che si protende sul mar Tirreno, nel Lazio meridionale. Tra le due pareti di roccia che si sono divaricate è stato ricavato un sentiero i cui gradini portano a una piccola cappella incastonata su un’insenatura marina. Secondo la leggenda, la montagna si sarebbe spaccata nel momento stesso della morte di Gesù Cristo. Su varie tabelle, anche in inglese, più volte si fa riferimento al passo biblico di Matteo 27:51: “Ed ecco, la cortina del santuario si squarciò in due da cima a fondo, e la terra tremò, e i massi di roccia si spaccarono“. Tuttavia le indicazioni turistiche tacciono del fatto che proprio nulla lascia presumere che il testo biblico si riferisse a una roccia posta a… 2200 km di distanza dal luogo ove il Cristo fu ucciso.

Nei pressi dell’imbocco della fenditura è stato costruito un santurario (XI secolo) che nel tempo è stato meta di personalità anche importanti. Tra queste, papa Pio IX, Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, san Filippo Neri. Quest’ultimo, secondo la tradizione, avrebbe vissuto a lungo su un giaciglio di pietra tuttora indicato. Nei paraggi è evidenziata anche la “mano del turco”: un’impronta palmare che secondo la leggenda si sarebbe formata sulla roccia nel momento in cui un marinaio musulmano si era poggiato, incredulo, su di essa.

Aldilà della fantasia (levantina forse) che deve aver dato origine a questi racconti, può essere molto interessante notare quest’amenità morfologica anche solo dal punto di vista geologico. Le due pareti, discoste di 1-2 metri, appaiono speculari e perfettamente sovrapponibili l’una all’altra. Questo rende facile immaginare un fenomeno tellurico di notevole energia o quantomeno un movimento tettonico imponente della crosta terrestre. La rottura della pietra prosegue nelle viscere del sottosuolo. E’ probabile sia la stessa che, a una quindicina di chilometri di distanza, in linea nell’entroterra, ha dato origine al caratteristico fianco Est del Monte Fammera (1166 m), la cui conformazione verticale e scoscesa è ben familiare a chi abita dalle mie parti.

In prossimità del Santuario della Montagna Spaccata c’è anche una suggestiva spelonca naturale, sempre sul mare, detta Grotta del Turco. E’ chiamata così perché nel IX secolo (ai tempi del Ducato di Gaeta), avrebbe costituito un rifugio strategico per le navi dei saraceni che solevano razziare i navigli in transito. La visita dell’anfratto si può effettuare pagando un modesto biglietto per il quale, in modo un po’ ambiguo, non viene rilasciata ricevuta. Scesa la scalinata per un’altezza di una cinquantina di metri, si può indugiare qualche minuto sotto le ampie e fresche volte della grotta, vicino agli scogli e allo sciabordìo delle acque ondeggianti. Più avanti, oltre le elevate falesie che stagliano il cielo, la stretta insenatura si dischiude all’assolato mare aperto e alle sue infinite sfumature d’azzurro.

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